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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Redazione Today

Congedo di paternità? Macché, stavamo scherzando

L'estensione del congedo di paternità a tre mesi non ci sarà. Il governo si era impegnato a farlo ma la misura non ha ricevuto i fondi necessari, come ha denunciato la deputata del Pd Giuditta Pini, che da tempo si occupa di questo tema.

"Durante la discussione sul Family Act ero riuscita a impegnare il governo a portare gradualmente il congedo di paternità a 90 giorni. Eravamo forti di una grande spinta da parte dell’opinione pubblica e delle persone più giovani - ha scritto Pini su Instagram - Il tema era arrivato anche ai pieni più alti della politica e la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti disse durante il G20 che stava lavorando insieme al Parlamento per portare il congedo a 3 mesi. Dopo che si è guadagnata un po' di titoli di giornali però, tutto è stato cancellato".

Il congedo di paternità è stato accantonato dal governo

Già mesi fa Pini aveva definito quell'impegno "una piccola grande vittoria" che però avrebbe avuto bisogno per diventare realtà di fatti concreti, ossia fondi e decreti attuativi. Un impegno che alla fine il governo ha accantonato. Portare il congedo di paternità obbligatorio dagli attuali dieci giorni ai 90 giorni proposti da Pini sarebbe costato 1,5 miliardi. "Difficile, ma non impossibile visto che si trattava di ristabilire un principio di equità sociale", ha sottolineato la deputata dem. "Sarebbe stato apprezzabile se la ministra Bonetti si fosse assunta le sue responsabilità e avesse pubblicamente spiegato perché il governo non aumenterà di un solo giorno il congedo di paternità", è la stoccata finale di Pini. "La mia legge per portarlo a 120 giorni è ancora lì. La battaglia è appena iniziata". 

"Siamo alle solite: quando si tratta di provvedimenti che sarebbero migliorativi della vita delle donne – anche se in questo caso sarebbero gli uomini i primi beneficiari – i soldi non si trovano mai. Non si trovano per costruire nidi e scuole dell’infanzia; non si trovano per potenziare i servizi di cura delle persone anziane e non autosufficienti; non si trovano per fare educazione sessuale e relazionale nelle scuole. Non si trovano e neanche si cercano, se non per distribuire soldi a pioggia con assegni unici che non portano a cambiamenti strutturali", ha commentato su Instagram per lasvolta.it la scrittrice e attivista Giulia Blasi.

Sia sotto al post di Pini sia sotto a quelli di Blasi i commenti sono quasi tutti di utenti donne. Anche su Twitter la maggior parte dei commenti alla notizia della scomparsa dall'orizzonte dell'estensione del congedo di paternità a 90 giorni arriva da donne. Qualche tempo fa su Change.org è stata lanciata una petizione per chiedere il congedo di paternità esteso a tre mesi. A farlo era stato proprio un papà, Girolamo Grammatico, autore anche di diversi libri sull’argomento (Padri e figlie: allenarsi alla parità di genere e #Esserepadrioggi), dicendo: "È ingiusto che i padri non possano occuparsi dei figli e delle figlie nei primi fondamentali mesi di vita ed è ancor più ingiusto che quei mesi siano a carico delle madri!". Anche lì, però, la maggior parte dei commenti arriva da donne. Il congedo di paternità è una misura che interessa i padri ma in Italia a parlarne sono sopratutto le donne. Chissà perché…

Facciamoci bastare quei 10 giorni? 

La pandemia ha ostacolato ancora di più l'inclusione economica delle donne e accentuato le loro difficoltà. Secondo un'indagine di qualche mese fa di WeWorld Onlus e Ipsos 1 donna su 2 ha visto peggiorare la propria situazione economica a causa di Covid-19 e 1 lavoratrice su 2 ha paura di perdere il proprio posto di lavoro. In Italia sono ancora le donne a farsi carico principalmente delle attività di cura dei minori e, come ricordato dall'Osservatorio dell'Università Cattolica, tra il 2015 e il 2019 oltre l'80% dei beneficiari dei congedi parentali sono stati donne, anche se nello stesso periodo la quota di padri che ne ha usufruito è aumentata dal 15 al 21%. Tra il 2015 e il 2019 è aumentato anche il numero dei padri beneficiari del congedo di paternità, passato da 83mila a 136mila (+64%).

In Europa, come accade su tanti altri tempi, gli altri Paesi sono già più avanti dell'Italia. Da noi il congedo di paternità è stato introdotto soltanto nel 2012, in seguito a una direttiva europea emessa due anni prima. Dall'iniziale unico giorno previsto (!) si è arrivati nel tempo agli attuali dieci giorni. Il congedo di paternità è presente in quasi tutti i paesi europei. In Spagna ad esempio il congedo di paternità è stato equiparato a quello di maternità ed entrambi i genitori hanno diritto a 16 settimane di congedo. In Francia recentemente il congedo è stato praticamente raddoppiato.

Quando arriverà il momento di fare veramente qualcosa? Gli impegni, come si è visto, restano belle parole se non sono seguiti dai fatti. E il fatto è che ancora una volta le donne vengono lasciate sole, mentre il mondo va da un'altra parte.

Hanno fatto molto discutere gli ultimi dati dell'Istat sull'andamento demografico in Italia. Tra le donne della generazione del 1980 una su quattro è senza figli e nel 2020 il numero medio di figli per donna è sceso a 1,24 rispetto all'1,44 degli anni 2008-2010, quelli del massimo relativo della fecondità. Le donne diventano madri per la prima volta sempre più tardi: nel 2020 l'età media alla nascita del primo figlio si attesta a 31,4 anni.

Di anno in anno, continuiamo a leggere report simili che prospettano un futuro sempre più difficile per l'Italia ma alla fine sembra ci sia sempre qualcosa di più importante da sistemare prima. In una sorta di eterno giorno della marmotta, tutti vedono l'enorme, gigantesco "elefante nella stanza" ma si continua a rimandare (e nel frattempo magari si incolpano le donne per il crollo delle nascite perché anziché stare a casa a fare figli osano studiare, cercano un lavoro, lottano per tenerselo, si impegnano per autoderminarsi ed essere indipendenti). Oggi l'elefante è ancora lì, in bella vista. Però anche oggi ce ne occuperemo domani. Al prossimo impegno.

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