Mercoledì, 3 Marzo 2021

I parenti delle vittime del Covid che chiedono 100 milioni di euro di risarcimento al governo e alla Lombardia

Depositata una citazione contro la presidenza del Consiglio, il ministero della Salute e il Pirellone da parte del comitato che raccoglie i familiari di chi ha perso la vita. Prosegue intanto il lavoro dei pm di Bergamo sulla gestione della pandemia, anche sulla questione del piano pandemico e dell’ormai famoso report dell’Oms pubblicato e poi spubblicato

Più di cento milioni di euro per le vittime del Covid. È l’indennizzo che il comitato “Noi denunceremo” chiede al governo e alla Regione Lombardia, con la notifica di un atto di citazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al presidente Regione Lombardia Attilio Fontana e al Ministro della Salute Roberto Speranza, "a nome di circa 500 famigliari delle vittime". Saranno contestate in sede civile "le gravissime omissioni delle autorità pubbliche regionali lombarde e centrali governative, a partire dall'immediata riapertura dell'ospedale di Alzano il 23 di febbraio e la mancata tempestiva chiusura dei comuni di Alzano e Nembro, che secondo il comitato avrebbe prevenuto il lockdown nazionale e quindi le gravissime conseguenze economiche e sociali di cui solo ora iniziamo a vedere gli effetti". I cento milioni di euro richiesti complessivamente saranno suddivisi in calcoli precisi per ognuna delle famiglie delle persone morte a causa della pandemia. 

Alle istituzioni viene contestata dal Comitato "la mancanza di un piano pandemico nazionale e di un piano regionale aggiornato e quindi attuativo, che avrebbero permesso fluidità operativa con una chiara catena di comando ed avrebbe fatto in modo che Regione Lombardia predisponesse adeguate scorte di tamponi, reagenti e dispositivi di protezione individuale durante la prima ondata". 

L'iniziativa giudiziaria del Comitato delle vittime del Covid

"Il Comitato Noi Denunceremo ha fino ad ora depositato in sede penale 300 esposti in cui si raccontano storie senza mai identificare reati o eventuali colpevoli. Tuttavia, il lavoro di ricerca svolto in questi mesi ci ha permesso di identificare chiare responsabilita' anche in ambito civile", dice l’avvocato del comitato, Consuelo Locati. ‘Noi denunceremo’ non si costituirà parte civile.

“Abbiamo sempre detto che il nostro obiettivo non sarebbero mai stati gli indennizzi ma la verità. Allo stesso tempo, abbiamo ritenuto opportuno mettere a disposizione dei nostri associati tutto il know-how del team dei nostri legali a cui potranno affidarsi a loro discrezione”, è la posizione del presidente Luca Fusco, che ci tiene a sottolineare come dietro questa azione giudiziaria ci sia “un chiaro atto politico”, ossia un “tentativo per tracciare una linea ben definita tra ciò che è considerato accettabile e ciò che non deve mai esserlo in alcun modo. Queste denunce sono il nostro regalo di Natale a chi avrebbe dovuto fare e non ha fatto mentre in Italia, il 25 di Dicembre, ci saranno 70.000 sedie vuote. Con una adeguata pianificazione, cosi come richiesto piuù e più volte dall'UE e dall'OMS siamo sicuri ce ne sarebbero state molte meno”. Tra i documenti depositati dal Comitato, scrive l’Ansa, oltre ai verbali dello Cts, ci sono il piano pandemico del 2006 ritenuto identico a quello del 2017, insieme allo studio del generale in pensione Pierpaolo Lunelli sui piani pandemici e l'ormai noto report dei ricercatori dell'Oms a Venezia, scomparso dal sito dell'organizzazione nel giro di un giorno. 

