Mercoledì, 2 Dicembre 2020

Coronavirus, perché i numeri quotidiani della Protezione civile vanno presi con cautela

Il commento - Continueremo a seguire l'appuntamento quotidiano delle 18 e a darne conto ai nostri lettori. Ma crediamo che una conferenza stampa fatta in questo modo sia un "rito" poco utile nel dare una fotografia precisa e fattuale della tragedia che stiamo vivendo

Il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, nel corso della lettura del bollettino quotidiano, 9 marzo 2020. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Quanti morti oggi per coronavirus? Trecento, quattrocento, seicento? E i nuovi positivi? E le persone guarite? E il picco dei contagi quando arriverà? Il bollettino quotidiano con i numeri diffuso nella conferenza stampa della Protezione civile, ogni giorno alle 18, va preso con molta cautela. 

Il virus sta circolando in Italia attraverso tanti focolai, è letteralmente esploso in Lombardia, ma i dati quotidiani non sono nel complesso indicativi, non riuscendo a dare un quadro realistico ed esaustivo della situazione. Ci sembra un rito confuso e ansiogeno questo della conferenza stampa quotidiana, poco utile nel dare una fotografia precisa e fattuale della tragedia che stiamo vivendo. Perché diciamo questo? Partiamo dal numero delle persone contagiate. "I numeri sono altri. L'epidemia va più veloce della nostra burocrazia. Ne troviamo solo uno su dieci", diceva qualche giorno fa il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, in questa intervista a Repubblica. E allora, se i contagiati (asintomatici compresi) sono molti di più di quelli registrati ufficialmente, che valore può avere un bollettino che registra giorno per giorno solo quelli "ufficiali", vale a dire soltanto le persone sottoposte al tampone e con sintomi evidenti?

Difficile se non impossibile, sulla base di questi dati giornalieri - sottostimati per stessa ammissione di Borrelli nonché di autorevoli scienziati e membri della comunità scientifica - fare previsioni e pronostici realistici su picchi o cali dei contagi entro una certa data.

"Un bollettino quotidiano di questo tipo - dice Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità - si fa tramite le Regioni, che danno dati aggregati al ministero, e lo si è fatto per una questione di trasparenza e tempestività. Ma si tratta di dati condizionati dal fatto che i contagi risalgono a 5-10 giorni fa, poi ci sono i tempi della notifica. I dati sono molto dipendenti dal numero di tamponi fatti e dai tempi delle notifiche. Quindi abbiamo questa altalena: per uno o due giorni le cose vanno meglio. Poi magari, come ieri, si fanno più tamponi e aumenta il numero dei contagiati". Insomma, i casi possono arrivare a notifica con qualche giorno di ritardo e il trend va verificato in un periodo di tempo più ampio rispetto alla singola giornata. Di nuovo: e allora perché continuare a dare un bollettino quotidiano?

Passiamo al conteggio delle persone guarite. Nemmeno i numeri sulle guarigioni corrispondono alla realtà, semplicemente perché legati alla parte (sottostimata) dei contagiati censiti. Se non si conosce il numero reale delle persone contagiate come si fa a contare con precisione le guarigioni? 

Stesso discorso sul numero dei decessi. Con, in aggiunta, una riflessione. Lo stanno evidenziando alcuni sindaci, in primis il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori: il numero di decessi per Covid-19 potrebbe essere più alto rispetto a quello che raccontano i numeri ufficiali, soprattutto in alcune province lombarde. Sul proprio profilo Twitter Gori riporta dati molto chiari: "A Bergamo, dall’1 al 24 marzo, i decessi dei residenti in città sono stati 446, 348 più della media degli ultimi anni (98). I decessi ufficialmente dovuti a Covid19 nel periodo sono 136. Ce ne sono 212 in più". Poi aggiunge: "Con una mortalità all’1,5-2%, i contagiati in città sarebbero tra 17 e 23mila". Bergamo ha 120mila abitanti. In base a queste stime, un bergamasco su sei potrebbe aver contratto il virus. Ma Gori specifica che secondo alcuni infettivologi "il tasso di mortalità potrebbe essere anche più basso, intorno all’1%. Se così fosse avremmo 35mila contagiati in città, quasi 1/3 della popolazione. Fortunatamente la maggior parte dei positivi è asintomatica o ha solo sintomi leggeri".

Per tutti questi motivi crediamo che ormai la "pomposa" conferenza stampa quotidiana della Protezione civile sia poco utile a fotografare una situazione aderente alla realtà. Per tutti questi motivi crediamo che possa/debba essere sostituita con una conferenza settimanale, con più giorni disponibili per poter analizzare un trend realistico. Senza enfasi, ma con più rigore.

Ciò detto, continueremo a seguire l'appuntamento quotidiano e a darne conto ai nostri lettori. Perché abbiamo il dovere di informare (ma anche quello di criticare, no?) e voi il diritto ad essere informati, conoscere e capire. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Coronavirus, perché i numeri quotidiani della Protezione civile vanno presi con cautela

Today è in caricamento