Martedì, 11 Maggio 2021

Bologna nella morsa del virus: "Qui è peggio della prima ondata, mancano anestesisti e infermieri"

Secondo il direttore generale della Ausl Paolo Bordon negli ospedali ci sono 199 pazienti in terapia intensiva e subintensiva, il doppio di novembre, ma "il mondo fuori va avanti, senza sapere quanto accade"

ANSA/POLICLINICO DI SAN ORSOLA Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna

Una situazione mai vista prima, con un numero di ricoveri molto più alto di quello della prima ondata di coronavirus. Bologna è in lockdown da una settimana ma il peggio non è ancora alle spalle. E le terapie intensive sono sempre più piene. Ieri in Emilia Romagna i contagi sono stati 2.155 di cui 661 nella sola provincia di Bologna, in calo rispetto ai 977 di martedì, ma comunque un numero elevatissimo. Basti pensare che nella città metropolitana di Roma nelle ultime 24 ore sono stati registrati 771 casi, ma la popolazione residente è pari a circa 4 volte quella del bolognese. Due giorni fa il presidente Stefano Bonaccini si è lasciato andare ad uno sfogo in assemblea legislativa: "Gli esperti dicono che siamo vicini al picco. Me lo auguro, perché non ne possiamo più".

È il direttore generale dell'Azienda Usl di Bologna, Paolo Bordon, a raccontare cosa sta accadendo sul territorio del capoluogo emiliano. 

"In termini di impatto per noi questa è la prima ondata - dice Bordon parlando con l'Ansa - nella seconda ondata avevamo un picco di ricoveri che ci sembrava altissimo ma era niente rispetto ad oggi. Ora tra tutti gli ospedali della rete abbiamo 1.160 persone ricoverate. Di queste 199 in terapia intensiva e subintensiva", il doppio di novembre.

"Abbiamo trasformato tutto il trasformabile ma il timore è che non ci basti ancora. Adesso il mondo va avanti fuori, non dico nell'indifferenza, ma senza sapere quanto accade. Quello che vediamo non è mai accaduto nella storia dell'ospedale Maggiore", continua Bordon.

L'auspicio è che la situazione migliori a fine aprile. "Ora cominciamo a vedere l'effetto della zona rossa", "nei pronto soccorso l'accesso per pazienti no Covid si è ridotto, ora arrivano prevalentemente con sintomi Covid e questo già è un aiuto". "Non sono state rispettate le regole: i contagi avvengono per il 70% nei nuclei familiari, ad esempio durante cene che non si potrebbero fare", il tutto amplificato dalla maggiore contagiosità di varianti come quella inglese.

"Abbiamo per fortuna ospedali funzionali", dice Bordon. Ma c'è un problema di personale: "Abbiamo implementato di molto tutto l'assumibile, compresi gli specializzandi" ma non basta. "Anestesisti non ce n'è, ne servirebbe un'altra ventina. Ci servirebbe anche una quarantina di infermieri" e "abbiamo problemi a reclutare Oss con contratti a tempo determinato". Oltre al Covid "dobbiamo mantenere l'attività di urgenza garantita", che assorbe posti letto in terapia intensiva, "ma il tema è il personale". 

Contagi e vaccini

"Siamo all'apice, siamo al picco tra oggi e domani. Non ci attendiamo un crollo ma un plateau. Il problema sono gli ospedali", dove la "richiesta di ricoveri crescerà per almeno metà della prossima settimana. Ci aspetta ancora una settimana di grande passione", avverte Bordon. "Ora ci sono 12mila persone positive a domicilio: se sviluppano sintomi con necessità di ricovero questo di solito avviene entro 7 giorni".

Sulla campagna di vaccinazione: "facciamo il massimo coi vaccini che abbiamo. Mi piange il cuore, il problema è che sono pochi e abbiamo potenzialità di farne 3-4 volte quello che stiamo facendo. Abbiamo le squadre, la logistica, i luoghi ma non le dosi". "È una corsa contro il tempo: solo se entro la fine dell'estate saranno vaccinati il più possibile evitiamo una quarta ondata", "sono fiducioso", dice Bordon.

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