Giovedì, 3 Dicembre 2020

Le otto regioni che rischiano il coprifuoco come la Lombardia e la Campania

L'impennata dei ricoveri e l'impossibilità di tracciare tutti i contatti dei positivi potrebbero spingere altri governatori a seguire l'esempio di Fontana e De Luca. Ma non sono neppure esclusi lockdown selettivi nelle città più a rischio

Foto di repertorio

La Lombardia è stata la prima regione ad introdurre il coprifuoco, ma ben presto molti altri governatori potrebbero seguire l’esempio di Fontana che ha imposto di fatto una sorta di lockdown dalle 23 alle 5 del mattino. A pesare sulla scelta della regione sono stati vari fattori tra cui (ovviamente) l'aumento dei casi e l'impossibilità di tracciare ormai tutti i contatti dei positivi, ma anche e soprattutto l'impennata dei ricoveri: Secondo le previsioni elaborate dai tecnici, senza restrizioni al 31 ottobre potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4.000 in terapia non intensiva. Le stesse ragioni potrebbero spingere altri presidenti di regione ad intervenire per piegare la curva del contagio. 

De Luca annuncia il coprifuoco in Campania

De Luca si è già mosso e nel primo pomeriggio ha annunciato nuove e pesanti misure di contenimento sulla scia di quanto deciso da Fontana. "Ci prepariamo a chiedere in giornata il coprifuoco, il blocco delle attività della mobilità da questo fine settimana". 

 "Volevamo partire dall'ultimo week end di ottobre - ha fatto sapere il presidente della Regione -, ma partiamo ora, si interrompono le attività e la mobilità alle 23 per contenere l'onda di contagio. Alle 23 da venerdì si chiude tutto anche in Campania, come si è chiesto anche in Lombardia".

Coronavirus, la Campania sorvegliata speciale

Rispetto alla prima ondata, il contagio è oggi diffuso su larga parte del territorio nazionale e a rischiare sono anche molte regioni del centro-sud. In primis la Campania che sconta una capacità di appena 7,3 letti di terapia intensiva per 100mila abitanti secondo i numeri riportati sul “Sole 24 Ore” lo scorso 13 ottobre. Il governo aveva fissato una “soglia di sicurezza” di 14 posti letto per ogni 100mila abitanti, ma con l’esplosione dei contagi potrebbero non bastare.  Ad oggi in Campania ci sono 85 persone in terapia intensiva e 884 persone ricoverate con i sintomi della Covid-19, ma secondo il sindaco di Napoli Luigi De Magistris sarebbero rimasti solo 15 posti per i pazienti in condizioni critiche.

coronavirus ricoveri e terapie intensive-2

Coronavirus, le altre regioni a rischio

Secondo l’ultimo monitoraggio Iss (i cui dati si riferiscono però alla settimana tra il 5 e l’11 ottobre) l’allerta per la tenuta delle terapie intensive riguarda soprattutto 10 Regioni, nelle quali il rischio è definito alto: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta. Qui c’è una probabilità da alta a massima di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese. Le regioni segnalate col livello più alto di rischio per questo parametro sono Lombardia e Liguria.

Il Lazio non compare invece tra le regioni a rischio per le terapie intensive, anche se la situazione va monitorata con attenzione soprattutto a Roma dove l’altroieri si sono contati 574 nuovi casi di coronavirus.

bollettino coronavirus oggi 19 ottobre 2020-5

Il caso del Lazio: "Abbiamo un mese di tempo"

Ad oggi, stando ai dati ufficiali, il Lazio conta 111 pazienti in terapia intensiva e 1130 ricoverati con sintomi. Lo scorso 15 ottobre il direttore Terapie Intensive del Policlinico Gemelli, Massimo Antonelli, si è però lasciato sfuggire al Tg3 che le persone ricoverate in tutte le terapie intensive della regione erano in realtà 147. "È una cifra puntuale che ovviamente noi all'interno otteniamo prima delle cifre ufficiali".

