Come invitare qualcuno a mettere la mascherina (senza rischiare la lite) e il nuovo galateo della socialità

Così cambia l'etichetta in tempi di coronavirus, tra strategie per schivare strette di mano (senza sembrare scortesi) ed incipit di mail da cambiare. Tutti i consigli di Samuele Briatore, presidente dell'Accademia Italiana di Galateo

(Foto Pixabay)

Indossata con bocca coperta e naso scoperto. Tenuta sotto il viso a mo' di scaldacollo, oppure al polso, come fosse un bracciale all'ultima moda. E ancora, perché no, lasciata penzolare da un orecchio. È varia l'enciclopedia creativa dei riluttanti alla mascherina, coloro che antepongono il fastidio alla prevenzione. Così come tanti sono i dubbi di chi, intenzionato a far notare l'errore, non sa come agire per evitare scenate in pubblico. Per questo - e per barcamenarsi nell'ambiguità di tanti altri potenziali litigi offerti dalla nuova socialità post Covid - è corretto ragionare su un rinnovato galateo. 

Come invitare qualcuno ad indossare la mascherina

Siamo in fila al supermercato, accanto a noi un cliente tiene la mascherina abbassata. Come indurlo a vestirla in modo corretto, senza per questo scatenare un conflitto? "Anzitutto - spiega Samuele Briatore, presidente dell'Accademia Italiana di Galateo - dobbiamo partire dal presupposto che l'uso della mascherina non è dettato da questioni di un'eventuale fiducia riposta nel prossimo, ma dalla legge. E la legge, in quanto tale, va rispettata". Da qui il placet di intervenire, anche da parte di chi, di buone maniere, se ne intende: "L'approccio della comunicazione gentile prevede di essere delicati ma decisi al tempo stesso".

"Il trucco - spiega - è non entrare in polemica, dunque evitare tutta la retorica del perché la mascherina usata. È proprio la lezioncina, infatti, a creare il contrasto. La strada corretta è riportare il proprio malessere, far capire che non abbiamo piacere a trovarci in una determinata situazione. E quindi non dobbiamo dire 'metti la mascherina perché bisogna farlo', o 'sarebbe meglio che tu mettessi la mascherina', ma 'per piacere, potresti mettere la mascherina? Mi sento a disagio'. Nel momento in cui riportiamo uno stato d'animo, infatti, l'altra persona non può risponderci 'non devi stare a disagio, non puoi provare quell'emozione". 

In caso di adolescenti ribelli

Sulla stessa linea l'approccio da usare con gli adolescenti, portatori sani dell'età della ribellione anche in quest'epoca in cui a farla da padrone è l'invito l'autodisciplina. Immaginiamo di condividere l'autobus con un gruppo di ragazzi scalmanati. "Andare noi stessi a dirgli di indossare la mascherina può suscitare l'effetto opposto - prosegue Briatore - Entrare in conflitto come se fossimo noi i vigili, è sempre sbagliato. Il consiglio, dunque, è quello di riportare tutto ad una figura autorizzata, come può essere un controllore. Fermo restando che ci sono dimensioni più particolari di altre, come la metro o il treno, in cui la vicinanza è d'obbligo e indossare la mascherina per quattro ore di viaggio è oggettivamente faticoso". 

Quando abbandonare il ristorante non è maleducazione

L'imbarazzo cresce quando ci ritroviamo a notare noi stessi il mancato rispetto delle regole da parte di gestori di locali pubblici. Si pensi ai ristoratori che, in barba alla legge, non hanno distanziato abbastanza i tavoli o che abbassano la mascherina per prendere l'ordinazione. "Qui la questione diventa più delicata - ammette Briatore - Evitare di sederci, in questo caso, non è più un gesto di maleducazione, ma di prevenzione. Ce ne stiamo andando non per capriccio, né per via del nostro umore, ma perché una situazione del genere mette a rischio la nostra salute e, al tempo stesso, manca di rispetto a tutti quei proprietari di locali che invece hanno adottato le misure di distanziamento espondendosi a doverosi sacrifici". 

Come schivare abbracci e strette di mano (senza risultare scortesi)

Un'altra situazione particolarmente antipatica si crea quando rivediamo amici e parenti dopo tanto tempo e non ce la sentiamo di ricambiare i loro slanci d'affetto, i loro abbracci. Oppure quando, incontrando un collega, ci porge la mano in segno di cordiale saluto. C'è chi, infatti, tende a fare uno strappo alla regola preso dell'entusiasmo del rincontrarsi. "Certo, non contraccambiare può apparire un gesto di scortesia, ma la soluzione può essere quella di portare la nostra mano al cuore e porgere un sorriso come gesto di vicinanza. È un buon modo di passare oltre. Anche in questo caso, poi, è sbagliato ricorrere alla spiegazione del nostro comportamento e dire frasi del tipo 'Ma come, non sai che è inopportuno darsi la mano?'. È ovvio che il nostro amico lo sa, perché tutti abbiamo vissuto la pandemia e visto i tg, ma è lui che sceglie consapevolmente di darcela lo stesso".

Le nuove buone maniere, dalle email al campo diplomatico

Ma la rivoluzione sociale da coronavirus ha contagiato tante altre sfaccettature dell'etichetta. Persino le email. "Mentre prima cominciare una mail con 'Spero proceda tutto bene' aveva un valore di cordialità, adesso risulta funesto. Dunque consiglio di evitare". Da ribaltare anche le considerazioni sull'esclamazione 'Salute!', detta a chi ha appena starnutito. "E' un'espressione che solitamente non piace al galateo, perché presuppone che la persona che abbiamo di fronte non abbia salute. Ma oggi, in epoca di pandemia, il motivo per cui è stato bandita torna attualissimo". E ancora, restando in tema di nuova routine, sta andando delineandosi un vero e proprio dress code da mascherina. "Osserviamo ad esempio come tendiamo ad indossarne tante nere e poche bianche. Il motivo? Il bianco è un colore che associamo all'ambiente medico". 

Spostandoci poi ai 'piani alti', la sfida è quella di reinventare il cerimoniale. "Penso all'immagine del Presidente Mattarella da solo all'Altare della Patria il 25 aprile, o alle conferenze stampa dei politici in diretta su Facebook. Credo che dal punto di vista celebrativo, le buone maniere sono cambiate. Anche per questo stiamo avviando il primo master in Italia incentrato proprio sul nuovo cerimoniale post Covid, per trattare tutte le novità nate in tempo di emergenza". E, per comprendere la portata del cambiamento di linguaggi, ci basterà pensare ad un simbolo come la stretta di mano tra leader, che prima aveva valore legale e che adesso è letteralmente bandita. 

In basso, una foto di Samuele Briatore, Presidente dell'Accademia Italiana di Galateo

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