Coronavirus, il problema dei casi sommersi: "Per ogni contagiato dieci non censiti"

Nelle ultime 48 ore i medici di base di Milano hanno scoperto 1.800 casi "sfuggiti" alle statistiche, il capo della Protezione Civile Borrelli: "Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile"

Foto di repertorio

Negli ultimi due giorni i numeri sull'emergenza coronavirus in Italia hanno dato dei leggeri segnali di miglioramento, ancora poco per parlare di luce in fondo al tunnel, anche perché esiste un “fenomeno” da tenere in considerazione, in grado di stravolgere i numeri sull'epidemia. Parliamo dei casi sommersi, ossia di tutti quei malati che restano in casa, magari per non gravare su un sistema sanitario già sotto pressione, o sottovalutando i sintomi da Covid 19. Tutte persone contagiate che sfuggono ai numeri ufficiali. Ma quanti sono i casi sommersi in Italia? Secondo il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, per ogni contagio ufficiale, ce ne sono almeno 10 rimasti “invisibili”: "Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile". Se così fosse, basterebbe un facile calcolo: l'ultimo dato aggiornato parla di oltre 60mila contagi, che in realtà potrebbero essere 600mila.

Coronavirus, il problema dei casi sommersi

Borrelli ha commentato questo dato in un'intervista al quotidiano Repubblica: "Mi sono posto anch'io il problema e ricevo molte mail che mi chiedono di fermarci. Possono essere dati imperfetti, ma dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità, è un impegno che ho preso con il Paese. Se ora ci fermassimo - sottolinea - ci accuserebbero di nascondere le cose. E poi eravamo in mano alle singole Regioni, ai numeri degli assessori alla Sanità. Nelle prime settimane è stato il caos. A fatica siamo riusciti a ricondurre i governatori alla ragione, adesso non possiamo fermare questo appuntamento nazionale".

Coronavirus, 1.800 casi sommersi scoperti a Milano

A confermare quanto la questione dei casi sommersi sia tutt'altro che sottovalutare, è arrivata anche la notizia di 1.800 casi scoperti dai medici di base di Milano nelle ultime 48 ore. I dottori sono riusciti ad intercettare e a mettere in quarantena le persone risultate positive al coronavirus grazie ad una nuova strategia che prevede di isolare i possibili positivi. 

Si tratta appunto di casi che sfuggono alle statistiche ufficiali, come spiegato in un articolo di Simona Ravizza sul Corriere della Sera: 'Sono i malati nelle nostre case, finora sfuggiti alle statistiche ufficiali e spesso arrivati in ospedale già in gravi condizioni. D’ora in avanti i medici di famiglia dovranno seguirli ancora più da vicino e, di fatto, mapparli. Il come è contenuto in una delibera approvata ieri dalla giunta di Attilio Fontana. La parola d’ordine è «sorveglianza attiva» da attuare con telefonate quotidiane e soprattutto con il saturimetro per capire in tempo reale chi va in fame di ossigeno e, dunque, deve essere ricoverato di corsa in ospedale. Questo virus purtroppo è subdolo e le condizioni di respirazione possono peggiorare all’improvviso. E ciò che deve essere evitato''. Il numero totale dei positivi al Covid 19 rimasti a casa, e quindi non censiti, rimane difficile da stimare. Un problema che andrà certamente risolto per debellare definitivamente questa epidemia.

Coronavirus e casi sommersi, Galli: "Numero contagiati molto più alto"

"Temo che l'ipotesi di Borrelli possa essere molto vicino alla realtà, anche se non abbiamo dati sicuri per poterlo dire, ma i contagiati sono molti di più di quelli registrati ufficialmente". Così Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, commentando ad 'Agorà' su RaiTre quanto affermato dal capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, che ha stimato dieci casi sommersi ogni contagiato ufficiale.

 "Ci vorranno 5-6 giorni di fila - ha aggiunto - per avere indicazioni reali in un senso o nell'altro"

Coronavirus, Borrelli: ''Su ventilatori e mascherine fatichiamo''

Nell'intervista a Repubblica, Borrelli ha anche evidenziato le altre criticità che stanno mettendo a dura prova l'Italia in questo momento di emergenza sanitaria: "Dovremmo poter comprare i ventilatori da terapia intensiva nei supermercati, le mascherine ad ogni angolo e invece stiamo faticando. India, Russia, Romania, Turchia: hanno bloccato le esportazioni. Vogliono essere pronti per i loro picchi. Siamo intervenuti con le ambasciate, ma temo che mascherine dall'estero non ne arriveranno più". 

"Deve partire la produzione nazionale, prima possibile. L'Italia su certi beni così importanti, ora capiamo vitali, deve cambiare traiettoria, fare scorte, reinsediare filiere sul territorio. Altri Paesi hanno mantenuto questi presidi. Il mercato corre molto più veloce di noi. Penso alle casette per il terremoto, dovremmo tenerne nei magazzini in quantità abbondanti. Non è così". Anche alla Protezione civile italiana sono state offerte mascherine a prezzi sestuplicati? "Sì. Quando la richiesta è spropositata rifiuto l'ordine: non posso buttare - sottolinea - i soldi dello Stato".

Coronavirus, Borrelli: ''Nelle prossime ore capiremo se la curva si sta appiattendo''

"Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi – prosegue Borrelli - Nelle prossime ore dovremmo vedere altri effetti, capiremo se davvero la curva della crescita si sta appiattendo. I numeri restano alti: 63 mila contagiati". 

"La proiezione matematica è quella, non me lo sarei mai aspettato". Poi sulla possibilità che siano stati commessi errori nella fase iniziale, il capo della Protezione Civile spiega che "il 31 gennaio questo governo ha dichiarato lo stato di emergenza e bloccato i voli da e per la Cina, mi sembra che abbiamo compreso subito che questa epidemia era una cosa seria". 

Pentito di non aver chiuso tutto subito? "Come insegnano i protocolli di Protezione civile - risponde Borrelli - l'intervento deve essere sempre proporzionato al rischio". "Il numero dei casi lombardi è stato subito soverchiante - sottolinea Borrelli - i medici si sono buttati nella cura e non hanno avuto più tempo di fare indagini. Fin dall'inizio, va detto, ci sono stati comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale. La comitiva del Lodigiano che il ventitré febbraio è andata a Ischia portando il contagio sull'isola. E i primi positivi a Palermo, con i ventinove bergamaschi in vacanza in Sicilia. Con un virus così rapido, gli atteggiamenti sociali sono stati decisivi". 

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