Domenica, 7 Marzo 2021
Il caso potenzialmente esplosivo

Tutti i dubbi sui contratti dei vaccini: davvero l'Europa si è fatta incastrare?

AstraZeneca non avrebbe quindi obbligo rigido con i paesi europei sulle forniture? Al momento non è possibile dirlo, è solo un sospetto che deriva dall'accordo con l’azienda tedesca CureVac. Ma se ci fossero solo target trimestrali, il tema si pone con forza

Le questioni aperte sono tante. Si è svolto l’incontro tra il comitato direttivo dei vaccini dell’Ue e l’azienda AstraZeneca dopo il caso scoppiato per l’intervista di ieri del ceo Pascal Soriot: in pratica l'Ue ha chiesto di togliere la clausola di segretezza dell’accordo. Il sospetto è che ci possano essere accordi secondo i quali AstraZeneca potrebbe vendere le dosi prefinanziate dall’Europa ad altri Paesi, come il Regno Unito o l’Arabia Saudita, che hanno pagato di più per le dosi acquistate.

Vaccino AstraZeneca: c'è stato un autogol dell'Unione europea?

Lo scenario non è dei migliori: AstraZeneca taglia le consegne, e l'Europa non solo non avrà sconti, ma forse nemmeno potrà agire legalmente. I governi devono in principio pagare un acconto sul totale delle dosi di vaccino loro assegnate. Soldi dovuti anche se la casa farmaceutica anglo-svedese ha di fatto già ampiamente annunciato la fornitura solo del 40% delle dosi pattuite (3,4 anziché 8 milioni per l’Italia).  Davvero dovremo anticipare comunque una quota del costo totale previsto dei 40,38 milioni di dosi, senza ricalcoli? Si entra in un terreno minato, legale e normativo.

Von Der Leyen e la vicepresidente per Europa e Canada di AstraZeneca, Iskra Reic, mantengono aperto un canale di comunicazione e i toni non sarebbero amichevoli. Forse però c'è stato un autogol europeo la scorsa estate, sintetizza il Fatto Quotidiano: "Ad agosto 2020 venne siglato con la multinazionale uno svantaggioso contratto “prendere o lasciare” (è lo stesso modello usato per Pfizer). “I governi avevano cinque giorni per aderire all’accordo: tutti l’hanno fatto, i rinunciatari avrebbero preso l’accesso al vaccino ”, spiega una fonte anonima della Commissione. “Il testo prevede che, appena avrà ricevuto una raccomandazione positiva dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, e l’autorizzazione all’immissione sul mercato della Commissione, il vaccino di AstraZeneca potrà essere acquistato”. Possibilità oppure obbligo di comprare le dosi pattuite? I governi devono rispettare la scadenza dei pagamenti e l'azienda può non rispettare la data di consegna? Emergerebbe questo dalla lettura del contratto firmato con l’azienda tedesca CureVac, ma non è affatto detto che valga lo stesso per AstraZeneca e Pfizer. Siamo ampiamente nel campo delle ipotesi, e lo resteremo fino alla eventuale pubblicazione del contratto.

Vaccini e accordi capestro? Solo un'ipotesi (per ora)

"Presumibilmente ricalca nelle sue linee generali quelli stipulati con le altre aziende" scrive il Fatto. Il problema è proprio quel "presumibilmente". Non lo sappiamo se è così. La rata iniziale è stata versata a tutte le aziende dopo la conclusione dei contratti: AstraZeneca ha ricevuto 336 milioni di euro. Se nei contratti con tutti i fornitori fosse davvero messo nero su bianco solom un piano indicativo di forniture, scaglionando le quantità dovute per trimestri, e con la possibilità per le aziende di rimodulare a piacere il nuovo calendario di distribuzione, i problemi sarebbero inevitabili.  Secondo alcuni esperti appare difficile dire se i termini offerti a CureVac, che è una società relativamente piccola, riflettano quelli pattuiti con le società farmaceutiche più grandi come AstraZeneca e Pfizer. Ma una certa flessibilità sarebbe comprensibile, visti i tempi difficili - in piena pandemia - in cui sono stati firmati gli accordi. Quando si parla di Covid certezze non ve ne sono, su quasi nessun aspetto dell'emergenza.

