Domenica, 18 Aprile 2021

Cosa sappiamo sui pazienti morti per coronavirus

L'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità: l'età media delle vittime è di 79 anni, solo il 3,7% dei deceduti non presentava patologie pregresse

Foto di repertorio

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è di 79 anni. La maggior parte delle vittime (più del 64%) sono di sesso maschile, mentre le donne morte a causa del virus sono appena il 35,8% del totale. E' quanto si legge nell'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità che si basa sui dati contenuti nelle schede di morte ISTAT di 21.551 pazienti. L’età media dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 - spiega l'ISS - è più alta di oltre 15 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione.  Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età media: donne 84 - uomini 79).

Coronavirus, il report dell'Iss: l'età media delle vittime

Solo 238 pazienti su 25.551, pari all'1,1% del campione preso in esame, avevano meno di 50 anni; 54 persone che hanno perso la vita a causa del virus, avevano un'età inferiore ai 40 anni (34 uomini e 20 donne).

Numero di decessi per fascia di età: grafico

decessi iss-2

Il 3,7% dei deceduti non aveva patologie

Per quanto riguarda le patologie preesistenti, l'ISS specifica che è stato possibile analizzare le cartelle di 1890 pazienti. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,3. Complessivamente, 70 pazienti (3,7% del campione) non presentavano alcuna patologie, 273 (14,4%) presentavano 1 patologia, 400 (21,2%) presentavano 2 patologie e 1147 (60,7%) presentavano 3 o più patologie. 

Secondo l'ISS, 38 dei 54 pazienti con età inferiore a 40 anni avevano gravi patologie preesistenti, mentre 10 non avevano malattie di rilievo. 

Covid 19, i sintomi più comuni osservati nei pazienti deceduti

Stado all'analisi condotta dall'ISS, febbre dispnea e tosse rappresentano i sintomi più comuni osservati prima del ricovero nei pazienti deceduti. Meno frequenti sono diarrea e emottisi. Il 6% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero. Nelle 92,6% delle diagnosi di ricovero - spiega ancora l'Isituto superiore di sanità - erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con COVID-19. In 132 casi (7,3% dei casi) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione. 

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (96,7% dei casi), seguita da danno renale acuto (22,6%), sovrainfezione (12,7%) e danno miocardico acuto (9,3%). 

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