Martedì, 26 Ottobre 2021
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Coronavirus, la pediatra rassicura: "Nei bambini meno grave, evoluzione favorevole"

Susanna Esposito, presidente Waidid e professore di Pediatria all'università di Parma: "L'evoluzione dell'infezione nel bimbo sano è favorevole, le condizioni di rischio per una evoluzione complicata sono l'età inferiore ai 6 mesi o la presenza di una malattia sottostante"

"Non abbiate paura per i vostri bambini". I sintomi del coronavirus "sono quelli di una normale influenza e l'organismo dei più piccoli è molto più reattivo degli adulti nell'affrontare nuove 'minacce'" diceva qualche giorno fa la pediatra Lorenza Crippa qualche giorno fa.

Oggi nuove rassicuranti conferme in tal senso arrivano da Susanna Esposito, presidente dell'Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) e professore ordinario di Pediatria all'università di Parma, che parla all'Adnkronos Salute dopo i primi 4 casi di contagio fra bambini in Italia (tutti nella zona di Codogno).

Coronavirus, la pediatra: "Nei bambini è meno grave"

"Dai dati pubblicati finora, le manifestazioni cliniche e l'andamento dell'infezione da nuovo coronavirus nei bambini sembrano essere meno gravi. E anche i dati di mortalità sono favorevoli: non sono stati registrati decessi in età pediatrica. Non è noto per quale motivo avvenga, ma fino a oggi è stato osservato questo" dice Esposito.  "Discorso a parte - precisa - vale per quel 20% di bambini che soffre di patologie croniche: in queste situazioni l'allerta deve essere elevata e il controllo molto attento. In Italia - ricorda l'esperta - c'è una quota di bambini, pari appunto a circa il 20%, che ha una patologia cronica, come l'asma bronchiale, la fibrosi cistica, oppure una immunodepressione dovuta a cause diverse. In questi casi l'allerta sanitaria deve essere elevata e bisogna far sì che il paziente pediatrico sia comunque ricoverato, perché non è noto quale sia il rischio di complicanze in queste categorie".

Coronavirus, l'evoluzione dell'infezione nel bimbo sano è favorevole

In generale invece "l'evoluzione dell'infezione nel bimbo sano è favorevole" sottolinea la professoressa, che aggiunge: "Le condizioni di rischio per una evoluzione complicata sono l'età inferiore ai 6 mesi o la presenza di una malattia sottostante: sono elementi che richiedono sempre il ricovero. I bambini che invece hanno forme lievi possono essere gestiti in isolamento a casa, con controllo attivo e quotidiano da parte dei medici".

"Molto importante - evidenzia Esposito - sarà capire quanto durerà l'eliminazione (shedding) del virus dall'organismo dei bambini. Di solito questo periodo di tempo per i piccoli è più lungo: per l'influenza si aggira sui 7-10 giorni e per condizioni più complesse sono necessarie anche tre settimane".

"Ci si chiede perché ci siano meno casi di coronavirus rispetto a quelli di influenza: quest'ultima colpisce per antonomasia i più piccoli a causa della vita che fanno, una vita di comunità in cui hanno contatti con moltissimi coetanei. Il coronavirus, a oggi, è diverso: i bambini non hanno occasione di venirne a contatto perché di certo ora non ci sono gite o viaggi in Cina. E' logico però che nella situazione attuale, cercando nelle aeree rosse, si trovino dei casi".

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