Giovedì, 17 Giugno 2021
Il "nemico" numero uno e come stanno le cose

Perché le regioni vogliono abbandonare l'indice Rt e come funziona il sistema dei colori

I governatori vogliono rivedere il parametro che descrive il tasso di contagiosità del coronavirus e chiedono al governo di modificare i criteri di valutazione per il passaggio di un territorio in una diversa fascia di rischio. Ma la faccenda è un po' più complessa e il monitoraggio settimanale non si basa su un unico indicatore

Ristoranti al lavoro con dehors e gazebo, Fiumicino (Roma), 2 maggio 2021. ANSA/TELENEWS

L'indice Rt sembra essere diventato il nemico numero uno delle regioni, dato che i governatori negli ultimi giorni hanno chiesto più volte al governo di modificare i criteri di valutazione per il passaggio di un territorio in una diversa fascia di rischio, dando meno peso al parametro che descrive il tasso di contagiosità del coronavirus Sars-CoV-2 dopo l'applicazione delle misure anti covid. Proprio a proposito dell'indice Rt, il presidente della Conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga, ha fatto questa proposta al governo: "La prima cosa da superare oggi, vista anche la situazione contingente, è l'indice Rt che oggi andiamo a valutare". In alternativa, secondo Fedriga, si potrebbe tenere in considerazione un altro indice, "l'Rt ospedaliero: fa capire se aumentano o diminuiscono le richieste di ospedalizzazione ed è un indicatore che può dare un segnale importante, e che non dà una visione distorta", ha aggiunto. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna. "Spero che il governo faccia una revisione di come oggi vengono considerati i dati. L'Rt, che indica la trasmissione dei contagi, a mio parere dovrebbe essere superato da un Rt ospedaliero - ha sottolineato -. Noi abbiamo un Rt che si sta avvicinando a 1, però abbiamo il crollo dei ricoveri nei reparti ospedalieri, terapie intensive e reparti covid. E io credo che l'importante sia che non ci sia più quel sovraffollamento, qui come in tutta Italia, come nei mei scorsi".

Perché le regioni vogliono abbandonare l'indice Rt 

In sostanza i presidenti delle regioni chiedono al governo di abbandonare l'indice Rt nel meccanismo di valutazione del rischio covid alla luce del quadro epidemiologico attuale e più favorevole, con meno casi e la campagna vaccinale in corso, dando maggior peso ai numeri degli ingressi in ospedale. Il parametro Rt, secondo le regioni, non sarebbe più adeguato perché darebbe una visione distorta e non aggiornata dell'andamento dell'epidemia, ora in miglioramento. Da un lato il pressing dei governatori, dall'altro le riflessioni degli esperti pro o contro l'indice usato per determinare la tipologia di restrizioni. Il dibattito è aperto: salvare o affondare l'indice di contagio Rt così come lo conosciamo oggi? In realtà la faccenda è un po' più complessa e il monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute in base al quale il governo stabilisce se una regione va in zona bianca, gialla, arancione o rossa non si basa su un unico indicatore. Non è soltanto l'indice Rt a sancire il passaggio di una regione in una determinata fascia di rischio covid. Vediamo perché, dopo una breve presentazione delle ragioni del sì e del no al mantenimento dell'indice Rt.

Giorgio Sestili, fisico e ideatore della pagina Facebook "Coronavirus - Dati e analisi scientifiche", sta con i governatori e ha commentato così il pressing delle regioni: "L'indice Rt dell'Iss-ministero della Salute ha dimostrato di non essere più adeguato perché basato su dati in ritardo rispetto alla settimana in corso. Dobbiamo provare metodi alternativi, che ci sono, in grado di fotografare velocemente la situazione del presente. Ma questo non significa che dobbiamo riaprire tutto come qualcuno vorrebbe". Per Sestili ci sono già Rt alternativi che hanno dimostrato di funzionare e possiamo usarli al meglio: "Io e tanti altri sosteniamo da tempo che l'Rt arriva in ritardo e che ci possiamo permettere di perdere un po' di accuratezza in favore di una maggiore tempestività - spiega Sestili -. L'Rt individua un rapporto tra quello che succede in una settimana e quello che succede nella settimana precedente. In questo rapporto tu ci puoi mettere dati diversi, ad esempio i casi positivi che però hanno lo svantaggio di risentire del numero dei tamponi effettuati. Ricordo che c'è chi ha sviluppato l'algoritmo CovIndex, che ha il vantaggio di essere disponibile molto più velocemente dell'indice Rt. Infatti il ritardo è di circa 13 giorni dal contagio, rispetto ai 30 giorni dell'indice Rt. C'è poi chi come il fisico Roberto Battiston, già presidente dell'Asi e professore di Fisica sperimentale all'università di Trento, ha sviluppato un altro Rt, che si calcola a partire dagli ingressi in terapia intensiva, un parametro accurato che non dipende dai tamponi effettuati". Un po' quello che sostengono i governatori.

