Giovedì, 29 Ottobre 2020
Foto di repertorio

Coronavirus, la curva è in calo ma serve cautela: ''Il virus circola ancora''

Gli esperti sono tutti d'accordo, i dati degli ultimi giorni sono positivi, ma l'allerta deve rimanere alta: ''Il virus non è mai andato via. Attesi nuovi focolai''

Superata la fase acuta della pandemia, la curva dei contagi in Italia continua a scendere in modo costante. Nonostante sia una buona notizia, la battaglia contro il coronavirus non è ancora vinta, motivo per cui bisogna ancora tenere alta l'attenzione: il rischio di nuovi focolai è sempre dietro l'angolo. Ottimismo e cautela, questa l'opinione diffusa tra gli esperti che stanno analizzando la situazione epidemiologica nel nostro Paese. 

Coronavirus, Pregliasco: ''Attesi nuovi focolai''

"Resto ottimista ma prudente. Per questo leggo le oscillazioni nel numero dei casi quotidiani di Covid-19 come un aspetto positivo, legato alla capacità di individuare e contenere i focolai. Stiamo parlando, infatti, di numeri comunque contenuti". Questo il commento del virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che non si allarma troppo per l'altalena di positivi registrata nell'ultima settimana. "In questa fase la presenza di focolai è attesa, quello che è cruciale è individuarli rapidamente e isolare i contatti, per disinnescarli". Un elemento "cruciale per evitare lo spauracchio di una situazione peggiore nei prossimi mesi. Ecco - aggiunge - penso che occorra tenere conto di questi fenomeni per organizzarci al meglio in vista della stagione autunnale. Insomma, sulla base dei dati e di quello che vedo resto ottimista e prudente: non è facile dare un messaggio equilibrato alla popolazione", che mostra anche una certa stanchezza. Ma "secondo me è corretto ricordare a tutti che il virus circola, e che possiamo fare molto come singoli per tenere la situazione sotto controllo: rispettare le indicazioni e dunque evitare assembramenti, mantenere il distanziamento, curare l'igiene delle mani e indossare la mascherina quando serve".

Coronavirus, Bassetti: ''No ansia, ma attenzione''

''Preoccupato per le oscillazioni dei casi giornalieri? Direi proprio di no. Anche perché il calcolo giorno per giorno non ha tanto senso, e risente del numero di tamponi fatti, che il sabato e la domenica sono meno. Dobbiamo considerare una media settimanale ponderata, e se lo facciamo vediamo che la curva è in costante decremento". Parola di Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: "Occorre meno ansia e più attenzione". Se in questi giorni si sono moltiplicati gli allarmi legati alle oscillazioni dei casi in Italia, l'infettivologo sottolinea anche che "stiamo dando ogni giorno il numero di nuovi contagiati, ovvero soggetti positivi a Covid, ma non sappiamo se sono sintomatici, oppure debolmente o fortemente positivi. E' importante invece che le terapie intensive si siano svuotate: abbiamo numeri a due cifre, a fronte di 4200 persone nelle settimane più calde dell'epidemia. Questo ci dice che Covid-19 non è più un problema sanitario - insiste - Inoltre nel caso dei ricoverati, sarebbe utile sapere quanti dei contagiati dell'ultimo mese sono ricoverati per problemi legati al virus".

Dunque cosa fare? "Ecco, per me non possiamo proprio dire che va tutto male. Ma dobbiamo vigilare, tracciare i contatti, isolare i positivi: meno ansia e più attenzione", ribadisce Bassetti. "Non trovo corretto terrorizzare le persone, mentre è invece giusto spiegare che occorre rispettare il distanziamento, lavare le mani, usare le mascherine quando serve. Concetti universali e validi: no al terrorismo, sì all'educazione civica e al buonsenso, che ci dice di stare a casa se abbiamo la febbre, e di mettere la mascherina in autobus ma non, ad esempio, in moto". "Perché educando le persone si ottengono risultati importanti non solo contro Covid". Bassetti è convinto che occorra parlare con chiarezza, ma purtroppo "da parte di tanti miei colleghi vedo toni pesanti e atteggiamenti da custodi della verità, che francamente non hanno senso. Basta con questa comunicazione da stadio. Sono professore universitario, ho conquistato sul campo la mia preparazione, ho seguito migliaia di pazienti in ospedale e ho un numero" di tutto rispetto "di pubblicazioni su Covid. Penso di poter parlare di questo virus, e lo farò anche in Senato - conclude l'esperto, tornando sulle polemiche legate all'evento organizzato per domani per parlare di Covid, alla presenza del leader leghista Matteo Salvini - convinto di poter dire quello che penso, senza etichette politiche".

