Sabato, 24 Luglio 2021
La scheda

Cos'è il Concordato del 1984 tra Stato e Chiesa

Da dove arriva l’accordo che regola i rapporti tra Italia e la Santa Sede e che secondo una lettera del “ministro degli Esteri” del papa rischia di venire violato dal ddl Zan

La firma del Concordato tra Stato italiano e Vaticano nel 1984 (foto Archivio Ansa)

Per il Vaticano il ddl Zan sull'omotransfobia "violerebbe in alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato", il documento sottoscritto nel 1984 dall'allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e dal segretario di Stato vaticano Agostino. L'accordo modifica il precedente Concordato sottoscritto nel 1929 nell'ambito dei Patti Lateranensi per regolare i rapporti tra Chiesa e Governo e porre fine alla "questione romana", il conflitto nato tra la Santa Sede prima con il movimento nazionale italiano e poi con lo Stato unitario per la sovranità su Roma, ed esploso a partire dal 1870 con la breccia di Porta Pia e la fine dello Stato Pontificio. La successiva "legge delle guarentigie", promulgata nel 1871 dal Regno d’Italia per disciplinare i rapporti con la Santa Sede, fu considerata inaccettabile da Pio IX in quanto unilaterale. Dopo decenni di tensioni, nel 1929 si arrivò ai Patti Lateranensi, sottoscritti da Benito Mussolini e dal cardinale Pietro Gasparri, che oltre a riconoscere tramite un Trattato l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede, fondando lo Stato della Città del Vaticano, andavano a regolamentare con il Concordato "le condizioni della religione e della Chiesa in Italia". In allegato al Trattato vi era anche una Convenzione finanziaria che risarciva i danni materiali subiti con la perdita del potere temporale dalla Santa Sede da parte italiana. 

Il Concordato del 1929 e la revisione nel 1984

Con il Concordato del 1929 la religione cattolica diventa l'unica religione di Stato. Previste inoltre diverse misure, come ad esempio gli effetti civili del matrimonio religioso e l'esenzione del clero dal servizio militare, come pure l'istituzione dell'insegnamento della dottrina cattolica quale "fondamento e coronamento" dell'istruzione pubblica. Con la nascita della Repubblica, i Patti Lateranensi sono stati riconosciuti dalla Costituzione italiana, che all’articolo 7 recita: "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale". 

Nel 1984 viene firmato il nuovo accordo tra la Repubblica e la Santa Sede, a conclusione di "una lunga e laboriosa trattativa" iniziata quasi un decennio prima, come ricorda una nota pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con obiettivo "l'adeguamento del regolamento”, tramite "molteplici e sostanziali innovazioni al Concordato del 1929", alla luce del "processo di trasformazione politica e sociale verificatosi in Italia negli ultimi decenni e degli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II". Tra le novità il superamento del "principio originariamente richiamato dai Patti Lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano", l'ora di religione cattolica nelle scuole non più obbligatoria ma facoltativa, l'istituzione dell'8 per mille per devolvere alla Chiesa cattolica parte del gettito Irpef.

L'articolo 2 del nuovo testo (conosciuto anche come Accordo di Villa Madama) richiama le "garanzie in ordine alla missione salvifica, educativa e evangelica della Chiesa cattolica", con la Repubblica italiana che "riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica".

Il ddl Zan viola il Concordato?

Secondo la nota verbale inviata all’ambasciata italiana presso la Santa Sede da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, il ddl Zan contro le discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo violerebbe il Concordato, proprio per quanto riguarda le disposizioni all'articolo 2. Secondo i passi della lettera riportati dal Corriere della Sera, "alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato". Il comma 1 è quello che riconosce alla Chiesa massima "piena libertà" di "organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale" mentre il comma 2 garantisce ai cattolici "piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Principi che, secondo l’interpretazione di quella lettera, con il ddl Zan potrebbero essere a rischio. 

L'articolo 4 della proposta di legge Zan chiarisce che "sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime conducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti". Lo stesso Alessandro Zan ha più volto ricordato che la libertà di espressione non viene messa in discussione con la sua proposta di legge. In un'intervista a Today spiegò: "Se io dico che l'omosessualità è un peccato è un'opinione, se dico che la vera famiglia è formata da mamma e papà è un'opinione, dire che i gay devono morire tutti, non è più una opinione".

Tra gli altri punti sollevati dalla lettera arrivata dal Vaticano c’è l'articolo 7 del disegno di legge, sull'istituzione della "Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia" il 17 maggio, giorno in cui nel 1990 l'Oms cancellò l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali. La ricorrenza impegnerebbe le scuole, insieme alle amministrazioni pubbliche, ad organizzare "cerimonie, incontri e ogni altra attività utile" in occasione del 17 maggio, senza esentare quelle cattoliche. 

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