Coronavirus, a che punto è l'epidemia in Italia e cosa aspettarsi per l'autunno

Andrea Crisanti, esperto di sanità pubblica, dice la sua. In questi mesi si è imposto come una delle voci più affidabili, per un motivo abbastanza semplice: non tratta gli italiani da ragazzini, le sue dichiarazioni non sono mai contraddittorie. Che cosa succederà in Italia?

Test sierologici, foto Ansa (archivio)

A che punto è oggi come oggi l'epidemia di coronavirus in Italia? Che cosa possiamo realisticamente aspettarci per i prossimi mesi? Il dibattito tra esperti è molto vivace. Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'Università-di Padova, dice la sua. In questi mesi si è imposto come una delle voci più affidabili, per un motivo tutto sommato abbastanza semplice: non tratta gli italiani da ragazzini, le sue dichiarazioni non sono mai contraddittorie. Ad askanews dice molte cose interessanti e chiare. Lo fa con due premesse: la prima "tutto ciò che ho detto e dico è perché lo penso e non per assecondare o far contento qualcuno"; la seconda "non sono un virologo, io sono un esperto di sanità pubblica, perché mi sono occupato per 35 anni di mezzi di controllo delle malattie epidemiche nei Paesi in via di sviluppo. La mia è una esperienza di prima mano e che mi permette di guardare le cose nel complesso, una visione allargata dalla distanza".

Partiamo, quindi. A inizio luglio come stanno le cose in Italia? "In Italia abbiamo raggiunto una fase tale per cui se l'epidemia fosse esclusivamente localizzata in Italia ci sarebbe da tirare un respiro di sollievo. I casi calano, c'è qualche focolaio qua e là ma era prevedibile. L'andamento dell'epidemia in Italia non sorprende quelle che erano le attese: casi generali in lento calo con focolai qua e là che comunque a rapidamente identificati, controllati e isolati (e questo è l'aspetto positivo). Quindi se noi fossimo in una bolla separati dal resto del mondo sarebbe una situazione fantastica". C'è un piccolo problema. "Ma non siamo separati dal resto nel mondo, e nel mondo nelle ultime 24 ore si sono contati oltre 228mila contagi: è questo il problema. L'Italia, con l'esperienza che ha accumulato, con la capacità operativa , con tutte le cose che abbiamo imparato per individuare e contenere i focolai , se non si fanno grosse stupidaggini, praticamente sarebbe quasi fuori". Al netto di un rischio che invece va calcolato per un futuro ben più sereno: "Il problema è che primo non sappiamo se questi casi che continuiamo ad avere ad ottobre- novembre ri-innescano la catena di trasmissione del virus, quindi l'ideale sarebbe mettere tutto lo sforzo possibile adesso per eliminare tutti i casi".

Che cosa fare dunque nei prossimi mesi per tutelare i risultati raggiunti? "Bisognerebbe ragionare - dice sempre ad Askanews  - su come monitorare tutte le persone in entrata, perché quando riapriranno tutti i voli e gli ingressi che non una ma numerose persone infette entrino in Italia è una certezza, non una possibilità". La soluzione è tracciarle: "Se i nostri posti di frontiera riuscissero a fare il tracciamento del pnr, l'identificativo di volo, delle partenza, delle destinazioni e di tutti gli scali intermedi, sarebbe possibile tracciare tutte le persone che arrivano da Paesi con altra trasmissione. Queste persone devono essere o messe in quarantena o bisogna fargli il tampone per verificare che non siano infette. Non c'è altra possibilità. Chiudere i voli non serve a niente, ci sono gli scali intermedi. Misurare la temperatura in aeroporto non ha funzionato prima perché deve funzionare adesso?". Per restare in "bolla", quindi "non dobbiamo fare stupidaggini". Perché "finché non abbiamo eliminato tutti i contagi, arrivando a segnare zero casi, e non abbiamo incrementato misure stringenti di controllo sugli arrivi è chiaro che ad ottobre-novembre gli assembramenti e le leggerezze che facciamo adesso non ci verranno perdonate". Crisanti comunque è "fiducioso", "a ottobre-novembre se ci saranno dei focolai più grandi gli italiani si comporteranno in maniera adeguata".

E' impossibile oggi dire se in Italia ci sarà o meno una seconda ondata? "Nessuno può dirlo se ci sarà o non ci sarà. Se noi siamo in grado di fare il tracciamento e controllare gli arrivi,la seconda ondata non ci sarà, ci saranno casi che verranno intercettati, ed è una cosa diversa. Bisogna anche capirsi su cosa si intende per seconda ondata. Io penso che ci saranno dei focolai che andranno controllati. Ci saranno mini, micro zone rosse" . Crisanti mette anche la parola fine (definitivamente) alla diatriba sul "virus clinicamente morto": "L'unica cosa è che c'è meno carica virale dovuta a distanziamento sociale, uso delle mascherine e temperature elevate:quindi vengono trasmesse meno goccioline. Punto. Non ci stanno altre spiegazioni. Per questo ci si ammala meno gravemente. Le persone anziane o con malattie restano comunque più fragili, e le misure di attenzione servono anche per proteggere le persone più vulnerabili".

Come mai in tuttei questi difficili mesi gli scienziati si sono msotrati così divisi e distanti di fronte al nuovo coronavirus? Non è una sorpresa secondo Crisanti:  "La scienza avanza mettendo in discussione e sfidando le conoscenze consolidate altrimenti non ci sarebbe progresso. Quindi il dibattito scientifico è salutare e normale", certo "il dibattito scientifico ha anche necessariamente dei tecnicismi e una complessità che non sempre è possibile ridurre a dibattito televisivo, e spesso si è sconfinato, generando confusione. Le persone guardano e pensano: 'Gli scienziati non sono d'accordo!'; ma è normale che gli scienziati non siano d'accordo, non lo siamo mai ed è salutare. C'è anche un altro aspetto da considerare: le persone che ascoltano tendono a identificarsi, riconoscersi in ciò che si aspettano e desiderano. Come tutti noi".

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In conclusione, "dopo tre mesi di lockdown, con pochi casi di contagio e il bel tempo è anche comprensibile la voglia di libertà" ma va ricordato che "ci permettiamo ora delle libertà che in qualche modo nel periodo invernale dovremmo ripensare", ché "il pericolo è finito quando la pandemia è finita". Intanto le terapie intensive si stanno svuotando: 82 ricoverati in Italia. Ottimi segnali, ma abbassare la guardia non è una buona idea.

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