Sabato, 5 Dicembre 2020

Dpcm e palestre: il mortificante rinvio di 7 giorni è una sconfitta per tutti

Il premier Conte l'ha detto chiaro e tondo: "Daremo una settimana per adeguare i protocolli e verificarne il rispetto". Parole mortificanti per un settore intero, certo, ma anche per la concezione del ruolo dello Stato che rivelano: così non va

"Per le palestre c'è stato un intenso dialogo anche con il Cts, abbiamo notizie varie e contrastanti. Molto spesso i protocolli sono rispettati, altre volte no. Daremo una settimana per adeguare i protocolli e verificarne il rispetto. Se avverrà non ci sarà ragione di chiudere le palestre altrimenti la settimana prossima saremo costretti a sospendere anche le palestre e le piscine". Le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi domenica sera, hanno lasciato molti perplessi.

"7 giorni di tempo alle palestre"

Le parole di Conte sono mortificanti per un settore intero, certo, ma anche per la concezione del ruolo dello Stato che rivelano. Lo Stato deve fare rispettare le regole, senza scaricare quote di responsabilità sui cittadini anche in questo caso. Dare sette giorni di tempo agli imprenditori che gestiscono palestre e piscine per adeguarsi, dimostra di approvare in fondo un ruolo punitivo da parte delle istituzioni.

Tutto mentre migliaia di operatori del settore hanno speso soldi (spesso tanti soldi), per adeguare le proprie strutture ai protocolli richiesti, regolando gli ingressi con il doveroso contingentamento, investendo nelle apparecchiature per la sanificazione dei locali e via dicendo. E ora si ritrovano, manco fossero piccoli alunni indisciplinati, con un "avvertimento" - tra l'altro vago e indefinito - che aleggia su di loro, a rischio chiusura, tutti quanti, per le colpe di pochi. Non è un'indiscrezione la possibile chiusura, l'ha detto in diretta nazionale, a reti pressoché unificate, il presidente del Consiglio dei ministri (sempre che le parole abbiano un peso, a volte il dubbio sorge). 

Sfugge a molti un punto che è invece essenziale: lo Stato non può e non deve minacciare chi non rispetta le norme vigenti. Ha invece il compito di far rispettare le regole, multando, sanzionando, disponendo pene ancora più gravi in certi casi, ma ponendosi a difesa di tutti coloro che le regole le rispettano. Se invece si minacciano chiusure generalizzate di palestre a casaccio perché ce ne sono alcune che non rispettano le norme, il governo guidato da Giuseppe Conte ammette inconsapevolmente di non poter garantire il controllo del territorio. Una sconfitta, per tutti.

Focolai nelle palestre non ce ne sono

Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora lancia un appello: "Fate attenzione e rispettate al massimo le regole, in palestra come in qualsiasi altro luogo. È un momento davvero critico, non abbiamo ancora vinto la nostra guerra contro il coronavirus. [...] Abbiamo chiesto già tanti sacrifici al mondo dello sport, tra i settori più colpiti dall'epidemia, soprattutto abbiamo chiesto ai gestori investimenti cospicui per il rispetto doveroso di rigide misure". Spadafora, che si è battuto - sostiene - per evitare una stretta sulle palestre,  aggiunge: "Ho pensato non solo ai tanti gestori e ai lavoratori sportivi e a quanti frequentano le palestre per il proprio benessere psico-fisico ma anche ai tantissimi giovani, ragazze e ragazzi, che sono messi a dura prova dalle regole imposte dall`emergenza sanitaria e che trovano proprio nelle ore che trascorrono facendo sport un momento importante di sfogo e relax, essenziale per il loro equilibrio".

Il ministro ha spiegato poi che "nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all'allenamento individuale nei luoghi controllati", e che a suo parere "sarebbe stato peggio spingere migliaia di appassionati e di giovani nei parchi cittadini piuttosto che proseguire in luoghi che rispettano regole e protocolli".  La volontà quindi è quella di tenere aperte palestre, piscine e centri sportivi con i loro rigorosi protocolli e in tutta sicurezza. Da oggi però per palestre e piscine iniziano 7 giorni sotto esame: con il dubbio che, se i numeri del contagio peggioreranno ancora, siano destinate a finire nel mirino.

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