L'infodemia e come gestire responsabilmente l'abbuffata di news in tempi di coronavirus

Avete mai sentito parlare di "bias di ancoraggio"? Probabilmente no. Eppure, con altrettante probabilità, l'avete messo in atto senza rendervene conto durante la selezione delle notizie a cui affidarvi, magari sbagliando. Dai rischi del multitasking agli errori sistematici di giudizio, ecco i concetti da conoscere per navigare in modo consapevole. Ce ne parla il Dott. Stefano Blasi, Psicologo Clinico e Docente di Psicologia delle Dipendenze

L' “infodemia” e come gestire responsabilmente l'abbuffata di news in tempi di coronavirus

Al mattino, appena svegli, lo "scroll" frettoloso delle homepage di Facebook e Twitter, in cerca di aggiornamenti sul coronavirus. Alle 18 l'appuntamento quotidiano col bollettino della Protezione Civile, per conoscere un bilancio del contagio. In mezzo, l'isolamento domestico e tanta noia, che spesso tendiamo a combattere proprio tornando ad abbuffarci di news, smartphone alla mano. "Occorre bloccare non solo l’epidemia ma anche l’infodemia: il contagio di notizie allarmanti, smentite, opinioni di non specialisti", spiega il Dott. Stefano Blasi, psicologo clinico e docente di Psicologia delle Dipendenze presso l'Università di Urbino, a cui abbiamo chiesto consigli e coordinate per affrontare con consapevolezza e giudizio il nostro desiderio di informarci in tempi di emergenza sanitaria. Tanti i concetti da tenere a mente, dai rischi del multitasking sul nostro cervello ai meccanismi mentali che, pur senza accorgercene, mettiamo in atto nella selezione delle notizie a cui decidiamo di dare credito, a volte anche sbagliando. Avete mai sentito parlare di "bias di ancoraggio"? Probabilmente no. Eppure, con altrettante probabilità, l'avete messa in atto senza rendervene conto.

Il primo "mantra" da interiorizzare per evitare un web surfing indisciplinato e angosciante è quello banale ma non scontato di attenersi esclusivamente a fonti ufficiali, come il sito del Ministero della Salute o l’Istituto Superiore di Sanità, e ad editori affidabili. "Una volta acquisite le informazioni di base su che cosa succede e che cosa fare - spiega Blasi - è sufficiente verificare gli aggiornamenti sulle fonti affidabili e ridurre quindi la sovraesposizione alle informazioni". Fondamentale in questo senso sarebbe un’educazione dei cittadini alle fonti, che però non è accessibile a tutti. Questo significa che alcuni internauti possono finire per dare la stessa considerazione al blog scritto da un curioso così come ad rivista prestigiosa. "Un aspetto critico delle ricerche sul web è che, nonostante l’esubero di informazioni, potremmo trovarci nella paradossale situazione di non saper rintracciare quali sono i fatti (fact-checking). Ovvero non sappiamo distinguere tra la conoscenza, i fatti (episteme) e le credenze ovvero le opinioni (doxa)". 

Che cos'è il multitasking e quali sono i rischi da non sottovalutare

Quali regole darsi, allora, per contrastare la tendenza al sovraccarico di news durante la giornata? Per combattere un nemico, è necessario conoscerlo. Partiamo allora dalle basi, ovvero dalla conoscenza del concetto di 'multitasking' - ovvero la modalità di gestione simultanea di più stimoli, dovuta all'esorbitante numero di informazioni presente in rete e alla disponibilità di più device - e dei suoi pericoli. "Il nostro cervello non sarebbe progettato per funzionare così - spiega Blasi - Lo affatichiamo con continui sforzi e pregiudichiamo il risultato finale. Siamo progettati per pensare poche cose alla volta, spesso solo una. Di fronte a tanti stimoli derivanti da fonti diverse di incerta provenienza il cercare di capire cosa dobbiamo sapere e cosa possiamo ignorare ci logora (task switching)". Questo può indurre effetti negativi: "Con il multitasking aumentiamo i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress che abbassa le difese immunitarie e la soglia del dolore e che favorisce insonnia, stanchezza cronica, calo del desiderio sessuale e aumento di peso. Il multitasking aumenta l’adrenalina e restando in allerta siamo più ansiosi, consumiamo risorse cognitive e ci stanchiamo più facilmente". 
Il risultato di questo atteggiamento è il paradosso: "Invece di padroneggiare più informazioni, tendiamo ad abbassare temporaneamente il nostro QI e non riusciamo a ricordare efficacemente le cose che leggiamo, perché siamo distratti da più stimoli mentre le immagazziniamo. Mentre navighiamo tra le pagine internet il dilemma se valga la pena, o meno, di seguire un nuovo link è stato chiamato “miopia informativa”: maggiore il numero dei link e maggiore è il disorientamento, con una comprensione dei testi più scadente". Ma perché, allora, ripetiamo il multitasking? "Questa attività stimolerebbe la presenza di dopamina in varie aree del cervello, attivando sensazioni piacevoli che cerchiamo di ripetere".

