Domenica, 9 Maggio 2021
Il nuovo orario potrebbe entrare in vigore lunedì 17 maggio

Quando si decide sul coprifuoco alle 23

A maggio, ha promesso il governo Draghi. Ma le restrizioni potranno cambiare orari o essere addirittura cancellate soltanto ad alcune condizioni. Ecco quali

A maggio cambia il coprifuoco alle 23. Il governo lo ha assicurato alla Lega e a Forza Italia prima del voto dell'Ordine del Giorno di Fratelli d'Italia che stava mettendo a rischio l'esecutivo. Ma ci saranno due condizioni da soddisfare per cambiare il coprifuoco a maggio. E se il nuovo orario potrebbe entrare in vigore lunedì 17 maggio, prima bisognerà verificare i numeri dell'epidemia.

Quando si decide sul coprifuoco alle 23

E bisognerà farlo in due distinte occasioni. Perché solo così si potrà avere la certezza della tendenza all'abbassamento dell'indice di contagiosità. Altrimenti il coprifuoco resterà dalle 22 alle 5. La data più importante è quindi quella del 14 maggio, quando il report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute consegnerà il calcolo dell'indice di contagio Rt su base nazionale. Ma anche il monitoraggio di una settimana prima sarà decisivo. Perché già lì si dovrebbero vedere gli effetti delle restrizioni e se il ritorno della zona gialla avrà portato con sé una crescita dei contagi con le riaperture di bar e ristoranti all'aperto.  

Anche nel decreto Riaperture è specificato che le misure andranno di volta in volta rimodulate in base ai dati dell'epidemia e ai risultati della campagna vaccinale nelle regioni. Ma il coprifuoco attualmente vale su base nazionale e non regionale. E quindi la sua riforma (con prolungamento di un'ora o due) o addirittura la sua cancellazione dovrebbero valere in tutte le regioni. Anche se gli enti locali in ogni caso potrebbero derogare (in senso solamente restrittivo) alle norme nazionali in presenza di contagi incontrollati o focolai. 

Ma che una Regione decida di prolungare autonomamente il coprifuoco proprio mentre il governo lo accorcia per adesso sembra essere un'ipotesi piuttosto peregrina. Se non altro perché la Conferenza delle Regioni in queste settimane ha assunto una posizione aperturista che ha fatto da contraltare al governo Draghi e agli esponenti "rigoristi". Ecco quindi che la prima data fissata per la cancellazione a tappe del coprifuoco è quella del 7 maggio. Perché in quella data saranno passati quindici giorni dall'entrata in vigore del decreto Riaperture. E perché quindici giorni è più o meno il tempo medio che ci mette la malattia a manifestarsi rispetto al giorno del contagio. 

A maggio cambia il coprifuoco?

Il 7 quindi si comincerà a capire meglio se la riapertura delle scuole, dei negozi, dei bar e dei ristoranti avrà cominciato a influire sulla curva dei contagi, come hanno pronosticato esperti del calibro di Massimo Galli e Andrea Crisanti. Avendo ben presente che ci sono forze in maggioranza che hanno scommesso gran parte del loro futuro politico su questa problematica e quindi per loro potrebbe diventare un problema il dietrofront. Soprattutto di fronte ai sondaggi

Il 10 maggio sarà quindi la volta della Cabina di Regia del governo, che dovrà cominciare a valutare la possibilità di modificare l'orario del coprifuoco in base ai numeri dell'epidemia. Qualche giorno dopo, ovvero con l'uscita dell'altro report, si potrà tentare di chiudere il cerchio. Sempre che, ancora una volta, i numeri lo consentano. Anche perché, sostiene un'analisi della Coldiretti, senza il coprifuoco a maggio possono tornare a cena fuori due italiani su tre (62,5%) che mangiavano in ristoranti, pizzerie ed agriturismi la sera almeno una volta al mese, prima dell'emergenza Covid. "Lo stop alle limitazioni dell'orario - sottolinea la Coldiretti - aiuta infatti le aperture serali a cena che valgono da sole l'80% del fatturato, con l'arrivo della bella stagione e la ripresa del turismo. Un cambiamento importante per tutte le realtà della ristorazione a partire dai 24mila agriturismi particolarmente colpiti dai limiti di orario perché - precisa la Coldiretti - situati nelle aree rurali spesso lontane dai centri abitati e quindi raggiungibili in tempi più lunghi dagli ospiti".

E intanto il virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all'ospedale di Pisa, spiega all'AdnKronos Salute che la vera linea del Piave non è il coprifuoco ma i vaccini: ""Quello che mi continua a preoccupare - dice Menichetti - è il numero delle infezioni: noi abbiamo ancora 450mila infetti quando a luglio del 2020 erano 15mila. L'Rt è chiaramente molto calato ma ci sono varianti che incombono. Non tanto l'indiana che è quella ora di moda, ma la brasiliana che nel centro Italia sfiora il 30% e mette in crisi i vaccini e gli anticorpi monoclonali. Se non si riesce a cambiare passo in modo deciso sulla campagna vaccinale e vaccinare entro maggio tutti gli anziani e i fragili noi rischiamo qualcosa".

Quando cambia il coprifuoco

 "E poi dobbiamo smetterla di fare aperture e chiusure in base all'Rt - dice Menichetti - ma dobbiamo farle sulla prevalenza, cioè su quanti sono gli infetti che è il dato più significativo. La differenza tra il numero dei morti in Italia e quello degli altri Paesi europei - sostiene il virologo - è dovuto al fatto che negli altri Paesi hanno chiuso o aperto sulla base della prevalenza, non dell'Rt. Noi invece l'abbiamo fatto sull'Rt e il risultato è che abbiamo il primato di letalità".

Tornando al coprifuoco, "se parliamo dell'ora in più o in meno - afferma l'esperto - stiamo discutendo di fuffa. E' chiaro che anche quello può contribuire al contenimento dei contagi ma il problema è solo uno: se le persone sono decise a comportarsi correttamente allora il rischio è molto ridotto e che vadano a casa alle 22 o alle 23 non cambia granché, se invece - ammonisce - le 23 viene considerato un 'liberi tutti' è diverso. Ma purtroppo l'andazzo mi pare quello del 'liberi tutti' e purtroppo c'è qualcuno che con un certo grado di irresponsabilità ergendosi a paladino degli imprenditori e dei ristoratori soffia sul fuoco e questo - conclude - non è condivisibile".

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