Giovedì, 22 Aprile 2021
Morti "spalmati"

Dati falsati in Sicilia: due dei tre arrestati non rispondono al Gip. E il Pd chiede la testa di Musumeci

Lo scandalo sui numeri dei decessi manipolati, secondo il gip, per motivi elettorali. Pentastellati e dem attaccano il governatore, intanto le indagini proseguono

Il governatore della Regione Sicilia, Nello Musumeci (Foto Ansa)

Lo scandalo dei dati sui decessi per Covid manipolati continua a scuotere la Sicilia: mentre dalle indagini continuano ad emergere particolari sconcertanti, con i morti spostati e omessi in base alle esigenze, il terremoto si sta ripercuotendo anche sulla politica. Il Movimento 5 stelle pensa al commissariamento, mentre il Partito Democratico ha chiesto le dimissioni del governatore Musumeci. Un caos che prende corpo mentre hanno luogo gli interrogatori di garanzia  dei tre indagati, finiti agli arresti domiciliari, nell'ambito dell'inchiesta sui dati falsi sulla pandemia in Sicilia comunicati all'Istituto Superiore di Sanità. Sotto inchiesta sono finiti la dirigente generale del Dasoe, il Dipartimento per la Sanità della Regiona siciliana, Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell'assessorato Emilio Madonia.Due giorni fa l'ormai ex regionale assessore alla Salute della Sicilia Ruggero Razza, che è indagato per falso ideologico, si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

M5s chiede il commissariamento della Sicilia

Mentre le indagini proseguono, il Movimento 5 stelle ha chiesto al ministro Speranza di intervenire attraverso un'interpellanza urgente presentata dal senatore del Movimento 5 Stelle Vincenzo Santangelo e firmata dal gruppo M5S a Palazzo Madama: "Il ministro della Salute, Roberto Speranza, riferisca in Parlamento sulla gravissima situazione emersa in Sicilia e valuti la possibilità per il Governo di esercitare i poteri conferiti dall'articolo 120, comma 2 della Costituzione, laddove venga accertato che la gestione dell'emergenza sanitaria da parte della Regione Siciliana possa avere esposto a rischio il diritto fondamentale alla salute dei cittadini siciliani".

I pentastellati chiedono poi che Speranza "si attivi per verificare i dati reali sull'epidemia riguardanti la Regione Siciliana, valuti misure di vigilanza più incisive sul flusso dei dati trasmessi dalle Regioni all'Iss riguardanti la pandemia da Covid-19 e la sostituzione dell'attuale commissario straordinario per l'emergenza Covid in Sicilia. Abbiamo letto intercettazioni assurde - sottolineano dal Movimento - e serve assolutamente un intervento dello Stato"

''Musumeci alla frutta e senza maggioranza''

A finire sul banco degli imputati è il governatore Musumeci, attaccato durante l'Assemblea regionale siciliana dal capogruppo M5s, Giovanni Di Caro: "Non è certo un bel periodo per il presidente della Regione. Dopo aver dovuto rinunciare, giocoforza, a Razza, uno dei suoi assessori di punta nonché suo braccio destro, Musumeci deve ora prendere atto che il suo governo è alla frutta e non può più contare su una maggioranza a Sala d'Ercole, come dimostrano le numerose volte che l'Esecutivo è andato sotto". "Alla luce dei voti d'aula - ha aggiunto - comprendiamo ogni giorno di più l'insistenza del presidente ad attaccare l'istituto del voto segreto, ma non può definirlo, come ha fatto ieri in aula, a voce alta, un voto mafioso. Questo non lo accettiamo". 

"Il voto segreto è una prerogativa del parlamentare d'opposizione che in questa sessione ci ha permesso di bocciare norme inaccettabili, come quella che consentiva di mettere le mani in tasca ai pensionati della Regione - sottolinea il pentastellato -. Per il resto il nostro giudizio su questa finanziaria non cambia: la legge è addirittura peggiore di quella dello scorso anno, che era sì di cartone, ma che conteneva il chiaro messaggio di voler correre incontro ai siciliani. Qui l'unico messaggio che si coglie è la volontà dei deputati di portare a casa un contentino per il proprio territorio", conclude Di Caro. "Aspettiamo ancora -conclude Di Caro - di vedere il famoso ordine del giorno sui ristori alle categorie commerciali penalizzate dal Covid. Questo odg ci sembra un po' come la moglie del famoso tenente Colombo: ne parlano tutti, ma nessuno l'ha mai vista".

Sicilia, il Pd chiede le dimissioni di Musumeci

Contro Musumeci si è scagliato anche il Partito Democratico, attraverso le parole di Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd Sicilia: "Per quanto ci riguarda l'esperienza di Musumeci, in qualità di commissario all'emergenza Covid ma anche e soprattutto di presidente della Regione Siciliana, è giunta al capolinea: Musumeci devi dimetterti. Il Pd Sicilia da oggi avvia una mobilitazione continua, ritornerà nelle piazze per liberare Palazzo Orleans chiedendo in ogni sede le dimissioni del governatore". 

"Il terremoto che ha portato ieri Ruggero Razza a lasciare la poltrona di assessore alla Salute è solo l'ultimo tassello di una gestione disastrosa dell'emergenza pandemica in Sicilia - aggiunge - Auguriamo a Razza di uscire indenne dall'inchiesta giudiziaria, ma come Pd avevamo sollevato forti dubbi da subito. La mozione di censura parla chiaro e grida vendetta, così come il balletto di numeri di ieri (ancora una volta) sui contagi, da parte del dirigente generale Mario La Rocca. Con dati diffusi e inoltrati a Roma e subito dopo rettificati. La credibilità della Regione è sottozero. E di tutto questo sfascio il responsabile principale, unico, politicamente è solo uno: Nello Musumeci che ha ridotto la Regione ad una sua corte personale". 

