Coronavirus, niente lockdown, zone rosse e tamponi: cosa possiamo aspettarci

L'ipotesi di una nuova chiusura totale sembra lontana, ma dall'aumento dei tamponi al nodo scuola, sono molte le incognite da affrontare in vista dei prossimi mesi

Foto di repertorio

Superata o quasi, l'estate ai tempi del coronavirus, l'Italia si appresta ad affrontare il mese di settembre, quello del ritorno nei luoghi di lavoro e della riapertura delle scuole. Mentre quest'ultimo nodo sembra il più arduo da sciogliere, nelle ultime settimane la curva dei contagi è tornata a salire, rendendo ancora più incerta la ripartenza di settembre. Ma cosa possiamo aspettarci? Ci sarà un nuovo lockdown? Come sarà la convivenza con l'influenza stagionale? Dal funzionamento dell'app Immuni all'aumento dei tamponi, sono molti i temi che stanno caratterizzando questa fase dell'epidemia

Coronavirus, nuovo lockdown o zone rosse?

Sulla possibilità di una nuova chiusura totale si è espressa la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa che, in un'intervista al Corriere della Sera ha scongiurato questo “incubo”: "Non ci sarà. Nessun Paese ormai può permetterselo. Ci saranno al limite zone rosse, in quartieri, paesi o città".

Quanto poi all'aumento dei contagi e di quello, lento, dei ricoveri in terapia intensiva, nonché dell'ipotesi di un indebolimento del virus, Zampa spiega: "Il virus è lo stesso di marzo. Ma colpisce persone più giovani e il nostro sistema nel frattempo si è attrezzato. I posti nelle terapie sono cresciuti del 110%. Interveniamo prima e meglio. Anche all'estero ci riconoscono l'efficacia della reazione. Mi ha telefonato poco fa Stefano Bonaga per farci i complimenti, avendo viaggiato in Europa". "Ci attende una fase nuova. Dobbiamo provare a tornare alla vita di prima, senza avere paura, ma con grande attenzione". 

Parlando di viaggi e di un'ipotetico ritorno alla “vita” precedente, Sandra Zampa spiega: "Con il ministro Roberto Speranza stiamo chiudendo un accordo di collaborazione perché ci sia una reciprocità con tutti i Paesi europei, a partire da Francia e Germania. Chi parte e chi arriva dovrà fare un tampone. E un modo per poter tornare a viaggiare, ma in sicurezza. Dobbiamo guardare ai giorni che ci separano dal vaccino con fiducia".

Un altro tema che torna “caldo” a settembre è quello dell'influenza stagionale, che quest'anno dovrà convivere con il Covid, con diverse problematiche che preoccupano gli addetti ai lavori. Eppure, secondo il viceministro ala Salute, Pierpaolo Sileri, ''l'influenza quest'anno girerà meno rispetto allo scorso anno. Questo perché le stesse precauzioni che stiamo usando per il coronavirus sono utili anche ad evitare la normale influenza. Quindi circolerà meno".

"Alcune Regioni – ha aggiunto Sileri durante 'Agorà Estate' su Rai3 - hanno predisposto l'obbligatorietà per le popolazioni a rischio  Mi sembra una buona idea, ma per queste popolazioni. Credo dovremmo investire molto di più su un utilizzo 'spregiudicato' dei tamponi. Significa aumentarne il numero in modo che, quando ci saranno le sindromi influenzali e parainfluenzali, dovremmo avere una potenza diagnostica maggiore. E non mi riferisco ad oggi, ma ai mesi di ottobre novembre, quando cominceremo ad avere migliaia di casi positivi di influenza ogni settimana fino ad arrivare al picco che, solitamente, è a cavallo tra gennaio e febbraio" . 