La questione del piano pandemico e dei report

Quest’estate il generale in pensione Pierpaolo Lunelli aveva pubblicato un dossier sulla preparazione dell’Italia all’epidemia. Un rapporto di 65 pagine nel quale Lunelli, già responsabile della Scuola Interforze Nbc, per la formazione sui rischi nucleari, chimici e batteriologici, stimava che 10mila degli oltre 35mila decessi in Italia fino a quel momento si sarebbero potuti evitare se l’Italia avesse auto un piano pandemico aggiornato. “L’epidemia da COVID-19 in Europa è per tutti una tragedia annunciata. Ma per il nostro Paese è diventata una sciagura doppia. Affrontare una pandemia privi di validi piani, con insufficienti capacità in terapia intensiva e scarse scorte di dispositivi di protezione sanitaria è come voler guidare un autobus in una strada di montagna nel mezzo di un’improvvise e forte nevicata privi di catene da neve a bordo - sintetizzava Lunelli nel report - È così che l’autobus Italia, che non si poteva fermare, è finito fuori strada facendoci molto male in termini di vittime e di conseguenze sul tessuto economico di quelle regioni che più contribuiscono al Pil nazionale”. Secondo Lunelli l’Italia aveva solo un piano “vecchio e inadeguato”. 

Lunelli è stato ascoltato lo scorso 9 dicembre per cinque ore dai magistrati della Procura di Bergamo che indagano sulla gestione della pandemia ed eventuali responsabilità. Nel suo dossier (che si intitola “Valutazione della qualità della pianificazione italiana per far fronte a una Pandemia e confronto con quella di altri Paesi”), Lunelli scriveva: “È dal 2013 che gli Stati europei, e quindi l'Italia, sono giuridicamente vincolati a mantenere costantemente aggiornata la pianificazione pandemica in aderenza alle linee guida dell'Oms e del Centro europeo per il controllo delle malattie. Il piano pandemico nazionale invece non è mai stato costantemente aggiornato a partire dal 2010, o forse anche da prima”. 

L'inchiesta della Procura di Bergamo

La Procura è al lavoro per fare chiarezza anche sul piano pandemico (e i suoi aggiornamenti). Il Procuratore Capo della Repubblica di Bergamo, Antonio Chiappani, in un’intervista al Corriere della Sera, ha confermato che l’ultimo piano pandemico italiano che si trova sul sito del Ministero della Salute non riporta né una firma né una data ma va attestato al 2017, grazie al lavoro di ricostruzione degli investigatori tramiti atti e testimonianze acquisite negli ultimi mesi, e in molte parti risulta sembra copiato da quello del 2006. 

In Procura è stato ascoltato anche Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms in Europa e dal 2014 al 2017 direttore generale della Prevenzione al Ministero della salute, e il ricercatore Francesco Zambon. Quest’ultimo lavora all'ufficio dell'Oms a Venezia e insieme ad altri dieci colleghi era tra gli autori di un Rapporto sulla gestione della prima fase della pandemia in Italia. Il report era stato rimosso dal sito dell'Oms subito dopo la pubblicazione il 13 marzo, secondo Report dopo aver ricevuto pressioni dall’Italia. A scoprire e portare in Procura il rapporto dell’Oms - pubblicato e poi spubblicato nel giro di appena 24 ore - era stato proprio il comitato Noi Denunceremo. 

“Il Rapporto - aveva spiegato Zambon in un’intervista al Guardian - non criticava il Governo italiano, ma evidenziava le criticità nella gestione della pandemia, partendo dalla premessa del vecchio piano pandemico, che è stato solo 'riconfermato' e non aggiornato nel 2017. Il team ha controllato a fondo questo aspetto e ha scoperto che tutti i piani successivi al 2006 erano stati semplicemente copiati e incollati, senza che una parola o anche una virgola fosse cambiata nel testo". L’Oms, rispetto alle deposizione in Procura dei ricercatori autori del rapporto, aveva sollevato la questione dell’immunità diplomatica, a cui Zambon ha deciso di rinunciare per essere ascoltato dai pm e dire la sua. Zambon avrebbe ricevuto pressioni da Guerra per correggere il report e specificare che il piano pandemico italiano era stato “aggiornato” nel 2017 e non solo confermato. Pressioni che Guerra ha sempre smentito.

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