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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cosa dicono i numeri

Come vanno i contagi nei Paesi con il lockdown per i non vaccinati

Germania, Austria e Olanda sembrano essere riusciti a invertire l'ondata dei nuovi casi dovuta alla circolazione della variante Omicron, dopo l'introduzione di forti restrizioni

Con la quarta ondata della pandemia che non accenna a placarsi, favorita dall'elevata contagiosità della variante Omicron, i governi europei mantengono la linea rigorosa puntando al contempo sulla campagna vaccinale con le terze dosi. L'indice dei contagi è in ascesa da qualche giorno in tutti gli Stati del vecchio continente, anche se la nuova mutazione sembra essere meno pericolosa e mortale di altre varianti del Sars-CoV-2, con meno probabilità di infettare e danneggiare i polmoni (secondo i risultati ancora preliminari di sei diversi studi, di cui abbiamo parlato qui).

Alcuni Paesi sembrano tuttavia essere riusciti a invertire l'ondata dei nuovi casi. Sono quelli che nelle scorse settimane hanno introdotto forti restrizioni alla popolazione non vaccinata: Germania, Austria e Olanda. Lasciamo che a parlare siano i numeri.

I contagi in Germania dopo le restrizioni

In Germania, il 2 dicembre scorso l'allora governo di Angela Merkel ha deciso che solo i vaccinati e i guariti dal covid possono accedere a bar, ristoranti, cinema, eventi culturali, musei e negozi non essenziali. È di fatto un semi lockdown per i non vaccinati, che possono andare solo al lavoro, al supermercato e in farmacia, secondo la regola del 2G, ovvero "geimpft o genesen" (vaccinati o guariti). Nuove limitazioni per contenere la diffusione del coronavirus sono entrate in vigore il 28 dicembre, con regole che vietano ai vaccinati o guariti dal covid di organizzare feste e incontri privati al chiuso o all'aperto con più di dieci persone (il limite scende a due nel caso in cui partecipino persone non vaccinate). 

Com'è andata? Nel complesso, in questa nuova fase la Germania ha fatto progressi nel contenimento dell'epidemia rispetto ad alcune settimane fa. Dopo un picco di nuovi casi positivi tra fine novembre e inizio dicembre, nel lasso di tempo tra il 2 dicembre e il 26 dello stesso mese i contagi giornalieri sono passati da quasi 74mila a 10.100. Secondo il Robert Koch Institute, l'incidenza settimanale è arrivata il 26 dicembre a 220,7 per 100mila abitanti, mentre il 25 dicembre era pari a 242,9 e la settimana precedente era a 315,4.

Come va l'epidemia in Austria dopo il lockdown

Anche l'Austria ha introdotto una sorta di nuovo lockdown nazionale che è stato in vigore dal 22 novembre al 12 dicembre. Il risultato è stato un crollo dell'incidenza settimanale, da oltre 1.100 casi per 100mila abitanti a meno di 300. A fine novembre il Paese aveva registrato un picco massimo di 15.365 nuovi contagi, mentre dall'1 al 3 gennaio 2022 la media è stata poco superiore ai tremila casi al giorno.

Da lunedì 20 dicembre può entrare in Austria senza restrizioni solo chi ha già ricevuto la terza dose di vaccino. Non solo, perché a partire dal 27 dicembre tutti i locali di ristorazione chiudono alle 22. E dal 1° febbraio 2022 l'Austria diventerà il primo Stato dell'Unione europea a imporre l'obbligo vaccinale generalizzato, che avrà durata di due anni e prevederà multe fino a 3.600 euro per i trasgressori.

E i numeri in Olanda

Come in Austria e in Germania, a fine novembre il lockdown è stato introdotto anche in Olanda. Nonostante il Paese conti sull'85% di vaccinati, hanno chiuso bar, cinema, ristoranti e musei, con le scuole in vacanza fino al 9 gennaio. Poi, dallo scorso 19 dicembre, sono state imposte ulteriori restrizioni per frenare la rapida diffusione di Omicron, chiudendo le scuole per tre settimane (riapriranno il 10 gennaio) e tutti i negozi non essenziali, i luoghi culturali e di intrattenimento fino al 14 gennaio.

Due mesi fa i Paesi Bassi registravano una media di 20mila casi giornalieri. Il 20 dicembre, a circa un mese dal ritorno delle restrizioni, i contagi sono passati a 12mila. Il 3 gennaio sono risultate positive circa 14.623 persone rispetto alle 11.440 di una settimana prima, con il tasso medio di infezione che è tornato quindi a crescere per il sesto giorno consecutivo.

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