Quanto ai tempi per il vaccino, aggiunge: "Gli scienziati pongono il possibile traguardo tra la fine del 2020 e il 2021". Subito dopo, alla domanda se nel frattempo servano tamponi a raffica come proposto da Crisanti, il sottosegretario alla Salute risponde: "Sì, nel frattempo dobbiamo aumentare di molto i tamponi. Il problema della carenza è largamente superato e i tempi si sono ridotti anche a 15 minuti". Non dappertutto, si fa notare, visto che a Malpensa ci sono voluti giorni per avere i tamponi in aeroporto, al San Giovanni di Roma ci sono file di ore e attese di giorni per i risultati: "Diciamo che tutte le Regioni dovrebbero fare uno sforzo - replica Zampa -, alcune sono già bene organizzate, come l'Emilia- Romagna e il Veneto".

Coronavirus, l'app Immuni è un flop?

L'app Immuni sta funzionando? Continuerà ad essere attiva? Secondo gli ultimi dati, dopo un inizio incoraggiante, l'applicazione di app tracing non ha raggiunto i risultati sperati, fermandosi a 5 milioni di download. Un flop che secondo Sandra Zampa, intervenuta a 'Radio Anch'io' su Radio1, dipende dalle sue caratteristiche legate alla sicurezza: "La ragione per cui Immuni non ha prestazioni è legata al fatto che ci è stato chiesto che avesse il massimo di privacy possibile. In questo momento la privacy è totale, c'è un codice numerico dietro l'utente. E' evidente che non riesce a fare prestazioni. Bisogna fare una modifica eventualmente". 

''Quando si è cominciato a parlare di Immuni si sentivano critiche del tipo "sapranno dove ti trovi, l'occhio spione dello Stato. Purtroppo siamo in un Paese che crede che ci sia l'occhio spione dello Stato - ha aggiunto Zampa - Immuni, però, resta "la cosa più importante una volta che si è accertato che una persona è contagiata. E' evidente che, se si isolano i possibili contagiati, ovviamente mettiamo fuori gioco il virus".

Nonostante le difficoltà iniziali, Immuni continuerà ed essere operativa. Una piccola conferma arriva anche dalle parole del viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, rilasciate a La Stampa: ''L'app Immuni "rimane una risorsa importante e va scaricata. Purtroppo è stata un flop tra i giovani, che hanno più dimestichezza con le app. Avrebbe potuto aiutare a contenere l'ondata di contagi di quest'estate, ma c'è stato molto pregiudizio. Ora sarebbe utile inserirla nei protocolli operativi, come quello per il rientro a scuola, anche perché altri sistemi, come i fogli di carta dove segnare i propri dati, non sempre funzionano".

Coronavirus, aumento dei tamponi

Per prevenire un ulteriore aumento dei nuovi contagi, sta prendendo piede una vasta campagna di tamponi. Ad annunciarlo è stato lo stesso Sileri su RaiTre: ''Il piano messo a punto dal virologo Andrea Crisanti "mi è arrivato alla fine della scorsa settimana, l'ho letto sabato e oggi l'ho girato al Comitato tecnico scientifico". ''Crisanti aveva inviato il piano - spiega Sileri -a Federico D'Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento del Governo. Avevo sentito in seguito D'Incà e, successivamente, mi ha chiamato Crisanti. Gli ho chiesto di inviarmi il documento che è arrivato alla fine della settimana scorsa". Ma i tamponi effettuati sono sufficienti? "Stiamo lavorando a un buon ritmo, ma servirà un aumento – ha risposto Sileri - L'importante è non farli a caso, seguire un criterio mirato di screening e tenere sotto controllo i nuovi focolai. Non dobbiamo impressionarci se cresce la curva dei contagi: il parametro fondamentale adesso è il numero dei ricoveri, che è sotto controllo".

Della nuova campagna di tamponi ha parlato anche la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa: "Questi elementi - ha aggiunto Zampa - oggi vanno incrociati con un'altra notizia che ha dato il professor Massimo Galli, ovvero che si va affinando la possibilità del test salivare il cui esito arriva in 15-20 minuti". Per quanto riguarda le risorse per fare tutti i tamponi proposti, "noi non abbiamo in questo momento problemi - ha assicurato Zampa - dopo che l'Europa ha messo a disposizione dell'Italia risorse ingenti. E' una questione di laboratori. Ma abbiamo incontrato realtà che effettuano un numero di tamponi ingenti. Ci sono regioni dove il numero di tamponi è ampio e rapido".

