Sabato, 6 Marzo 2021
Cautele

Perché il contagio in Italia (forse) è di nuovo in aumento

L'epidemiologo Cesare Cislaghi ha studiato i numeri dei positivi usando l'indice di replicazione diagnostica che delinea un quadro un po' diverso da quello del ministero. Sandra Zampa contro gli assembramenti: "In tanti non hanno capito"

Con l'inizio di febbraio l'Italia si tinge di giallo. Sono in area arancione ormai "solo" le Regioni Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e la Provincia Autonoma di Bolzano. Tutte le altre Regioni e Province Autonome sono in area gialla. Ritornano quindi gialle anche Emilia Romagna, Marche e Veneto. Nessuna regione in zona rossa al momento. Come vanno le cose sul fronte del contagio?

Gli indici secondo cui il contagio è in crescita

C'è al momento una situazione di sostanziale stabilizzazione. Il colore giallo a così tante regioni rischia però di essere stata troppo anticipato, secondo gli esperti dell’Associazione italiana di epidemiologia, l’Aie. Cesare Cislaghi è un punto di riferimento, non certo da oggi. 77 anni, ha lavorato all’Istituto di statistica medica e biometria di Milano. In passato ha presieduto l’Associazione italiana di epidemiologia. Cislaghi ha studiato i dati del contagio in Italia usando altri indicatori che delineano un quadro un po' diverso da quello del ministero. Nessuna critica, solo il desiderio di dare un contributo. 

"È troppo presto per togliere alle regioni il rosso e l’arancione. Questo dal punto di vista epidemiologico" dice l'esperto al Corriere della Sera, pur comprendendo la voglia di mettersi alle spalle i mesi più duri della seconda ondata. Quali sono in sintesi i dati che preoccupano? "Se il ministero, anziché l’indice Rt, prendesse in considerazione l’indice Rdt utilizzato in Germania dall’istituto Robert Koch, che lo chiama numero di riproduzione, calcolato sui nuovi positivi, avremmo potuto verificare che nello stesso giorno in cui è stato firmato il decreto, il valore è tornato sopra l’unità dopo 13 giorni in cui si era mantenuto costantemente al di sotto".

L’indice Rdt, o «indice di replicazione diagnostica», a differenza dell’Rt, che è basato sulla data di inizio dei sintomi ed è l’indice utilizzato in Italia, l’Rdt non prende in considerazione il momento dell’avvenuto contagio, bensì la data della diagnosi di positività (basata sui tamponi).  Questo indice permette di conoscere la percentuale di diagnosi di positività che vengono notificate dopo un certo intervallo di tempo (lag) dalle precedenti diagnosi già notificate. Questo indice quindi può considerarsi un tasso di replicazione basato sulle date di notifica e capace di individuare valori differenti tra gruppi di diagnosi. Questo indice RDt si può calcolare su qualsiasi evento e, a differenza dell’Rt, considerando i nuovi contagi non utilizza le date di inizio sintomi, bensì le date di certificazione della positività: misura quanto crescono le diagnosi di positività dopo un certo numero di giorni.

"Sia l’incidenza media giornaliera dell’ultima settimana, 24-30 gennaio, sia il rapporto tra questa e l’incidenza della settimana precedente, appunto l’Rdt, non sembrano concordare con le decisioni prese. Tredici regioni hanno questo indice di replicazione superiore ad uno e quasi tutte le rimanenti, tranne Valle d’Aosta e Sicilia, lo hanno comunque in crescita".

Gli assembramenti nel weekend e la zona gialla

"Tanti non hanno ancora capito, soprattutto i più giovani, e questa è una grande sconfitta collettiva della nostra società. Sindaci e amministratori locali devono esercitare un fortissimo controllo del territorio, anche istituendo tavoli specifici presso le prefetture. Non deve passare il messaggio che si possano violare i divieti senza conseguenze. D`altra parte, se ci atteniamo ai criteri scelti, non possiamo prolungare le chiusure, dobbiamo tenere conto anche delle conseguenze sociali ed economiche". Sono le parole di Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, intervistata dalla Stampa sugli assembramenti segnalati nel weekend in varie città italiane. "Le polemiche sul cambio di colore di lunedì? Dispiace per chi ha dovuto annullare le prenotazioni o aveva già fatto la spesa - prosegue - ma è una protesta che non ha senso: bastava verificare la scadenza dell`ordinanza precedente, che era ieri. Quindi è ovvio che la nuova parta da oggi. Magari cittadini ed esercenti non sono tenuti a leggere nel dettaglio i provvedimenti, gli amministratori delle Regioni sì".

Scuole aperte da oggi in tutte le Regioni tranne che in Sicilia

Si torna in aula. Scuole aperte da oggi in tutte le Regioni tranne che in Sicilia. Dopo mesi di Didattica a distanza al 100%, proteste, sioperi e occupazioni, dunque potranno tornare in presenza gli studenti delle seconde-terze medie e delle superiori di Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Veneto, Sardegna, Calabria, Campania e Puglia, anche se con una percentuale del 50% e al Sud (Puglia, Campania, Calabria) con la possibilità per le famiglie di scegliere se mandare i figli in classe o farli ancora collegare al Pc. In Sicilia, che venerdì era passata da rossa ad arancione e sembrava orientata a riaprire oggi tutte le scuole, ripartono invece solo II e III classi delle medie, mentre le attività scolastiche delle secondarie di secondo grado proseguono in Dad fino al 7 febbraio.

Più di 1 milione di studenti tornano oggi sui banchi: 976.668 quelli della secondaria di secondo grado delle 7 Regioni, ai quali si aggiungono i ragazzi delle II e III classi delle medie della Sicilia (circa due terzi dei 144.974 totali delle medie in quella regione). Le altre Regioni avevano già ripreso - se pur con difficoltà e in molti istituti "a singhiozzo" - le lezioni in aula: i primi a tornare a scuola dopo le vacanze di Natale, il 7 gennaio, erano stati gli studenti delle Province autonome di Trento e Bolzano; l'11 gennaio era stato il turno di Valle d'Aosta, Toscana e Abruzzo; il 18 gennaio di Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Molise; infine, il 25 gennaio, avevano ripreso Lombardia, Liguria, Marche, Umbria e Campania (solo le medie).

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