Tra fake news ed errori sistematici di giudizio

Disintossicarsi significa anzitutto sgomberare il campo da notizie false e distorte. "Tramite internet vi è una maggiore facilità di ottenere le informazioni quasi in tempo reale, ma anche una rapida diffusione di false notizie (fake news), fino a fenomeni di contagio sociale (social contagion)", sottolinea Blasi, evidenziando anche l'esistenza di fenomeni di travisamento e di manipolazione intenzionale delle informazioni (information distortion). "L'eccesso di informazioni e la necessità di doverle selezionare, in questo contesto, può persino compromettere la capacità di scelta, e lo stress correlato è talmente diffuso da incoraggiare gli psicologi a proporre una 'sindrome da affaticamento da informazioni” (information fatigue syndrome)". Il meccanismo è il seguente: "Quando il numero delle alternative cresce, l’individuo si trova a dover vagliare un numero di informazioni aumentato che, a causa della sua 'razionalità limitata', non riesce a processare correttamente. Il sovraccarico informativo emerge a partire da un numero di alternative superiori a 10 e le persone cercano di ovviare alla quantità eccessiva di informazioni semplificando il processo decisionale oppure tralasciando del tutto il calcolo costi-benefici tra le alternative".

In situazioni di incertezza tendiamo così ad adottare un comportamento che rischia di confonderci nella messa a fuoco. Mettiamo in atto cioè "strategie di semplificazione (euristiche) che però sono collegate ad errori sistematici del giudizio (bias)". "Se pensiamo a come fronteggiare un’emergenza cercando informazioni sul web, un meccanismo mentale interessante è il bias di ancoraggio in base al quale tendiamo a dare maggior credito ad un’idea che ci siamo fatti sulla base di informazioni preliminari, anche quando evidenze successive contraddicono quell’idea. Tenderemmo quindi ad attribuire maggiore credibilità alla prima voce convincente incontrata su Google e a selezionarne poi altre che confermano (confirmation bias) la nostra ipotesi e ignorare o sminuire informazioni (magari ancora più influenti) che le contraddicono". A questo si aggiunge la cosiddetta euristica della disponibilità: "Tendiamo a dare più importanza agli eventi che abbiamo già in mente o che possiamo facilmente recuperare dalla memoria perché più vividi. E questo vale anche nella percezione del rischio, come nel caso della Covid-19 che è al centro di una narrazione in cui da settimane siamo immersi in modo imponente".

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Il tempo da trascorrere online

È giusto infine ampliare il discorso all'utilizzo di internet in generale durante la quarantena. In un momento in cui la vita quotidiana è in pausa, con tutto il carico di vuoto lasciato dalla vita professionale e dagli hobby messi alla porta, la tendenza è, ovviamente, quella di riempire le lacune con l'attività virtuale. Anche in questo caso, vale la regola di navigare responsabilmente. "Non esiste un tempo giusto da trascorrere online, né una ricetta buona per tutti. Se internet è usato per fare videochiamate, per mantenere contatti interpersonali, per sentire il calore dell’altro tramite la voce o il viso, per distrarsi con dei video e allontanare la noia, per giocare e stimolare la creatività allora può essere un buon compagno di viaggio. Bisogna però saper monitorare gli effetti in noi e negli altri (penso ai genitori con i figli). Se con l’uso di internet perdiamo la cognizione del tempo, abbiamo stati di confusione mentale, diventiamo più ansiosi perché ci esponiamo costantemente a notizie angosciose come i sintomi del Covid-19 o il triste bollettino delle persone contagiate e decedute in quel caso è meglio fermarsi e ridurre queste informazioni all’essenziale". 

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