Coronavirus, Lopalco: ''Virus non se n'è mai andato''

"Ritorno del virus? Non se ne è mai andato. Ma c'è anche il fatto che la circolazione nel mondo è elevata. Siamo in piena pandemia. Ed è normale che, se il virus circola, prima o poi arriva, non si ferma alla frontiera, né quella nazionale né quella regionale. La questione è mantenere alta l'attenzione e la capacità di contenere i focolai". A dirlo è Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell'università di Pisa e consulente della Regione Puglia per l'emergenza Covid-19. "Il problema - dice - esiste. Siamo in piena pandemia. Noi abbiamo avuto in Italia un'ondata che si è spenta. Ma adesso la circolazione è molto attiva, non soltanto in Paesi lontani, ma anche quelli vicini. L'arrivo di casi non è improbabile". Anzi, "in Puglia ad esempio - spiega - la circolazione del virus si era spenta, poi piano piano, abbiamo visto un rifiorire di casi, importati oppure che hanno riguardato pugliesi che si sono infettati fuori, sono tornati e hanno creato dei cluster una volta rientrati. Tutti i focolai che stiamo registrando arrivano da fuori", conclude.

Coronavirus, Signorelli: ''Non c'è da stare tranquilli''

"Il virus c'è e sta circolando. Questo è un dato di fatto, nonostante le previsioni, che si sono rivelate sbagliate, che davano a zero i contagi in tutte le regioni, con le varie date di quanto sarebbe successo". Sars-CoV-2 "continua a circolare, anche se a livelli non tali da generare numeri crescenti ma neanche da scendere allo zero. E questa situazione non ci può lasciare tranquilli". Ne è convinto Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità pubblica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano e all'università di Parma che sottolinea: "Bisogna però dire che tutte queste infezioni, per motivi ancora non ben noti, non stanno determinando casi clinici gravi se non in piccola parte, molti sono casi asintomatici o paucisintomatici e solo un numero molto limitato, per fortuna, va in ospedale". "Tutto questo - ammonisce l'esperto - non ci può lasciarci tranquilli in assoluto. Siccome non sappiamo bene perché si sta verificando questa situazione, se è dovuta a una mutazione o un adattamento virale, a una carica virale bassa o a una diversa dinamica di contagio nella stagione estiva, questo ci impone grande cautela, perché "quando verrà più freddo le occasioni di contagio torneranno ad essere maggiori".

Dunque "la situazione va assolutamente monitorata, per limitare questa diffusione più possibile, perché - spiega - se dovesse riprendere una situazione clinica con manifestazioni, si rischia di avere altri malati gravi". Per questo - raccomanda ancora - "bisogna tenere la guardia sempre alta, sperando che nella stagione invernale i casi siano pochi e non ci sia una ripresa di casi clinici gravi". Quanto a previsioni future, Signorelli le ritiene "inutili, perché - sottolinea - si rischia di spararla grossa in un senso o in un altro, bisogna essere molto equilibrati ammettendo che non sappiamo cosa succederà nei prossimi mesi. Qualcosa sappiamo e qualche cautela la dobbiamo prendere, perché non possiamo permetterci far circolare il virus liberamente". Da qui la raccomandazione "ad avere sempre grandissima attenzione, a partire dalle tre misure 'chiave' anti-contagio: lavaggio delle mani, mascherine e distanziamento che dovranno accompagnarci per i prossimi mesi, in attesa della stagione autunnale". Quando però "non dovremo rivedere scenari come quelli di quest'inverno, perché la capacità di gestire i casi clinici è sicuramente migliorata, e tutti questi malati ci hanno insegnato qualcosa".

Coronavirus, Cauda: ''Il virus circola a scartamento ridotto''

Casi di Covid-19 in lieve aumento giorno dopo giorno e focolai in diverse regioni devono allarmare il Belpaese? "Da qualche settimana vediamo un'oscillazione dei casi quotidiani, che vanno da 150 a 300, in parte legata al numero di tamponi. Se guardiamo le curve non vediamo però aumenti consistenti, inoltre non crescono i ricoveri e non c'è stata una recrudescenza di casi gravi. Insomma, il virus nel nostro Paese sta circolando a scartamento ridotto". A dirlo è Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma. "Forse l'analisi dei tamponi fatti negli ultimi giorni rileverebbe una carica virale ridotta - aggiunge l'esperto - come già emerso da alcuni studi. Inoltre occorre sottolineare che molti casi sono asintomatici, individuati solo grazie ai test sierologici e ai successivi tamponi". L'oscillazione dei casi di Covid-19 risente anche "del numero dei tamponi eseguiti: più se ne fanno, più positivi si trovano. Ma non risulta una percentuale di positività elevata o in aumento. Ecco perché ritengo che occorra essere cauti, senza allarmarci".

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"Non sono un indovino - avverte Cauda - ma se dovessi prefigurare ciò che accadrà in autunno, direi che avremo una serie di focolai, da rilevare e spegnere il prima possibile. Dobbiamo vigilare in particolare sui casi di importazione, anche dall'Est Europa e dalla Romania. Ma dobbiamo continuare anche ad agire a livello personale: non è vero che il virus non c'è più. Ecco perché dobbiamo continuare a rispettare le misure per contenerlo: il distanziamento, l'igiene, l'uso delle mascherine quando richiesto, evitando gli assembramenti. Perché non è ancora tutto finito". "E - evidenzia l'esperto - se le temperature e i raggi del sole ci stanno dando una mano, non risolveranno il problema da soli, come dimostra il caso della Florida. Dobbiamo essere responsabili, ricordando che poi in autunno l'aiuto di caldo e sole verrà meno", conclude.

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