Giovedì, 3 Dicembre 2020

Coronavirus, perché i bambini sembrano essere meno colpiti: la nuova ipotesi

I bambini sono davvero meno colpiti dal contagio del coronavirus? Un nuovo studio apre nuovi scenari. I recettori che consentono al coronavirus di raggiungere le cellule umane sembrano essere meno diffusi nelle cavità nasali dei più piccoli

Per quale motivo i bambini sembrano essere meno colpiti dal contagio del coronavirus e soprattutto meno contagiosi? E' davvero così? Un nuovo studio apre nuovi scenari. I recettori che consentono al coronavirus di raggiungere le cellule umane sembrano essere meno diffusi nelle cavità nasali dei più piccoli. Questa la ragione per cui i più piccoli sarebbero meno esposti al contagio. I recettori sono una sorta di porta molecolare denominata ACE2. Uno studio messo in risalto dalla Cnn ha esaminato un campione di 300 persone tra i quattro e i 60 anni e ha rilevato che gli adulti più anziani hanno recettori più attivi nel naso, mentre i bambini sotto i 10 anni hanno molecole meno attive e comunque meno diffuse.

Proprio questo dato "potrebbe spiegare perché il Covid-19 sia meno presente nei bambini", hanno scritto i ricercatori dell'Icahn School of Medicine del Mount Sinai nel Journal of the American Medical Association. I ricercatori hanno indagato soltanto le cellule delle cavità nasali che sono "il primo punto di contatto" tra il coronavirus "e il corpo umano". I recettori in altre zone del corpo, come nel tratto respiratorio, potrebbero avere effetti diversi e al momento non è possibile arrivare a conclusioni definitive.

Il dibattito nel mondo scientifico è solo all'inizio, come è naturale quando si parla di un virus che fino a pochi mesi da era ignoto. Se si guardano le statistiche ufficiali sui casi di Covid-19 e il tasso di letalità in tutte le fasce di età, i bambini e gli adolescenti efefttivamente sembrano essere poco interessati dal coronavirus. C'è anche chi sostiene che l’infezione nei bambini abbia presentato numeri ridotti perché sono stati semplicemente meno esposti al virus, principalmente grazie alla chiusura delle scuole, e perché non sono stati testati nella stessa misura degli adulti. Uno studio pubblicato su un campione limitato condotto a Shenzen ha rivelato che i bambini sotto i 10 anni erano infetti con le stesse percentuali degli adulti, ma con sintomi meno gravi, mentre altri condotti in Corea del Sud, Italia e Islanda hanno mostrato un tasso di infezione minore.

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