Mercoledì, 25 Novembre 2020
Italia

Coronavirus, un nuovo ballo "antico" per far ripartire l'intrattenimento (e 50mila lavoratori sul lastrico)

A proporre l'idea di un nuovo modo di ballare a distanza è Giancarlino Bornigia, titolare del Piper, la discoteca più famosa d'Italia che si fa portavoce di un intero settore, quello dell'intrattenimento lasciato nello sconforto di non aprire per un anno

Giovani ballano al Piper Club di Roma in una foto del 29 settembre 1972. ANSA

Ritornare a ballare, anche con il coronavirus, lanciando una nuova tendenza, un nuovo modo di ballare a distanza giocando sullo sfioro degli sguardi, avvolti in mascherine argento, fluo, disco style al ritmo di musica 2020 ma rievocando gli andati anni '60.

A proporre l'idea è Giancarlino Bornigia, titolare del Piper, la discoteca più famosa d'Italia. "Le foto del locale negli anni '60 raccontano un diverso modo di ballare, a distanza. Facciamo un salto indietro nel tempo e riproponiamolo in veste contemporanea. Non possiamo restare chiusi per un anno intero".

Bornigia si fa portavoce di un intero settore, quello dell'intrattenimento che conta cinquantamila lavoratori e 2500 aziende ora sul lastrico come spiega Maurizio Pasca, presidente della Silb - Fipe (Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e spettacolo), commentando all'Adnkronos la ripresa scaglionata delle attività che segnerà la fine dell'emergenza da coronavirus. Una ripresa lenta, che per ora non annovera neppure bar o ristoranti: secondo gli utlimi dettagli l'allentamento delle norme in vigore non arriverà prima del 4 maggio e solo concedendo la possibilità di fare attività fisica all'aria aperta, rigorosamente in solitudine.

Il mondo dell'intrattenimento, di cui fanno parte discoteche, balere, sale liscio, night club, è frequentato da milioni di persone e gestito da decine di migliaia di operatori: barman, baristi, dj, pr, organizzatori, promoter, vocalist, addetti alla sicurezza guardarobieri, spesso figure totalmente atipiche, "dimenticate dal Governo" nel 'buio della quarantena', "senza diritto ad accedere agli ammortizzatori sociali e a quanto stabilito dallo Stato", "sul lastrico nell'assoluta disperazione del comparto".

"Siamo stati i primi a chiudere consapevolmente prima del Dpcm e saremo gli ultimi a riaprire - afferma Pasca - Ma ci chiediamo: come controlleranno la movida nei centri storici? Come garantiranno il distanziamento sociale nelle spiagge? Se ravvederemo delle discriminazioni - avverte - scenderemo con forza in piazza".

Ma è fattibile il distanziamento in discoteca? "Assolutamente inimmaginabile - risponde il presidente - Per questo sosteniamo che vanno studiate formule alternative come presidi sanitari magari gestiti da volontari del terzo settore per verificare lo stato di salute dei clienti. Chiudere un anno - rimarca - equivale a morire . Volete che lo faccia? Lo Stato mi aiuti allora a non fallire finché l'emergenza non passa, coprendo i costi".

"Io - prosegue - pago 130mila euro di affitto l'anno in una discoteca nel Salento, 60mila all'anno in un'altra. Se continuo a non pagare il proprietario mi dà lo sfratto. Guardiamo la realtà: lo Stato garantisce fino a 25mila euro. Sono andato in banca per accedere a questo finanziamento e la risposta è stata 'non abbiamo ancora avuto disposizioni dal Governo'. In un secondo momento - racconta - sempre secondo quanto annunciato dal Governo, ho chiesto un finanziamento superiore ai 25mila, il 90 per cento garantito dallo Stato e il 10 per cento dal richiedente, secondo la modalità in cui puoi chiedere fino al 50% del fatturato dell'anno precedente. La risposta? 'C'è da aprire una pratica che dura due o tre mesi'. Domando al Governo: 'Se lo Stato garantisce, perché tanto tempo per la pratica'?".

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