Nel bollettino il numero dei pazienti in condizoni critiche risulta tuttora inferiore, ma il punto è un altro. Come ha ammesso l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato, in un'intervista a Il Foglio, "nel Lazio la situazione oggi è questa: ogni cento persone che entrano ce ne sono circa 40 che escono; allo stato attuale i posti letto occupati per i ricoveri sono pari al 40 per cento del totale, e oltre ai circa 1.000 ricoveri ci sono anche le 700 residenze assistite dedicate ai clinicamente guariti; la regione sta lavorando per raddoppiare queste disponibilità ma se si considera che il tempo di degenza medio, ripeto: medio, di un ricovero per Covid-19 è di due settimane non ci vuole molto a capire che con questo ritmo la nostra regione ha un mese di autonomia mentre il resto del paese nel complesso ha la meta' dell'autonomia che abbiamo noi".

E sì perché secondo D’Amato, rispetto al resto del Paese, attualmente "il Lazio è una delle regioni che ospedalizzano di più per un principio di cautela e di precauzione". Altre regioni dunque potrebbero esaurire i posti già nelle prossime due settimane.

Toti annuncia nuove restrizioni, "ma solo a Genova"

Ad ogni modo non è detto che gli altri governatori seguano l’esempio di Fontana. Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ad esempio si appresta a varare misure valide solo per la città capoluogo. “I nostri uffici di tracciamento con oltre 6.000 tamponi, ci confermano una circolazione importante del virus nella città di Genova e una sostanziale tranquillità nelle altre province". Per questo Toti ha annunciato che le nuove misure restrittive riguarderanno solo Genova. "Non si tratterà di veri lockdown, ma si parla di eventuali chiusure all'assembramento di alcune zone della città che si predispongono particolarmente a questo. Nel caso, si tratterà di impedire la sosta in alcune piazze e strade particolarmente affollate, in alcuni giorni particolarmente affollati. È  una misura tutto sommato morbida, per evitare che il contrasto alla pandemia uccida l'economia".

L'ipotesi dei lockdown selettivi nelle grandi città

Altre misure analoghe potrebbero essere prese in altre grandi città come ad esempio Napoli e Torino. Questa ad esempio è l’idea di Fabrizio Pregliasco, tra i consulenti tecnico-scientifici di Regione Lombardia, secondo cui "bisogna prendere in considerazione l'eventualità di un coprifuoco nelle ore serali e notturne in città come Milano, Roma e Napoli e in tutte quelle zone del Paese dove la situazione potrebbe precipitare velocemente". Piccole "chiusure" che potrebbero scongiurare, secondo Pregliasco, un più pesante e generalizzato lockdwn a Natale. Pregliasco ritiene peraltro che il coprifuoco introdotto da Fontana "non sia del tutto sufficiente per Milano". "Per densità di popolazione, interscambi lavorativi, i contatti legati alla tipologia abitativa di Milano, sicuramente è un malato più grave". Il virologo ha spiegato che si attenderanno gli effetti di questa ordinanza "ma siamo pronti velocemente a immaginare ulteriori provvedimenti".

Nuove restrizioni a Torino e in Piemonte: la decisione attesa nel pomeriggio

E nuovi provvedimenti potrebbero essere presi anche in Piemonte. Oggi pomeriggio, alle 18.30, nel corso di una videoconferenza stampa, il prefetto di Torino, Claudio Palomba, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e la sindaca di Torino, Chiara Appendino, "comunicheranno le decisioni in merito all'attuazione delle disposizioni per il contenimento del contagio da Covid-19 contenute nel Dpcm, assunte questa mattina dal Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica". 

Escluso il coprifuoco in Veneto ed Emilia-Romagna

Tra le regioni a rischio coprifuoco andrebbe però esclusa l'Emilia Romagna. Secondo il governatore Stefano Bonaccini "in questo momento" di misure 'coprifuoco' "non ce n'è bisogno" perché il tasso in percentuale di positivi al giorno "è tra i più bassi d'Italia". "Restringere le abitudini cittadini lo si fa - ha aggiunto - se c'è bisogno". Anche il Veneto, per bocca dell'Assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, ha escluso l'introduzione di nuove restrizioni: "Quello che abbiamo presentato oggi è un piano ospedaliero, su altre iniziative dettate da altri numeri e su cui c'è un dialogo a livello nazionale è un'altra partita. Oggi in Veneto all'orizzonte non c'è nessun pensiero di lockdown o di coprifuoco".

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