Lunedì, 12 Aprile 2021

Coronavirus e plasma iperimmune per curare i malati: a che punto siamo?

La Commissione Europea ha appena approvato un progetto, presentato da un consorzio di servizi trasfusionali e autorità competenti in materia, per valutare se il plasma da persone guarite dal Covid-19 (Ccp) può essere una terapia efficace contro il nuovo coronavirus

Sacche di plasma, foto Ansa

Speranza e cautela per il plasma dei guariti nella cura del Covid-19. Si va avanti a ritmo serrato per avere il maggior numero di informazioni possibile.  Un nuovo progetto verrà finanziato grazie al programma di ricerca europeo Horizon 2020, durerà 24 mesi e vedrà la partecipazione di 12 partner di 9 paesi.

La Commissione Europea ha appena approvato un progetto, presentato da un consorzio di servizi trasfusionali e autorità competenti in materia, per valutare se il plasma da persone guarite dal Covid-19 (Ccp) può essere una terapia efficace contro il virus. L'obiettivo principale di SUPPORT-E (SUPPORTing high quality evaluation of COVID-19 convalescent Plasma throughout Europe) è di garantire una valutazione, basata sulle evidenze scientifiche, del plasma da convalescente COVID-19 e di raggiungere una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull'utilizzo clinico più appropriato, anche attraverso l'uso del database europeo sul Ccp di recente costruzione.

In questo momento il Grant Agreement, il documento ufficiale che dà il via al progetto, è in fase di preparazione, con il coordinamento dell'EBA (European Blood Alliance), l'associazione che riunisce i centri sangue dei paesi dell'Unione Europea e dell'Associazione Europea per il Libero Scambio, che conta 26 membri che complessivamente gestiscono una media di 17 milioni di donazioni all'anno. Al termine del progetto il consorzio produrrà delle raccomandazioni che saranno applicabili in tutta Europa nell'epidemia attuale e in eventuali epidemie future.

Diversi studi clinici stanno cercando di dimostrare la sicurezza e l'efficacia dei trattamenti a base di plasma da convalescente, ricordano i membri del consorzio, che per l'Italia vede impegnati il Centro Nazionale Sangue a cui è stato affidato il Work Package della comunicazione, la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e l'Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) di Mantova, ma fino a questo momento non c'è stato un approccio coordinato per armonizzare i protocolli, produrre linee guida basate sulle evidenze scientifiche, standardizzare i test per il plasma e validare gli esiti della terapia. Attraverso la raccolta e l'analisi dei dati dei donatori, dell'utilizzo clinico del plasma e dei pazienti, il progetto servirà anche da base per ricerche successive, ad esempio sull'uso del plasma per la prevenzione del Covid-19 o sulla produzione di immunoglobuline specifiche. Il progetto produrrà anche una valutazione clinica di alta qualità degli studi in corso e potrà supportare, anche a livello finanziario, trial clinici con eventuali carenze di risorse.

"Support-E è una iniziativa unica pan-europea, e sarà fondamentale per valutare il plasma da convalescente come percorso terapeutico per i pazienti affetti da Covid-19, in un momento in cui non ci sono ancora trattamenti validati. È una chiara dimostrazione del ruolo fondamentale dei Sistemi sangue nel contribuire alle politiche di salute pubblica e alle misure sanitarie per garantire le migliori cure ai pazienti europei. Il forte sostegno della Commissione al progetto sottolinea l'importanza di un lavoro coordinato a livello europeo, portato avanti da un network di esperti", commenta Pierre Tiberghien, presidente dell'EBA e coordinatore del progetto.

"La pandemia ha generato un forte interesse nell'utilizzo del plasma iperimmune contro il Covid-19, nel nostro paese come in tutto il resto del mondo. Questo progetto permetterà un approccio più armonico al tema e volto alla ricerca di solide evidenze scientifiche, anche in previsione di un possibile ritorno del virus o dell'arrivo di altri. Il contributo italiano sarà determinante, grazie anche alla partecipazione dei centri di Pavia e Mantova, che collaborano proficuamente da anni con il Cns", spiega Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns.

"Sono veramente felice ed orgoglioso per l'approvazione del progetto. È stato un mese di lavoro intenso che mi ha visto impegnato quotidianamente assieme ai colleghi di Pavia, del Cns e agli altri partner europei", commenta Massimo Franchini, Direttore del Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell'Ospedale Carlo Poma di Mantova.

"La pandemia che ha colpito molto duramente la Regione Lombardia ha posto il Policlinico di Pavia al centro dell'attività assistenziale e di ricerca e gli ha fatto sviluppare in tempi molto brevi un protocollo di terapia con l'utilizzo di plasma iperimmune ottenuto da pazienti convalescenti. Il progetto europeo coordinato dall'EBA dà la possibilità all'Italia, con i centri di Pavia e Mantova coordinati dal Centro Nazionale Sangue, grazie all'esperienza acquisita sul campo, di avere un ruolo importante nel produrre le linee guida basate sulle evidenze scientifiche sia sulla selezione del donatore convalescente che sul prodotto da infondere, dopo una revisione attenta degli studi internazionali in corso o già conclusi sull'utilizzo del plasma iperimmune nei pazienti affetti da infezione Covid-19.", commenta Cesare Perotti, Direttore del Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del San Matteo di Pavia.

Il plasma è ciò che permette al sangue di fluire. E’ un liquido in cui sono sospese le cellule sanguigne che vengono trasportate in tutto il corpo: globuli rossi che portano l’ossigeno, globuli bianchi che combattono le malattie e aiutano ferite e lesioni a guarire e piastrine che hanno un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue. Se dal plasma separiamo queste cellule, resterà un liquido color giallo paglierino composto per circa il 92% da acqua, ma contiene anche anticorpi, proteine che favoriscono la coagulazione, ormoni ed enzimi. Possono donare il loro plasma per tentare di curare i malati Covid coloro che risultano avere anticorpi neutralizzanti (gli unici che possono darci l'immunità), non tutti i guariti o convalescenti quindi, ma solo un 20 per cento circa. Il plasma viene purificato eliminando eventuali patogeni ed è pronto a essere infuso in pazienti con polmoniti interstiziali.

Le donazioni di sangue e dei suoi componenti (globuli rossi, piastrine e plasma) agevolano ormai un’ampia gamma di terapie indispensabili e spesso salvavita. Le trasfusioni di sangue sono spesso essenziali in caso di traumi o interventi chirurgici delicati e si rivelano spesso necessarie nella gestione di malattie tumorali o per il trattamento di malattie ereditarie croniche del sangue come la talassemia. Le donazioni di plasma, un componente del sangue, possono anche essere utilizzate per la produzione di medicinali, ad esempio immunoglobuline o fattori coagulanti. La fabbricazione di questi prodotti è soggetta alla legislazione farmaceutica, mentre la donazione, la raccolta e il controllo del plasma sono disciplinati dalla legislazione sul sangue. La disponibilità del sangue e dei suoi componenti dipende dalla volontà dei cittadini di donare il sangue. Può donare sangue la maggior parte delle persone in buona salute.

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