Coronavirus e "super" anticorpi monoclonali: a che punto siamo e come funzionano

"Gli anticorpi monoclonali sono portati avanti da 6 o 7 gruppi nel mondo. Volevo fare qualcosa di speciale, e a Siena abbiamo effettivamente selezionato tre anticorpi che sono mille volte più potenti degli altri". A parlare è Rino Rappuoli, uno dei massimi esperti

Foto archivio Ansa

Coronavirus, la corsa al vaccino prosegue a gran velocità. Attualmente, non disponiamo ancora di alcun farmaco specifico contro il virus SARS-CoV-2. "Al vaccino oggi si dedicano duecento laboratori. Noi saremmo stati il 201esimo. Gli anticorpi monoclonali invece sono portati avanti da 6 o 7 gruppi nel mondo. Volevo fare qualcosa di speciale, e a Siena abbiamo effettivamente selezionato tre anticorpi che sono mille volte più potenti degli altri". A parlare è Rino Rappuoli, noto come uno dei massimi esperti di vaccini, che però nella lotta contro Covid-19 ha deciso di concentrarsi sugli anticorpi monoclonali.

Si tratta di "anticorpi selezionati in laboratorio a partire da campioni di sangue di pazienti convalescenti o guariti, e poi ingegnerizzati", spiega in un'intervista a 'Repubblica' lo scienziato, Chief Scientist per la divisione vaccini della multinazionale farmaceutica Gsk, direttore del laboratorio di ricerca sugli anticorpi monoclonali della fondazione Toscana Life Sciences, a Siena. "La tecnologia per produrli ha vent' anni. Hanno un'applicazione marginale per le malattie infettive, perché antibiotici e vaccini costano meno. Ma di fronte ai trilioni di danni del coronavirus, varrà la pena di usarli". Sia, dice Rappuoli, "come terapia che come prevenzione. Nelle persone positive, gli anticorpi aiutano l'organismo a sconfiggere il virus. Come prevenzione, proteggono le persone più esposte: il personale sanitario, gli anziani o le categorie che si ammalano in modo più grave. Il fatto che siano molto potenti ne riduce le dosi e quindi il costo. Permetterebbe poi di somministrarli con un'iniezione in laboratorio, non più con un'infusione endovena in ospedale, come avviene oggi".

Qual è la differenza tra anticorpi monoclonali e vaccino? Rispetto al vaccino, spiega Rappuoli, "sono efficaci subito, nel momento in cui sono somministrati, mentre il vaccino impiega diverse settimane a diventare protettivo. Ma la loro efficacia dura 4-6 settimane. Dal vaccino ci aspettiamo invece una protezione di anni". Da 4 mila tipi diversi di anticorpi prelevati, il gruppo di Rappuoli ne ha selezionati 400, ma - osserva lo scienziato - solo "pochissimi hanno un'efficacia eccezionale". Si è arrivati così "ai 3 che abbiamo isolato, con un gran lavoro di analisi che va avanti giorno e notte da tre mesi. Sono potentissimi, mille volte più della media, e siamo gli unici al mondo ad averli trovati. Gli altri laboratori si sono fermati alla prima selezione. Li abbiamo anche modificati perché il loro effetto possa durare fino a sei mesi". La produzione, annuncia lo scienziato, è iniziata "alla Menarini di Firenze. In 3-4 mesi partiranno i test sull'uomo. Ci tenevo a fare tutto in Italia. Il clima è tale che ogni paese accaparra i vaccini che trova. È importante che una terapia sia prodotta da noi".

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Grazie agli anticorpi monoclonali neutralizzanti il bersaglio diventa il virus stesso, è un approccio diverso e promettente. Gli anticorpi monoclonali sono quanto di più moderno la medicina possa offrire: sono - spieghiamolo in parole povere - farmaci specifici e intelligenti, da tempo usati nella ricerca contro il cancro, l’asma, la psoriasi e varie malattie croniche gravi. Nel caso del virus SARS-CoV-2, gli anticorpi monoclonali nascono specificamente per bloccare la proteina Spike, cioè la ‘chiave’ attraverso cui il virus penetra nelle nostre cellule. Riconoscendo la proteina e attaccandovisi, essi modificano la struttura di questa chiave che, in tal modo, non si adatta più alla ‘serratura’ sulle nostre cellule, cioè il recettore ACE2. Ma gli anticorpi monoclonali devono essere trasformati in farmaci e servono studi clinici sull’efficacia e sulla tossicità.  Il principio degli anticorpi monoclonali è lo stesso del plasma iperimmune. C'è un però: in questo caso si andrebbero ad iniettare soltanto gli anticorpi necessari e in quantità elevate. Niente problemi di approvvigionamento dunque.

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