Coronavirus, il viceministro Sileri: “Preoccupa più chi torna dalle vacanze all’estero che i migranti”

Sileri ha ribadito la necessità di prestare "massima attenzione" ai migranti, che "devono essere testati" e "controllati perché non devono fuggire”, ma si è definito “più preoccupato dei casi che arrivano in business class”. Per Walter Ricciardi “In Italia siamo riusciti a ridurre i contagi mentre in altri Paesi hanno abbassato la guardia troppo presto”

“Sono preoccupato per coloro che tornano dalle vacanze. I casi di contagio riguardano più queste persone che non i migranti che vengono controllati e quarantenati". A dirlo è il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri, intervenuto in merito al rischio che la curva dei contagi possa impennarsi.

Intervistato durante la trasmissione “Agorà” su Rai Tre, Sileri ha ribadito la necessità di prestare "massima attenzione" ai migranti, che "devono essere testati" e "controllati perché non devono fuggire”, ma si è definito “più preoccupato dei casi che arrivano in business class”, riferendosi ai numeri casi di positivi riscontrati in seguito al ritorno di numerose persone da vacanze all’estero. Al momento infatti, ha fatto notare Sileri, i contagi "che osserviamo sono più dovuti a persone che tornano dalle vacanze. Ne abbiamo diversi di focolai che sono stati circoscritti e chiusi".

Giovani positivi dopo viaggi all’estero

Dalle Asl di tutta Italia si susseguono infatti segnalazioni di focolai originiati da persone tornate dall'estero. Molti di queti sono giovani o giovanissimi, rientrati da Grecia, Spagna, Croazia e Malta. Un esempio su tutti: alcuni ragazzi (e le loro famiglie) sono finiti in quarantena di ritorno in Salento dopo una vacanza in Grecia, a Corfù. Il padre di uno di loro - in isolamento anche lui dopo aver scoperto la positività del figlio - ha raccontato che “in Grecia era pieno di ragazzi italiani, quasi tutti in giro senza mascherina, tanto che mio figlio e i suoi amici, che invece le mascherine le utilizzavano, si sono sentiti a disagio”. A far fare il testo al ragazzo è stato proprio il genitore. “Se non avessi fatto fare il tampone, nessuno si sarebbe accorto di nulla, Luigi avrebbe partecipato al torneo e chissà cosa sarebbe potuto accadere. Ma non attribuitemi meriti. Mi sono solo comportato da padre”, ha detto. 

Ricciardi: “Miope abbassare la guardia”

I focolai provocati da chi torna da vacanze all’estero preoccupano anche Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute per la pandemia e professore ordinario d’Igiene e Medicina preventiva all’università Cattolica del Sacro Cuore. "Bisognerebbe attivare un meccanismo di sorveglianza" per chi rientra dall'estero "perché non è possibile che dopo tutti gli sforzi che abbiamo fatto il virus venga reintrodotto nel nostro Paese in questo modo", ha detto Ricciardi all’Agi, commentando i casi positivi degli ultimi giorni riguardanti persone (soprattutto giovani) di rientro da vacanze all'estero.

"La Spagna, la Grecia, Malta e i Paesi dell'area balcanica hanno tutti dei livelli di diffusione più elevati", ha evidenziato Ricciardi, osservando che "in Italia siamo riusciti a ridurre i contagi mentre in altri Paesi hanno abbassato la guardia troppo presto nel tentativo di far ripartire l'economia, ma poi è andata male, come è accaduto in Spagna, dove adesso sono tornati al lockdown in alcune zone con conseguenze negative per il turismo. Abbassare la guardia è quindi una scelta miope".

Ricciardi si è detto anche “stupito dalla debolezza dell'azione contro il virus a livello internazionale, perché ogni Paese va per conto suo. L'Oms è debole e anche la Commissione Ue non riesce ad essere incisiva sui paesi membri. La verità è che questa pandemia durerà, anche perché se il vaccino arriverà, sarà solo a fine anno, e quindi bisogna rispettare tutte le regole di prevenzione, dalla mascherina al distanziamento all'igiene personale. E questo vale anche per i giovani, che possono diventare un rischio enorme contagiando le persone più anziane all'interno del nucleo familiare".

Poche settimane fa, il direttore delll’Oms per l’Europa Hans Kluge aveva parlato del rischio di nuovi contagi in Europa e del legame con i giovani. “Stiamo ricevendo segnalazioni da diverse autorità sanitarie di una percentuale più elevata di nuove intenzione tra i giovani”, aveva detto Kluge alla Bbc. “Quindi, per me, il segnale è abbastanza forte per ripensare a come coinvolgere meglio i giovani" nella lotta al virus. Come padre di due figlie, aveva affermato Kluge, è facile comprendere che i giovani "non vogliono perdere l'estate". Ma hanno "una responsabilità verso se stessi, i propri genitori, i propri nonni e le loro comunità. Ora sappiamo come adottare comportamenti sani, quindi sfruttiamo queste conoscenze", aveva aggiunto l'esperto.

Test rapidi, come funzionano

Una risposta ai timori degli esperti in merito ai contagi da parte di chi torna dall’estero in Italia potrebbero arrivare dai test rapidi. Questi test, che garantirebbero un responso in una manciata di minuti, sono ancora al vaglio del Cts e devono ottenere la validazione prima di essere impiegati in aeroporto, porti, stazioni e valichi di frontiera nei controlli. 

Un’azienda campana, la Cosvitec, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica “Ettore Pancini” dell’Università Federica II di Napoli ha messo a punto un kit per rilevamento rapido del virus: se la carica infettante è alta il risultato positivo arriva anche in un solo minuto. L’Ulss 2 del Veneto ha sperimentato un test che impiega 7 minuti per ottenere un risultato con un costo di 12 euro contro i 18 di un normale tampone. I dati sono già stati trasferiti allo Spallanzani di Roma e al ministro della Salute ed è stato già provato su un migliaio di persone. 

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Altri due tipologie di test rapidi (con risultati in 90 minuti) sono stati sviluppati in Gran Bretagna e il governo sta già iniziando a distribuirli a ospedali, casi di cura e laboratori per aumentare la capacità diagnostica in vista dell’autunno. 

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