Sabato, 27 Febbraio 2021

Contagi, ricoveri e terapie intensive: cosa è cambiato oggi rispetto ad aprile

I dati dei contagi sono simili a quelli della scorsa primavera, ma rispetto ad allora siamo migliorati nel tracciamento e abbiamo il doppio dei posti per assistere i malati gravi. Però è bene non farsi illusioni: il virus è sempre lo stesso

Foto di repertorio

Ieri in Italia sono stati registrati 4458 nuovi casi di coronavirus: non erano così tanti dallo scorso 11 aprile quando, in pieno lockdown, i contagi furono 4694. Sui social- come da prassi - non sono mancate le polemiche per il modo con cui le notizie relative alla pandemia vengono trattatte dai media italiani. Insomma, dobbiamo davvero preoccuparci o la situazione è tutto sommato sotto controllo e ad esagerare sono solo i giornali? Vediamo come  stanno le cose.

Coronavirus, cosa è cambiato oggi rispetto ad aprile

Il fatto che ad aprile la situazione sanitaria fosse molto diversa è un dato di fatto: i morti causa Covid, per citare il dato più eclatante, furono 619 contro i 22 di ieri.

I pazienti in terapia intensiva erano 3.381 mentre oggi sono 358. Anche il numero dei ricoverati con sintomi non è nemmeno lontanamente paragonabile: 28.144 contro 3.925. La nostra capacità di trovate i nuovi positivi è migliorata notevolmente: l’11 aprile erano stati appena processati appena 56.609 tamponi, meno della metà di quanto riusciamo a fare oggi. E ancora: il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati era dell’8,3% ieri si è attestato al 3,5%. Infine, la capacità di assistere i malati gravi è nettamente aumentata: all’inizio della pandemia i posti in terapia intensiva erano poco più di 5mila, oggi superano i 10mila.

Coronavirus, perché dobbiamo preoccuparci

Tutto bene? Insomma. Sebbene la situazione non sia paragonabile a quella del periodo peggiore della pandemia i numeri di oggi sono tutt’altro che rassicuranti. Intanto va evidenziato come ad aprile, in seguito al lockdown, il numero delle persone ricoverate in terapia intensiva aveva imboccato la fase discendente, mentre ora la curva sta lentamente (ma inesorabilmente) risalendo.

Anche il numero dei ricoveri è ormai da settimane in lieve ma costante aumento. La situazione negli ospedali è ancora sotto controllo, ma qualche segnale di stress inizia  già ad esserci. Secondo Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute, negli ospedali di Lazio e Campania i posti nelle terapia subintensive “si stanno saturando già adesso”.

Il rapporto tra tamponi e casi testati

E poi c’è quel numerino, il rapporto tra tamponi e contagi rilevati che rappresenta una spia da non trascurare Nei mesi di marzo ed aprile spesso e volentieri questo valore superava il 10%. Ciò vuol dire che il sistema sanitario riusciva ad intercettare solo una parte delle persone positive al coronavirus che difatti erano in numero molto superiore rispetto ai casi ufficialmente registrati. 

Con il lockdown e il crollo dei casi la situazione è radicalmente migliorata, ma come ha segnalato ieri la Fondazione Gimbe “da metà luglio i nuovi casi settimanali sono più che decuplicati (da poco oltre1.400 a più di 17.000), con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 4%”.

coronavirus rapporto tamponi casi testati-2

Insomma, rischiamo di perdere ancora una volta il contatto con l’epidemia. "L’incremento del rapporto positivi/casi testati – ha spiegato il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta - conferma che il virus circola in maniera più sostenuta: per questo nelle Regioni dove supera il 5% è cruciale potenziare le attività di testing&tracing".

Non siamo (ancora) nelle condizioni di marzo e aprile e oggi possiamo contare su un bagaglio di mezzi ed esperienze che nella prima fase dell’epidemia semplicemente non avevamo. Ma è bene anche non farsi illusioni: il virus - come ripetono spesso i virologi - è sempre lo stesso.

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