Coronavirus e ritorno a scuola 

Il problema più incombente da risolvere rimane quello della scuola. Mentre i presidi propongono un'autocertificazione, Governo e Regioni continuano il loro braccio di ferro sulle linee guida. Sandra Zampa, intervenuta a RaiNews24, ha affrontato l'argomento del ritorno tra i banchi: "Abbiamo rivolto agli insegnanti una richiesta ad aderire volontariamente al test sierologici. In questi giorni molti erano ancora in vacanza. Ci aspettiamo, perciò, che nelle prossime ore gli insegnanti rispondano. E sono certa che i docenti italiani daranno una risposta positiva a questa richiesta: tutela loro, tutela il loro lavoro, tutela le loro classi". 

 "Dobbiamo fare in modo che anche i ragazzi siano messi in sicurezza - ha continuato Zampa - e che perciò ci siano le distanze necessarie. Si sta lavorando davvero da molti mesi. Il Comitato tecnico scientifico ha svolto un lavoro straordinario". Il problema delle scuole, ha ricordato la sottosegretaria, non è solo italiano, ma "preoccupa tutti i Paesi europei. Tutti sono alle prese con la stessa questione e con la difficoltà di gestire bambini piccoli, adolescenti". Per quanto riguarda il nostro Paese, "noi chiediamo a ognuno lo sforzo di rispettare le regole. Le poche regole. Le faremo presto anche tradurre in altre lingue. E serve che vengano illustrate bene alle famiglie". Ognuno, ha concluso Zampa, dovrà fare la sua parte: i genitori "avranno il compito di misurare la febbre ai propri figli". E bisogna che "le Regioni facciano un grande sforzo per il trasporto scolastico, occorre lavorare di fantasia, ma anche mettendo in campo risorse importanti. Sono sicura che daremo una buona prova, come abbiamo saputo dare una buona prova nei mesi alle nostre spalle". Sull'emergenza legata alla crescita dei casi da coronavirus Sars-CoV-2 in Francia "c'è già un'interlocuzione avviata dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Si sta valutando il tema della reciprocità non solo con la Francia, lo si sta immaginando anche con la Spagna, ovvero la possibilità del tampone di controllo in entrata e in uscita. Io credo che questa possa essere una scelta che tutela", ha detto. 

E se l'inizio della scuola, previsto per il 14 settembre, venisse rimandato? Secondo l'infettivologo Massimo Galli non sarebbe un'ipotesi così fuori luogo: "Non sarei stato scandalizzato e non lo avrei ritenuto un fallimento se le scuole avessero aperto solo il 1 ottobre, in una situazione in cui tutto fosse stato sistemato a dovere. Giorno dopo giorno emergono varie difficoltà e poi in mezzo ci sono delle elezioni. Se devi aprire le scuole, per poi chiuderle per le elezioni, infine le devi pulire e poi riaprire... Insomma, valeva la pena aspettare".

"Detto questo – aggiunge responsabile di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano in un'intervista al Messaggero - mi preoccupa il fatto che è difficilissimo ottenere il distanziamento a scuola. Bisognerebbe valutare sistemi alternativi, magari a rotazione fare lezione da remoto per un terzo degli scolari di una classe. Infine, avremmo bisogno di più test e presenza sanitaria nelle scuole. La misurazione della febbre a casa mi lascia perplesso", ribadisce. "E avremo problemi quando cominceranno a esserci tutte le altre infezioni alle vie respiratorie: non mi è chiaro cosa succederà nelle varie regioni per il vaccino anti influenzale rivolto a bambini e ragazzi". 

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Quanto alla possibilità di fare più tamponi agli studenti, Galli risponde: "Noi stiamo studiando un sistema che velocizza i tempi: prelievo della saliva per gruppi, per classi, in modo da velocizzare i test. Se in una classe emergono tracce di coronavirus, allora si fanno i tamponi ai singoli studenti di quella classe. Si chiama pooling, ci stiamo lavorando". 

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