Domenica, 7 Marzo 2021

Conte e Di Maio in Libia per liberare i pescatori sequestrati

Il premier e il ministro degli Esteri sono volati a Bengasi: l'obiettivo è riportare a casa i 18 marittimi prigionieri delle forze di Haftar dallo scorso 1 settembre

Liberati i pescatori italiani (Foto Ansa)

A oltre 100 giorni dal sequestro, è arrivato il giorno della svolta per i 18 pescatori (di cui 8 italiani) di Mazara del Vallo, prigionieri con i loro due pescherecci in Libia. Il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio sono volati a Bengasi per sbloccare la situazione: proprio per questo motivo il premier ha deciso di posticipare il vertice con la delegazione di Iv, capitanata dal leader ed ex premier Matteo Renzi, inizialmente in programma per questa mattina alle 9 e poi posticipato alle 19 di questa sera. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha commentato la notizia, criticando le tempistiche con cui ha agito l'esecutivo:  ''Oggi sono 108 giorni dal sequestro, con comodo...''.

Le famiglie dei pescatori: "Per noi oggi è Natale"

"Per noi già oggi è Natale". La signora Maria ha la voce rotta mentre parla con i cronisti fuori Montecitorio. Suo marito, uno dei pescatori sequestrati, sta finalmente tornando a casa. Gaspare Salvo aspetta il rientro di suo padre. "Eccolo è questo qua, quello con la maglietta rossa e blu. Bernando Salvo, mio padre", dice indicando la foto di gruppo dei pescatori liberati. "Questo è il regalo di Natale più bello. L'importante è vedere che mio padre sta bene, siamo tutti felici. E' il regalo più bello, non ci sono parole. Non vedo l'ora di abbracciarlo".

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"E' il più bel regalo di Natale che potessi mai ricevere. Ringrazio tutti. Dopo tutti questi mesi potrò riabbracciare mio figlio. Non vedo l'ora". A dirlo è Rosa Ingargiola, 73 anni, la mamma di Pietro Marrone, il comandante del Medinea, commentando la notizia della liberazione dei 18 pescatori, sequestrati dallo scorso 1 settembre dalle milizie di Haftar. "Me lo ha detto stamattina mio genero - racconta -. Era titubante, non voleva darmi un'altra illusione. Invece adesso abbiamo ricevuto la conferma ufficiale. Sono tutti insieme, sono liberi. In queste lunghe settimane di disperazione spesso non ho creduto che questo momento potesse arrivare. Ringrazio tutti davvero. Ora voglio solo riabbracciarlo".

In mattinata erano arrivate le dichiarazioni di speranza di Leonardo Gancitano, uno degli armatori dei due pescherecci di Mazara del Vallo: "Aspettiamo. In questo momento non possiamo aggiungere altro.  Sono scaramantico. Non voglio dire nulla fin quando non abbiamo certezze. Non vogliamo festeggiare prima anche perché se non fosse vero sarebbe uno schiaffo terribile".

"Era ora! Aspettiamo la conferma ufficiale della liberazione dei 18 pescatori. L'Intera comunità li sta aspettando": questa la reazione di Salvatore Quinci il sindaco di Mazara del Vallo commentando la notizia del blitz in Libia del premier Giuseppe Conte."Siamo davvero felici - dice il sindaco- sappiamo che questi sono momenti importanti. Dalla Libia ci arrivano telefonate che ci confermano l'imminente liberazione. Aspettiamo la conferma a momenti".

Pescatori sequestrati in Libia: un inferno lungo oltre 100 giorni

Lo scorso 26 agosto il peschereccio Medinea salpa alla volta della Libia, verso il golfo della Sirte, per una battuta di pesca che sarebbe dovuta durare un mese, ma che invece ha preso una piega del tutto inaspettata. Due giorni dopo, il 28 agosto, la Medinea arriva a 40 miglia dalle coste libiche, dove rimane fino all'1 settembre, quando una motovedetta libica raggiunge la zona dove in quel momento vi sono soltanto imbarcazioni con bandiera italiana.

I libici, riconducibili al generale Khalifa Haftar che controlla la regione della Cirenaica e non invece al governo riconosciuto di Tripoli guidato da Fayez al Serraj, esplodono alcuni colpi in aria e costringono il comandante della Medinea, Pietro Marrone, a salire a bordo della motovedetta insieme a Michele Trinca, comandante di un altro peschereccio, Antartide. Stessa sorte per le motopesca Natalino e Anna Madre: da quel momento sono tutti sotto sequestro insieme ai pescherecci. Le imbarcazioni che nel frattempo sono riuscite a scappare danno l'allarme e iniziano i contatti con la Marina militare. Un'emergenza che in un primo momento sembrava potesse risolversi nel giro di poche ore, si tramuta in una prigionia lunga oltre cento giorni. Un inferno che adesso sembra stia per concludersi.

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