Secondo l'Europa sarebbe falso che l’azienda "non abbia un obbligo di consegna": ma se nel contratto ci fossero solo target trimestrali, il tema si pone con forza.

AstraZeneca non avrebbe quindi alcun obbligo rigido con l’Europa sulle forniture, al di là di un “best effort”, ovvero l’impegno a fare del proprio meglio: "L’Ue ha firmato con noi tre mesi dopo il Regno Unito: avevamo avvertito gli europei che sarebbe stato complicato". Bruxelles si arrabbia e ieri ha accusato Soriot di avere violato il contratto, svelando nell’intervista "dettagli confidenziali", dandone una versione di parte. La sfida a rinunciare alla segretezza rendendo pubblico il documento è solo all'inizio. 

A cosa sono dovuti i ritardi del vaccino AstraZeneca

"Anche noi siamo delusi: ci piacerebbe riuscire a produrre di più. A febbraio consegneremo all'Europa una quantità soddisfacente, simile agli altri produttori. Stiamo lavorando 24 ore su 24, sette giorni su sette per risolvere i problemi. Appena avremo l'approvazione Ema, l'obiettivo è recapitare all'Ue 17 milioni di dosi entro la fine di febbraio. Di queste, 2,5 circa in Italia”. Lo diceva solo 24 ore fa Pascal Soriot, amministratore delegato di AstraZeneca, parlando con Repubblica della produzione e dei ritardi nella distribuzione del vaccino di Oxford, spiegando che "la produzione del nostro vaccino è composta da due fasi: una è la creazione del principio attivo in due stabilimenti in Belgio e Paesi Bassi, l'altra è la resa in farmaco, in due centri in Germania e Italia, ad Anagni, dove state facendo uno straordinario lavoro. Le difficoltà nascono nella prima fase. Alcuni siti generano più "raccolto", altri meno, come purtroppo accaduto in Europa. Queste disfunzioni capitano quando si aumenta la produzione a centinaia di milioni di dosi di un nuovo vaccino. Abbiamo due mesi di ritardo, ma risolveremo questi problemi”.

Pfizer: "L'Italia avrà le sue fiale del vaccino"

"L'attuale aumento della produzione, che andrà ad accelerare nelle prossime settimane, permetterà di soddisfare la domanda di dosi a livello globale, in un lasso di tempo breve e senza compromettere i nostri elevati standard di sicurezza e qualità. Questo sforzo ci aiuterà a rispettare gli impegni di fornitura in linea con gli accordi esistenti, che, ribadiamo, sono basati sulla consegna di dosi e non di fiale". Lo spiega in un'intervista a Repubblica la finlandese Päivi Kerkola, amministratrice delegata di Pfizer Italia, che parla a nome e per conto della casa madre di New York.

Quanto al sospetto che l'azienda abbia dirottato gli stock di vaccino verso i Paesi che pagano il prezzo più alto, a cominciare dagli Stati Uniti, Kerkola smentisce: "No, non è vero. Il nostro obiettivo è garantire per le persone in tutto il mondo un accesso equo e sostenibile ai vaccini Covid-19.
Offriamo la nostra esperienza e le nostre risorse a supporto dei sistemi sanitari, ovunque sia necessario". "Per quanto riguarda l'Italia", prosegue l'ad di Pfizer, "le dosi fornite la scorsa settimana sono state lievemente ridotte, ma già da questa settimana torneremo ad una regolare fornitura. Vale la pena di notare che in Italia stiamo distribuendo a circa 300 punti di vaccinazione, un numero tra i più alti in Europa".

E nell'eventualità di una causa civile o penale, l'azienda continuerà a fornire il vacicno al nostro Paese. "Non intendiamo fare speculazioni su questo, ma continueremo a fornire il vaccino come previsto dagli accordi con la Commissione Europea e ad assicurare, inoltre, la fornitura di tutti i nostri farmaci e vaccini per i pazienti che ne hanno bisogno in Italia e negli altri Paesi"

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