La direzione regionale del Pd ha redatto un documento i cui punti principali sono: la richiesta al governo nazionale di rimuovere Musumeci dalla carica di commissario per l'emergenza Covid in Sicilia; le immediate dimissioni del presidente della Regione; l'avvio della raccolta firme e mobilitazione anche in piazze e strade per sostenere la richiesta di dimissioni; che Regione, Asp e Comuni avanzino richiesta di costituzione parte civile, al momento opportuno, in quanto danneggiati dai comportamenti scellerati che hanno negato la verità ai siciliano, compromettendo la credibilità dell'Istituzione regionale e il patto di leale collaborazione con lo Stato.

Due dei tre arrestati non hanno risposto al Gip

Non hanno risposto al Gip due dei tre arrestati nell'ambito dell'inchiesta sui dati falsificati sul Covid in Sicilia. Nell'interrogatorio di garanzia che si è tenuto oggi pomeriggio davanti al giudice per le indagini preliminari di Trapani Caterina Brignone, il dirigente del Dasoe (dipartimento per le attività sanitarie), Letizia Di Liberti, e il funzionario della Regione, Salvatore Cusimano, hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, mentre Emilio Madonia, dipendente della società che si occupa della gestione indormatica dei dati, ha invece deciso di chiarire, seppure per linee generali, la sua posizione.

I legali di Di Liberti, gli avvocati Fabrizio Biondo e Paolo Starvaggi hanno chiarito con una nota la scelta dell'indagata: "Chiede di essere interrogata al più presto dai magistrati di Palermo (ai quali ora gli atti dell'inchiesta saranno trasmessi per competenza territoriale, ndr), riservandosi di rispondere al giudice naturale. Solo nella mattinata - si legge ancora - è stata rilasciata la documentazione posta a fondamento dell'ordinanza del gip, per cui la dirigente nei prossimi giorni potrà chiarire e documentare l'assenza di qualsiasi ipotesi di reato. Di Liberti resta fiduciosa nell'operato dei magistrati che potranno tenere conto di nuovi ed incontrovertibili elementi di valutazione".

Madonia, che è assistito dall'avvocato Enrico Sorgi ed è l'unico ad aver risposto durante l'interrogatorio, avrebbe chiarito la sua posizione "nelle linee generali" perché, come spiega il suo difensore "i documenti con tutti i dati necessari gli sono stati sequestrati, appena ne rientrerà in possesso sarà disponibile a fornire tutti i chiarimenti". 

Intanto l'assessore alla Funzione pubblica della Regione siciliana, Marco Zambuto, rispondendo a distanza al parlamentare del Pd, Antonello Cracolici, ha fatto sapere che "la dottoressa Maria Letizia Di Liberti, con decorrenza dalla data della misura cautelare che la riguarda, è obbligatoriamente sospesa dal servizio in applicazione delle vigenti disposizioni. Il provvedimento, unitamente all'avvio del procedimento disciplinare, sarà adottato quando sarà notificata l'ordinanza che, ad oggi, non è stata trasmessa agli uffici".

Il gip di Trapani: ''Dati falsati per il consenso elettorale''

Nell'inchiesta è emersa la modalità con cui venivano gestiti i decessi per Covid. Il gip di Trapani, Cristina Brignone, parla di un "quadro sconcertante e sconfortante" e rimarca la "straordinaria gravità dei fatti" contestati, la "leggerezza e sottovalutazione del rischio che lasciano esterrefatti", i numeri che sembrano "estratti a sorte" e stigmatizza: "Lascia sgomenti il modo di fare degli indagati, del tutto dimentichi delle tragedie personali, famigliari e collettive che stanno ovviamente dietro quei numeri".

Secondo il gip gli indagati hanno "operato nell'ambito di un disegno più generale e di natura politica". Nello specifico "si è cercato di dare un'immagine della tenuta e dell'efficienza del servizio sanitario regionale e della classe politica che amministra migliore di quella reale e di evitare il passaggio dell'intera Regione o di alcune sue aree in zona arancione o rossa, con tutto quel che ne discende anche in termini di consenso elettorale per chi amministra".

Un quadro a cui si va ad aggiungere una diffusa disorganizzazione e un ''assoluto caos'' negli uffici incaricati di raccogliere i dati ai quali si sarebbe "sommato il dolo di organi amministrativi e politici ai vertici dell'organizzazione regionale", come scrive ancora il giudice, parlando anche di una "dimensione reale che appare sfuggita agli stessi soggetti che alterano i dati". Come riportato dal giudice, dalle conversazioni emerge una quotidiana ricerca della quadratura dei conti. Morti aggiunti, tolti, spostati o addirittura ''rateizzati'' come i 140 mai comunicati e che l'indagata Di Liberti voleva rendere noti ''cinque al giorno''.

Intanto  dirigente generale del Dasoe, Maria Letizia Di Liberti, oltre ad essere finita agli arresti domiciliari, è stata anche sospesa dal servizio, come riportato dall'assessore alla Funzione pubblica della Regione siciliana, Marco Zambuto: "La dottoressa Maria Letizia Di Liberti, con decorrenza dalla data della misura cautelare che la riguarda, è obbligatoriamente sospesa dal servizio in applicazione delle vigenti disposizioni. Il provvedimento, unitamente all'avvio del procedimento disciplinare, sarà adottato quando sarà notificata l'ordinanza che, ad oggi, non è stata trasmessa agli uffici". 

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