Sabato, 8 Maggio 2021
I casi crescono di giorno in giorno

Il Covid si diffonde nelle carceri italiane: "Iniziano a mancare i posti per isolare i contagiati"

L'ultimo focolaio di Covid nel carcere femminile di Rebibbia, dove risultano positive al tampone molecolare 35 detenute e 3 agenti di polizia penitenziaria. Il sindacato rilancia la necessità di fare presto con i vaccini

Coronavirus nelle carceri - FOTO ANSA

Ormai il Coronavirus si sta diffondendo anche nelle carceri italiane dopo l’ultimo caso in ordine di tempo, cioè quello registrato ieri nel carcere femminile di Rebibbia a Roma, dove risultano positive al tampone molecolare 35 detenute e 3 agenti di polizia penitenziaria. Non ci sono strumenti per isolare le persone negative da quelle infettate e il rischio e che non si riesca porre un argine alla diffusione del virus. A renderlo noto è il sindacato di polizia penitenziaria (Spp) che, per voce del suo segretario nazionale Aldo Di Giacomo, lancia l’allarme: “Siamo preoccupati per la grossa entità del focolaio e adesso potrebbero paradossalmente iniziare a mancare i posti in isolamento sanitario. Dal principio della pandemia abbiamo chiesto alle autorità nazionali competenti che venissero fatti screening periodici a tutto il personale penitenziario, cosa non avvenuta, eppure probabilmente si sarebbero potuti evitare diversi focolai , con più accuratezza e maggiore organizzazione, senza sottovalutare gli effetti del virus e salvaguardando in tal modo sia il personale che i detenuti”.

Ma è una preoccupazione che vale per l’intero sistema paese perché nelle ultime ore sono emersi 36 positivi al Covid anche nel carcere di Melfi (Potenza) sono state riscontrati 36 casi di covid-19. Per fortuna qui è intervenuto il sindaco a spiegare come 26 di questi siano ai domiciliari e il focolaio sia circoscritto. Circoscritto è anche il focolaio nel reparto del 41 bis del Cerialdo di Cuneo, dove si sono registrati alcuni casi. Contagio contenuto anche perché, in quella sezione del carcere, dove i detenuti  sono reclusi per condanne definitive di mafia, terrorismo e traffico internazionale di droga, non vedono volontari o esterni e i colloqui con i parenti sono limitati. Ma in Piemonte ci sono positivi anche nelle celle a Saluzzo (27 detenuti, raddoppiati in 48 ore, 3 agenti, un impiegato) e Cuneo (11 detenuti e 6 agenti), ma ci sono casi anche a Fossano (3 agenti) e Alba (2 agenti). Quattro giorni fa 11 detenuti positivi nel 41 bis di Parma e 30 agenti di polizia. Quasi 50 i contagiati nel carcere femminile di Villa Fastiggi di Pesaro, nelle Marche.

Focolai di Covid in carcere

In particolare sul Lazio interviene anche la vice-segretario generale Gina Rescigno e responsabile sindacale nazionale Spp del comparto Polizia Penitenziaria femminile: “Lo sforzo messo in atto dalla nuova gestione del carcere è massimo, ma nel Lazio ancora tarda il via alla somministrazione dei vaccini. Sono ormai imprescindibili interventi seri da parte delle autorità competenti perché di risposte apparentemente certe, o che per tali si vestono, non sappiamo più che farcene, non bastano più ai poliziotti dispiegati su tutto il territorio nazionale”.

Insomma in Italia, mentre in alcune regioni vengono fatte leggi ad hoc per agevolare il vaccino a chi lavora nel comparto giustizia e mentre l’Anm lancia l’allarme sul rischio di ingolfamento dei processi, suona l’allarme rosso nell’ultimo angolo in penombra del sistema giustizia. Sono mesi che i sindacati di polizia penitenziaria e associazioni per i diritti come Antigone mettono in guardia il Ministero e il Governo dalle conseguenze della diffusione del Covid all’interno degli istituti penitenziari. Se non si prenderanno provvedimenti e se non si correrà con una campagna vaccinale apposita e cadenzata, il rischio, lo avevano detto sia Gonnella che Di Giacomo, è di restare senza agenti e che l’inevitabile crollo del sistema carcerario possa tramortire quello sanitario nazionale.  

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