Martedì, 22 Giugno 2021
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"Con la riapertura delle scuole casi in aumento del 24% in un mese"

Secondo uno studio pubblicato su Lancet l'impatto delle scuole nella diffusione del virus potrebbe essere tutt'altro che marginale come ha invece sempre assicurato la ministra Azzolina. Ma anche su questo tema gli esperti si dividono

Foto di repertorio

Quanto incidono le scuole nell’aumento dei casi di coronavirus? Il tema è da tempo dibattuto, ma finora i (pochi) dati disponibili – almeno nel nostro Paese – non ci hanno aiutato granché. Al 10 ottobre, secondo il ministero dell’Istruzione, gli studenti contagiati erano 5793 (pari allo 0,08 per cento) del totale, mentre altri 1020 casi si contavano tra i docenti (lo 0,133 del totale). Per la ministra dell’Istruzione Azzolina quei dati costituivano la riprova che la scuola poteva dirsi sicura, ma come ha fatto notare il quotidiano 'Domani' quei dati si riferivano a questionari che la stessa Azzolina aveva "chiesto ai presidi di inviarle di tanto in tanto e che non rappresentano un campione statistico reale, visto che sono affidati alla buona volontà”. Non solo: quel dato dei contagi “per altro era molto superiore alla percentuale di contagio della popolazione nazionale che era a quel giorno dello 0,05%".

Le omissioni della ministra Azzolina

Una settimana dopo la stessa Azzolina aveva comunicato su facebook che i focolai nella scuola erano scesi in una settimana dal 3,8 al 3,5 per cento del totale. "L'istituto superiore di sanità – scriveva la ministra - conferma che dentro le scuole il rischio di trasmissione del virus continua ad essere molto molto basso".  

Analizzando il report dell’Iss Azzolina aveva però omesso un dato fondamentale: e cioè che il numero dei focoali era sceso in tutta Italia da 1.749 a 1.286, una diminuizione – osservava l’Iss "probabilmente dovuta al forte aumento di casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico". A ben vedere dunque il numero dei focolai era in apparenza sceso solo perché le regioni non riuscivano più a rintracciare i contatti dei positivi.

Quando incide la scuola sui contagi: lo studio su Lancet

La realtà è che ad oggi è difficile dire quanto abbia inciso la scuola nell’impennata dei casi, dal momento che l’Iss non ha mai diffuso i dati relativi alla tramissione dei contagi nella seconda ondata. Ci sono però due ricerche – di segno opposto – che ci possono aiutare. La prima è stata pubblicata su Lancet e tradotta parzialmente su Medical Fatcs, il sito fondato dal virologo Roberto Burioni. I ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno analizzato l'impatto dei diversi provvedimenti sui contagi dopo avere studiato quanto accaduto in 131 Paesi. Secondo  gli studiosi "la chiusura delle scuole da sola potrebbe ridurre la trasmissione del 15% dopo 28 giorni e la riapertura delle scuole potrebbe aumentare la trasmissione del 24% dopo 28 giorni".

"La chiusura delle scuole – si legge - è stata ampiamente adottata in precedenza per controllare i focolai di influenza e le pandemie, ed è stato dimostrato che riduce e ritarda i picchi di epidemie. Per Sars-Cov-2, il ruolo dei bambini nella trasmissione non è ancora chiara” avvertono i ricercatori che poi citano un’altra ricerca cinese secondo cui “lachiusura delle scuole da sola non potrebbe interrompere la  trasmissione, ma potrebbe potenzialmente ridurre il picco di incidenza del 40-60% e ritardare l'epidemia di Covid-19".

Nature: "Focolai contenuti, i bambini trasmettono meno il virus"

In un articolo su Nature si arriva invece a conclusioni in parte diverse. Secondo l'autore Dyani Lewis, a un mese dalla riapertura negli oltre 65mila istituti scolastici italiani si contavano 1.212 focolai, il 93% dei quali con un solo caso di infezione. Tuttavia, viene chiarito, “non è chiaro quanto spesso i focolai che hanno origine nelle scuole contribuiscano alla trasmissione del virus nella comunità”. Nature ipotizza che i focolai nelle scuole siano in numero contenuto perché i bambini, specialmente quelli di età inferiore ai 12-14 anni, “sono meno suscettibili alle infezioni rispetto agli adulti”.  Inoltre, una volta infettati, i bambini piccoli, compresi quelli di età compresa tra 0 e 5 anni, hanno meno probabilità di trasmettere il virus ad altri. Detto ciò, nell’articolo viene sottolineato il fatto che nelle scuole “il rischio di infezione è basso soprattutto quando la trasmissione nella comunità è bassa”. Se il virus corre anche la scuola paga dazio.  

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