Non la vede così Mario Clerici, docente di immunologia dell'università degli studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi. Per Clerici è vero che lo scenario sta cambiando, con lo slancio delle vaccinazioni anti covid, ma l'Rt, bussola odiata e amata dagli italiani alle prese con colori, lockdown e riaperture, "alla fine è stato un faro. È stato creato ad hoc per questo tipo di situazioni. Il vero problema è che non sapremmo con cosa andare a rimpiazzarlo, non avremmo la certezza che un'altra modalità possa andare altrettanto bene". Tutto sommato, fa notare l'esperto, "questo indice ha funzionato e funziona bene se adesso quasi tutta l'Italia è in zona gialla. Certo ormai è chiaro che camminiamo su un terreno inesplorato. L'Rt non è scritto sulla pietra, niente lo è. Questo è stato il punto di riferimento epidemiologico scelto perché in caso di diffusione virale a rapida crescita usa i parametri più sensibili". Secondo Clerici la situazione stessa che vediamo oggi ci dice che sembra funzionare bene: "In effetti vediamo che i nuovi casi scendono, la mortalità scende. Lo vediamo anche negli ospedali: noi al Policlinico di Milano stiamo cominciando a chiudere alcuni dei reparti che erano stati riconvertiti per covid, ed è una bella cosa, un bel segnale. Quindi l'Rt mi sembra sia uno specchio valido, è stato un faro in questa pandemia". Tra l'altro, puntualizza ancora Clerici, "non è il solo parametro che si tiene in considerazione per determinare le chiusure. Si fa riferimento all'Rt per semplificare, ma ci sono dentro tutti gli altri dati. La valutazione è su base molto più ampia".

Come funziona il sistema a colori delle regioni

E proprio qui sta il punto. Le regioni che chiedono al governo di abbandonare l'indice Rt forse peccano di un'eccessiva semplificazione, perché il parametro Rt non è l'unico su cui fondare tutte le decisioni e assegnare i colori alle regioni. "Rt, che rileva la quota di casi sintomatici è, di fatto, un indicatore che ci dice di quanto accelera o decelera la pandemia. I parametri su cui decidere di assegnare restrizioni alle varie regioni tengono conto di diversi aspetti", spiega Stefania Salmaso, epidemiologa indipendente delle malattie infettive. "Quando Rt è sotto 1 - spiega ancora Salmaso - sappiamo che siamo in una fase di decelerazione e possiamo prevedere che il numero di casi totali andrà a diminuire. È un parametro importante, perché ci permette di fare delle proiezioni e, come tale ritengo sia utile mantenerlo. In questo momento, per esempio, abbiamo osservato un aumento del valore Rt, pur rimanendo sotto l'unità, il che vuol dire che i casi continuano a diminuire (perché siamo sotto l'unità) però diminuiscono più lentamente. È chiaro che rilassando le contromisure di impatto sociale le infezioni possono aumentare", conclude l'esperta.

Come tutte le stime di probabilità anche Rt ha dei limiti, soprattutto - ad esempio - il fatto di essere calcolato solo sui casi sintomatici. E questo introduce già un'approssimazione. "Come unico indicatore non è sufficiente, ma la decisione dei colori delle regioni viene presa sulla base di un insieme di criteri che vengono dettagliati nel rapporto settimanale dell'Iss", spiega Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, secondo cui "è importante avere un parametro che possa guidare le decisioni, e ridurre il peso dell'indice Rt ha senso se viene poi meglio integrato da altri indicatori. Se dovessimo utilizzare solo Rt in maniera meno stringente si rischierebbe di sottovalutare l'andamento dell'epidemia. Sono contrario a utilizzare sia Rt come unico indice sia a diminuirne il peso se non viene controbilanciato da una valutazione degli altri indici", conclude Maga.

