Domenica, 11 Aprile 2021
Italia

Coronavirus, uno tsunami economico tra rischio recessione e il fantasma del 2008

"Aiuti dal governo o le città chiuderanno". Si stimano in 50 milioni le perdite giornaliere dei pubblici esercizi italiani, cui andranno aggiunti i danni fatti dalla paura che ha svuotato gli alberghi insieme alla cancellazione dell'intera stagione congressuale. Ma non solo: gli effetti del coronavirus attaccano l'intero comparto produttivo, non solo italiano

Il coronavirus sarà uno tsunami per l'economia e rischia di condannare il nostro Paese alla recessione. L'Italia è infatti - ad oggi - il paese europeo più colpito dall'emergenza coronavirus, e secondo le stime dell'agenzia di rating Standard & Poor's dovrebbe registrare un Pil negativo pari al -0,3% nel 2020. Una contrazione della crescita è probabile in tutta l'Eurozona e anche il secondo trimestre del 2020 subirà i contraccolpi dell'epidemia. 

Una boccata d'ossigeno potrebbe arrivare solo dal taglio dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea: un taglio del costo del denaro che S&P prevede come imminente.

Intanto dopo il colpo ferale al turismo con la paura che ha svuotato gli alberghi e la cancellazione dell'intera stagione congressuale stabilita dal decreto coronavirus, ora l'onda lunga del contagio economico - che ha già piegato il settore dell'intrattenimento (produzioni cinematografiche e eventi in primis) - si riverbera sul resto dell'economia.

Coronavirus, corsa alle babysitter: qual è il prezzo giusto (e occhio al rischio nonni)

Coldiretti lancia l'allarme per il Made in Italy agroalimentare con le esportazioni messe a rischio dagli autotrasportatori stranieri che non vogliono entrare in Italia per paura del virus e per timore di restare bloccati sul territorio nazionale dai crescenti vincoli sanitari imposti per il contenimento della Covid-19.

"In un paese come l'Italia dove l'88 per cento dei trasporti commerciali avviene su gomma la paura che blocca i Tir rischia di paralizzare l`intera filiera agroalimentare che vale il 25% del Pil nazionale e offre lavoro a oltre 3,8 milioni di persone".

Per dare ossigeno al comparto sono state presentate al governo alcune proposte da Cia-Agricoltori Italiani che prevedono tra le altre cose sgravi fiscali a chi acquista cibo made in Italy, e l'estensione delle misure previste nella zona rossa a tutto il Nord Italia.

Nel dettaglio per fare fronte all'emergenza che coinvolge Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna (che da sole valgono il 40% dall'agroalimentare tricolore per un totale di 24 miliardi di euro), la Cia chiede "una detrazione fiscale per le famiglie, del 19% sulle spese per acquisto di prodotti agricoli e alimentari Dop e Igp e derivanti da agricoltura biologica".

A sostegno dell'export la Cia rilancia, invece, la necessità di una campagna promozionale all'estero che punti sugli elementi di salubrità del cibo italiano, oltre a incentivi a tutela del sistema fieristico internazionale. Quanto al sistema produttivo, per Cia è opportuno un intervento di natura finanziaria che dia ossigeno alle aziende agricole per almeno 24 mesi, parallelamente a una semplificazione dell'accesso al credito grazie al fondo Ismea.

Coronavirus, l'appello al Governo: "Fate presto"

Dal mondo del commercio si erge l'appello alle istituzioni di provvedere al più presto aiuti alle imprese. ''Chiediamo interventi urgenti - spiega Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe Confcommercio - sugli ammortizzatori sociali, meccanismi di credito di imposta per sopperire almeno in parte al crollo del fatturato, la sospensione del pagamento di oneri e tributi, la sospensione degli sfratti per morosità, per venire incontro a chi nelle prossime settimane non riuscirà ad onorare i contratti di locazione e a pagare fornitori e dipendenti".

Migliaia di eventi, ricorrenze pubbliche e private, iniziative di ogni genere che vengono riformulate, rinviate o cancellate ogni giorno. Per non parlare della misura che impone la chiusura totale dei locali di intrattenimento. Cinquanta milioni di euro cancellati ogni giorno, fanno dei pubblici esercizi italiani il comparto più colpito dagli effetti del Coronavirus. - spiega ancora la Fipe - Una prima stima calcola in 4 miliardi di euro le perdite di fatturato del settore in tre mesi, che valgono circa 1,5 miliardi di euro in termini di valore aggiunto".

Coronavirus, la crisi del trasporto passeggeri

Un conto salatissimo riguarda anche il trasporto aereo: la Iata, associazione internazionale sul settore, ha rivisto marcatamente in peggio le sue previsioni, che adesso pronosticano una perdita complessiva di fatturato tra i 63 e i 113 miliardi di dollari. Sull'Italia è atteso uno dei cali più forti, con un meno 24%.

Giù il prezzo della benzina, previsti tagli alla produzione di petrolio

Una brutta notizia per un'azienda in difficoltà come Alitalia che rischia di vedere bruciarsi l'intero capitale del prestito ponte da 400 milioni di euro già entro Pasqua. E si parla appunto solo del ramo passeggeri, perché al momento non sono disponibili stime su quelle che saranno le ricadute sul trasporto aereo merci.

"La piega presa dagli eventi a causa del coronavirus è praticamente senza precedenti - spiegano dalla Iata - Molte compagnie aeree stanno prendendo misure di emergenza per ridurre capacità e costi. I governi se ne devono rendere conto. Le compagnie fanno del loro meglio per tenersi a galla mentre svolgono il compito cruciale di tenere collegate le economie mondiali".

Uno scenario che ha già una prima vittima conclamata: la compagnia area regionale britannica Flybe ha lasciato a terra i suoi aerei e fatto richiesta di fallimento appena due mesi dopo un contestato tentativo di salvataggio da parte del governo di Londra.

Il governo era intervenuto con 100 milioni di sterline due mesi fa per risolvere la crisi del vettore, che copre il 40% delle rotte interne britanniche, ma l'operazione era stata congelata. Stanotte l'Autorità britannica per l'aviazione civile ha annunciato che la compagnia è entrata in amministrazione controllata, che tutti i suoi voli sono cancellati e ha invitato i passeggeri a non recarsi in aeroporto.

Coronavirus, anche per la Germania è crisi come nel 2008

L'esempio di Flybe si presta bene ad un'ultima annotazione: se per l'Italia l'incubo recessione è alla porta, anche in Europa il coronavirus segnerà una frenata vigorosa dell'economia. 

L'industria tedesca si sta preparando al colpo: nel rapporto trimestrale della Federazione delle Industrie Tedesche ci si aspetta una riduzione della produzione economica tedesca "fino quasi ad arrestarsi se le economie nazionali colpite dalla pandemia non torneranno alla normalità nel secondo trimestre".

L'ente industriale aveva precedentemente previsto una crescita dello 0,5 per cento per la più grande economia europea nel 2020, un calo significativo rispetto agli anni precedenti, dopo che nel quarto trimestre il prodotto interno lordo ha ristagnato a zero.

La Bdi chiede al governo tedesco di rispondere all'ulteriore minaccia del nuovo coronavirus con misure concrete nelle prossime settimane, come la reintroduzione dei sistemi di compensazione del lavoro a orario ridotto visti per l'ultima volta in Germania durante la crisi finanziaria del 2008

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