Venerdì, 16 Aprile 2021

Coronavirus, Burioni fa il punto: "Impossibile l'immunità di gregge senza vaccino"

"Avete sentito sicuramente diversi politici auspicare il raggiungimento dell'immunità di gregge attraverso la diffusione dell'infezione naturale da coronavirus - spiega il virologo - Uno studio recente indica che questa strada non è percorribile"

L'immunità di gregge senza vaccino per il coronavirus è un'utopia. Meglio non avere false speranze. Non è quella strada da percorrere. Lo dice chiaro e tondo Roberto Burioni. "Come per tutte le altre infezioni per l'immunità di gregge ci vuole il vaccino. Nel frattempo - senza paura e senza panico - continuiamo a vivere la nostra vita di sempre con qualche precauzione in più. Portare la mascherina nei luoghi affollati non è un sacrificio così drammatico, e sono sicuro che il disagio è solo questione di abitudine" scrive il noto virologo su 'MedicalFacts', il sito di informazione e divulgazione scientifico da lui fondato.

Secondo Burioni, che cita alcuni lavori scientifici freschi di pubblicazione, "è impossibile raggiungere l'immunità di gregge tramite l'infezione naturale". Il virologo spiega il perché: "La grandissima parte della popolazione (sopra l'80%) non è entrata in contatto con il virus, anche nelle zone dove il virus ha avuto una intensa circolazione. Questo - precisa - è accaduto anche nelle nazioni, come la Svezia, dove non c'è stato un lockdown particolarmente severo".

"Avete sentito sicuramente diversi politici (per fortuna non italiani) auspicare il raggiungimento dell'immunità di gregge attraverso la diffusione dell'infezione naturale da coronavirus - ricorda il virologo - Uno studio recente apparso su 'Lancet' indica che questa strada non è percorribile". "Infatti, mentre in Italia le indagini sierologiche vanno a rilento, iniziano a essere pubblicati i dati riguardo alla sieroprevalenza (ovvero il numero di persone che hanno nel loro sangue gli anticorpi contro il coronavirus) in zone dove l'epidemia è stata particolarmente intensa".

A ciò va aggiunto un altro aspetto da considerare: per quello che ha potuto osservare ad esempio il virologo Andrea Crisanti, analizzando il plasma dei guariti, "non tutte le persone che si infettano fanno anticorpi neutralizzanti. Noi abbiamo rilevato che solo il 30-40% ha titoli di anticorpi che possono essere utilizzati in terapia". Lo spiegava lui stesso qualche settimana fa. Secondo il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova e dell'Unità operativa complessa di microbiologia e virologia dell'azienda ospedaliera patavina, "è troppo presto" per dire che tipo di immunità dà il coronavirus Sars-Cov-2.  "Il virus Sars Cov-1 dimostrava una protezione almeno di alcuni anni", conferma il virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. Ma che faccia lo stesso anche il suo nuovo 'cugino' Sars-Cov-2 per ora è un'incognita. 

Lo scenario per i prossimi mesi appare segnato: focolai da contenere, mascherine nei luoghi chiusi soprattutto se c'è la possibilità di assembramenti, distanza e igiene delle mani molto accurata. Tutto il resto è un punto di domanda.

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