Il funzionamento del sistema per decidere i colori delle regioni può aiutarci a comprendere meglio. Dopo il monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute, ogni venerdì la cabina di regia del governo stabilisce se una regione è in zona bianca, gialla, arancione o rossa combinando tre fattori: l'analisi del rischio (basata sulla probabilità della diffusione del Sars-Cov-2 nel territorio e sull'impatto che avrà su ospedali e soggetti a rischio), l'indice di riproduzione effettiva Rt e l'incidenza settimanale dei casi. Per andare in zona rossa serve avere almeno un'incidenza superiore a 250 casi settimanali ogni centomila abitanti o un'incidenza superiore a 50 casi ogni centomila abitanti, rischio moderato e Rt maggiore di 1,25. Come ha spiegato l'analista Lorenzo Ruffino su Twitter, l'elemento più importante e complesso del monitoraggio è l'analisi del rischio. Il rischio a livello regionale si determina rispondendo a sei domande da cui si ottiene una valutazione di impatto e una di probabilità che poi si combinano con una matrice.

colori regioni indice rt-2

Per rispondere alle domande e valutare il rischio, l'Istituto superiore di sanità considera ventuno indicatori, di cui sedici obbligatori e cinque opzionali. Si va dal numero dei casi sintomatici di cui si conosce la data di inizio dei sintomi ai casi di ricovero in ospedale, passando per i pazienti entrati in terapia intensiva, i casi delle ultime due settimane e i nuovi focolai sul territorio.
colori regioni indice rt2-2

"Per avere rischio complessivo moderato - spiega Ruffino - è necessario che almeno uno tra impatto e probabilità abbia dato come risposta moderato. E per avere una probabilità moderata serve un aumento della trasmissione ed è necessario che almeno due tra i quattro indicatori (3.1, 3.2, 3.4, 3.5) siano in peggioramento". Per avere un impatto moderato, invece, serve il sovraccarico dei sistemi sanitari, quindi terapie intensive occupate oltre la soglia del 30% o posti letto nelle aree mediche occupati oltre la soglia del 40% (indicatori 3.8 e 3.9).

colori regioni indice rt3-2

Se uno dei due è almeno moderato avremo rischio moderato - argomenta Ruffino -. Ma poi serve che Rt sia superiore a 1,25 per andare in rosso o superiore a 1 per andare in arancione. Se né impatto né probabilità sono a livello moderato si sarà sempre in zona gialla qualsiasi sia il livello di Rt. Questo a meno che non si superi la soglia di 250 casi ogni centomila abitanti. Ma se si è a quel livello vuol dire che qualcosa non sta funzionando (a livello nazionale sarebbero 150.000 casi in una settimana).

Il sistema di attribuzione dei colori alle regioni in base al quale determinare la tipologia di restrizioni è stato cambiato varie volte e non è detto che il governo non decida di modificarlo di nuovo. In generale, come detto, non si finisce in zona rossa o arancione solo per l'indice Rt che le regioni vorrebbero abbandonare. Secondo l'ultimo monitoraggio settimanale sull'andamento dell'epidemia, quasi tutte le regioni italiane sono sotto la soglia 1 dell'indice Rt, tranne il Molise e la provincia autonoma di Bolzano. Ecco i dati regione per regione:

  • Abruzzo 0.82
  • Basilicata 0.82
  • Calabria 0,74
  • Campania 0.95
  • Emilia-Romagna 0.92
  • Friuli-Venezia Giulia 0.78
  • Lazio 0.91
  • Liguria 0.96
  • Lombardia 0.92
  • Marche 0.94
  • Molise 1.25
  • Piemonte 0.84
  • Provincia autonoma di Bolzano 1.07
  • Provincia autonoma di Trento 0.97
  • Puglia 0.91
  • Sardegna 0.74
  • Sicilia 0.89
  • Toscana 0.88
  • Umbria 0.93
  • Valle d'Aosta 0.93
  • Veneto 0.95
     
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