Domenica, 16 Maggio 2021
Il dibattito scientifico

Com’è nato il coronavirus

Il report sulla missione dell'Oms in Cina: gli esperti ritengono "molto probabile" l'ipotesi di un salto di specie dal pipistrello all’uomo attraverso un animale intermedio, "possibile" la trasmissione del virus tramite carne congelata, "estremamente improbabile" l’incidente di laboratorio. Ma ci sono dei dubbi sulle carenze dell'indagine e sul ruolo di Pechino

Foto di repertorio


Com’è nato il coronavirus? A oltre un anno dallo scoppio della pandemia non c’è ancora una verità ufficiale e riconosciuta da tutta la comunità scientifica sull’origine del Sars-Cov-2, ma per l’Oms quello dello trasmissione del virus dal pipistrello all’uomo attraverso un animale intermedio resta l’ipotesi più probabile tra quelle sul tavolo. Gli esperti dell’Oms ritengono invece "estremamente improbabile" che l’epidemia sia stata causata da un incidente di laboratorio. È quanto si legge  si legge nella bozza dell’ultimo rapporto sulla missione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Cina anticipata oggi dall'agenzia Associated Press. Nel documento non ci sono grandi sorprese. Nel dettaglio, lo studio condotto dall’Oms e da esperti cinesi ha stabilito che la trasmissione del virus Covid-19 all'uomo da un animale intermedio è considerata "da probabile a molto probabile", mentre viene dato poco credito all’ipotesi della fuga del virus da un laboratorio. Secondo gli studiosi sarà tuttavia "necessario effettuare altre indagini" in altre aree della Cina per capire come il virus possa aver compiuto il salto di specie.

A febbraio i membri del team inviato dall’Oms avevano fatto sapere che erano stati identificati due animali - tassi furetto e conigli - sospettati di aver trasportato il virus. Alcuni di questi animali provenivano da una regione della Cina vicino ai confini del sud-est asiatico dove sono state trovate forme del virus simili al Covid-19 nei pipistrelli ed erano in vendita nel mercato cinese dove sono comparsi molti dei primi casi.  Gli investigatori dell'Oms avevano chiesto a Pechino di effettuare dei test anche sugli allevamenti di visoni dopo i casi registrati in Europa di trasmissione tra questa specie e l’uomo. Allo stesso tempo i membri della missione, durata 4 settimane, avevano espresso frustrazione per le informazioni limitate ricevute dalle autorità cinesi, in particolare per quanto riguarda i primi casi di Covid-19, dati che potrebbero aiutare a determinare se il virus stava già circolando prima che i primi casi fossero confermati.

L'ipotesi della carne congelata

Nel report non è stata esclusa l’ipotesi che la trasmissione sia avvenuta tramite carne congelata, uno scenario giudicato se non probabile quanto meno "possibile".  Quest’ultima, beninteso, è anche l’ipotesi che "piace di più" alle autorità di Pechino le quali sostengono da tempo che il virus avrebbe ha origine fuori dal Paese e sia arrivato solo in un secondo momento a Wuhan. 
E dire che a fine febbraio il microbiologo veterinario a capo dell'Istituto nazionale giapponese di malattie infettive Ken Maeda, in visita a Wuhan per conto dell’Oms, aveva escluso che il virus fosse "entrato in Cina dall'estero attraverso la catena del freddo". La possibilità che Sars-Cov- 2- avesse raggiunto  Wuhan in confezioni di cibo congelato, come sostenuto dalla Cina, "è assai improbabile", aveva dichiarato Maeda. Lo stresso microbiologo aveva però anche aggiunto che "il governo cinese non ha nascosto la pandemia, fornendo invece i dati in suo possesso in modo appropriato". Resta il fatto che se a febbraio uno scienziato dell’Oms escludeva la possibilità della trasmissione tramite carne congelata, ora questa ipotesi viene considerata "possibile" nella bozza del report anticipata dall’Associated Press. 

Le critiche all'Oms: "Complice della Cina"

Le indagini dell’Oms del resto sono state spesso al centro di aspre critiche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata accusata da molti osservatori di essere stata fin troppo indulgente con la Cina fin dai primi giorni di quella che sarebbe diventata la peggiore pandemia dell’ultimo secolo. È però anche vero che l’Oms si è trovata in una posizione difficile: un atteggiamento troppo duro nei confronti di Pechino avrebbe potuto mettere a rischio la collaborazione con le autorità cinesi con il risultato, almeno nelle fasi inziziale dell’epidemia, di non riuscire ad accedere ad informazioni cruciali sul Sars-Cov.2. 

Dal canto loro, i critici sostengono che la Cina abbia costantemente infuenzato l’operato dell'agenzia delle Nazioni Unite e sia tuttora molto riluttante a condividere i dati che potrebbero far luce sull’origine di Sars-Cov.2. Così la pensa ad esempio Kenneth Roth, capo della Ong per i diritti umani Human Rights Watch, che il mese scorso ha accusato l'Oms di "complicità" con le autorità di Pechino per aver "rifiutato totalmente, come istituzione, di avanzare critiche sul modo in cui la Cina ha nascosto la trasmissione da persona a persona o sul fatto che si rifiuta ancora di fornire prove" sulle prime fasi dell’epidemia. 

L'indagine dell'Oms ha suscitato peraltro forti tensioni politiche tra Stati Uniti e Cina, con l'amministrazione Biden che ha chiesto più volte maggiore trasparenza a favore di un'indagine sulle origini della pandemia. "La Cina non è stata completamente ed efficacemente trasparente all'inizio di questa crisi, quando contava di più, e anche oggi mentre le indagini stanno andando avanti per capire fino in fondo quello che è successo", ha detto in un'intervista il segretario di Stato Usa, Antony Blinken ieri. La Cina dal canto suo ha ripetutamente affermato di cooperare pienamente con l'Oms e ha negato le affermazioni, anche da parte dei funzionari dell'amministrazione Trump, secondo cui il virus potrebbe provenire da una struttura di ricerca a Wuhan, almeno una delle quali è specializzata nei coronavirus dei pipistrelli.

Il mese scorso un team internazionale composto da 26 scienziati aveva espresso più di un dubbio sulla missione dell’Oms a Wuhan. Secondo gli esperti un’indagine completa e approfondita avrebbe dovuto contemplare la possibilità di svolgere interviste riservate e avere un completo alle cartelle cliniche dei primi casi confermati di Covid-19, cosa "quasi impossibile" - sottolineavano gli scienziati nel loro appello - per gli investigatori inviati nella megalopoli cinese.  

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