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Giovedì, 20 Giugno 2024
Il caso di Arbus / Carbonia-Iglesias

Colera in Sardegna: le due ipotesi sul contagio e come stanno davvero le cose

Inizialmente il pensionato (che ora sta bene) ha fatto capire di aver mangiato cozze crude, ma cura un orto e lì si stanno analizzando verdure, acqua del pozzo e rete fognaria. Non si può ancora escludere nulla. La situazione è monitorata con la massima attenzione, finora non sono emersi altri casi

Non sono gravi le condizioni del 71enne di Arbus, paesino nel sudovest della Sardegna, ricoverato da martedì scorso nel reparto Infettivi dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari con una diagnosi che sembra arrivare dal passato lontano: colera. Ma siamo nell'Italia del 2023, e la situazione, seppur totalmente sotto controllo e non allarmante, va chiarita fino in fondo per evitare spiacevoli conseguenze.

Un caso di colera in Sardegna: come stanno le cose

I medici in questi giorni stanno monitorando costantemente il paziente e non è emersa, almeno sinora, nessuna catena di contagio. Il pensionato, primo caso di colera nell'isola dei quattro morti dall'epidemia del 1973, è ricoverato da una settimana a Cagliari: le sue condizioni sono stabili e non presenta praticamente più sintomi.

L'uomo in un primo momento si era rivolto a una guardia medica del suo paese per disturbi gastrointestinali. Il protocollo di tracciamento, a cura del servizio di Igiene pubblica, continua per individuare la catena di contagio nel territorio di provenienza. Va rimarcato che quando è arrivato nel reparto di Malattie infettive, il pensionato non era grave, ma aveva sintomi gastrointestinali da tempo, in concomitanza con una patologia cronica di cui soffre. Grazie a una terapia reidratante più una antibiotica si è ripreso in fretta, potrebbe essere persino dimesso a breve. Il vibrione del colera è stato individuato dopo l'esame delle feci. A Roma, all'Istituto superiore di Sanità, la situazione viene monitorata e si lavora per individuare il sierogruppo.

Al di là di questo caso specifico di Arbus, il periodo d'incubazione della malattia è sempre breve, pochi giorni. Il sintomo classico è una diarrea fortissima, con anche 30-40 scariche al giorno, quasi sempre senza febbre. Può essere anche asintomatico il colera. La patologia è caratteristica della stagione estiva in alcuni paesi del sudest asiatico, quando c'è una ripresa dell'attività planctonica, quindi del vibrione che si moltiplica e a quel punto può colonizzare e infettare, ad esempio, i frutti di mare. Ma più che i frutti di mare incide nel cosiddetto "terzo mondo" la mancanza di sistemi fognari adeguati, che favorisce il terreno in cui il batterio prolifera. Le principali cause di epidemie di colera infatti sono le scarse condizioni igieniche e sanitarie e la cattiva gestione degli impianti fognari e dell'acqua potabile. Pulita l'acqua, in Italia scomparve il colera.

"Il servizio Igiene pubblica della Asl di Sanluri, che ha competenza sulla zona di Arbus dove vive il paziente, sta facendo controlli a tappeto", spiega Goffredo Angioni, che alla Asl di Cagliari dirige il reparto Malattie infettive e ha in cura il 71enne, e che ieri si è ritrovato a dover rispondere alle domande dei media di tutta Italia. Finora non c'è stato nessun contatto del pensionato che abbia manifestato sintomi e questo è un buon segnale per quanto riguarda il rischio di epidemia. Una delle possibilità per entrare in contatto col colera arriva dal consumo di frutti di mare crudi. "Inizialmente ha fatto capire di aver mangiato cozze crude, ma non c'è la certezza che lo fossero - chiarisce Angioni -. Nelle campagne di Arbus quest'uomo cura un orto e lì si stanno analizzando le verdure, l'acqua del pozzo e la rete fognaria. Si valuta anche se abbia avuto contatti con persone che arrivano da Paesi dove il colera è una realtà: nulla resterà intentato".

Cos'è il colera

Il colera è un’infezione diarroica acuta causata dal batterio Vibrio cholerae. La sua trasmissione avviene per contatto orale, diretto o indiretto, con feci o alimenti contaminati e nei casi più gravi può portare a pericolosi fenomeni di disidratazione. Nel diciannovesimo secolo il colera si è diffuso più volte dalla sua area originaria attorno al delta del Gange verso il resto del mondo, dando origine a sei pandemie (per pandemia si intende una manifestazione epidemica di una malattia su larghissima scala, anche planetaria) che hanno ucciso milioni di persone in tutto il mondo.

La settima pandemia è ancora in corso: è iniziata nel 1961 in Asia meridionale, raggiungendo poi l’Africa nel 1971 e l’America nel 1991. Oggi la malattia è considerata endemica in molti Paesi e il batterio che la provoca non è ancora stato eliminato dall’ambiente. I sierogruppi di Vibrio cholerae che possono causare epidemie sono due: il Vibrio cholerae 01 e il Vibrio cholerae 0139. La principale riserva di questi patogeni sono rappresentati dall’uomo e dalle acque, soprattutto quelle salmastre presenti negli estuari, spesso ricchi di alghe e plancton.

Il sierogruppo 01 provoca la maggior parte delle epidemie e, secondo recenti studi, il cambiamento climatico potrebbe favorire la formazione di ambienti adatti alla sua diffusione. Il sierogruppo 0139, invece, è stato identificato nel 1992 in Bangladesh e, per ora, la sua diffusione è stata accertata solo nel Sud-est asiatico. Gli altri gruppi di Vibrio cholerae possono causare deboli forme di diarrea, che però non si sviluppano in vere e proprie epidemie.

Come si trasmette il colera

Il colera è una malattia a trasmissione oro-fecale: può essere contratta in seguito all'ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti (malati o portatori sani o convalescenti). I cibi più a rischio per la trasmissione della malattia sono quelli crudi o poco cotti e, in particolare, i frutti di mare. Anche altri alimenti possono comunque fungere da veicolo. Le scarse condizioni igienico-sanitarie di alcuni Paesi e la cattiva gestione degli impianti fognari e dell’acqua potabile sono le principali cause di epidemie di colera. Il batterio può vivere anche in ambienti naturali, come i fiumi salmastri e le zone costiere: per questo il rischio di contrarre l’infezione per l’ingestione di molluschi è elevato.

Senza la contaminazione di cibo o acqua, il contagio diretto da persona a persona è molto raro in condizioni igienico-sanitarie normali. La carica batterica necessaria per la tramissione dell’infezione è, infatti, superiore al milione: pertanto risulta molto difficile contagiare altri individui attraverso il semplice contatto.

Sintomi e diagnosi del colera

Il periodo d’incubazione della malattia varia solitamente tra le 24 e le 72 ore (2-3 giorni), ma in casi eccezionali può oscillare tra le 2 ore e i 5 giorni, in funzione del numero di batteri ingeriti. Nel 75% dei casi le persone infettate non manifestano alcun sintomo. Al contrario, tra coloro che li manifestano, solo una piccola parte sviluppa una forma grave della malattia. Quando presente, il sintomo prevalente è la diarrea, acquosa e marrone all’inizio chiara e liquida successivamente (tipico è l’aspetto ad "acqua di riso"). In alcuni soggetti la continua perdita di liquidi può portare alla disidratazione e allo shock, che nei casi più gravi può essere rapidamente fatale. La febbre non è un sintomo prevalente della malattia, mentre possono manifestarsi vomito e crampi alle gambe.

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