Venerdì, 23 Aprile 2021

"Mascherine arrivate solo a metà marzo, prima combattevamo contro il virus a mani nude"

La denuncia di un operatore della Rsa Sandro Pertini di Garbagnate Milanese: "Da noi almeno 20 ospiti deceduti, ma il conto è in continuo aumento". Il video di MilanoToday

L'operatore della Rsa Sandro Pertini di Garbagnate Milanese intervistato da Carmine Ranieri Guarino di MilanoToday

"Per ora si parla di 20-25 ospiti deceduti, ma il conto è in continuo aumento. Solo al terzo piano siamo ormai arrivati a una quindicina”. A parlare, ai microfoni di MilanoToday, è un operatore della residenza sanitaria assistenziale Sandro Pertini di Garbagnate Milanese, una delle tante Rsa lombarde che sta facendo i conti con l'emergenza coronavirus.

Secondo l’operatore, "le procedure messe in atto" per proteggere dal virus gli ospiti della struttura e lo stesso personale "sono state molto scarse" e sono state adottate "molto in ritardo. Basti pensare - denuncia - che le mascherine chirurgiche sono arrivate solo a metà marzo, prima ognuno si attrezzava come meglio poteva. Combattevamo a mani nude, ora combattiamo con la fionda". Già, perché in realtà anche le mascherine chirurgiche non sarebbero adatte ad un conteso del genere: "Con quelle possiamo evitare di contagiare noi le persone che ci stanno di fronte, colleghi e ospiti – spiega -, ma noi chiaramente possiamo essere contagiati dai pazienti".

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"Infermieri e Oss non vengono sottoposti al tampone"

L’operatore, che per ovvie ragioni ha chiesto di rimanere anonimo, denuncia soprattutto la carenza di mezzi adeguati ad affrontare la situazione emergenziale. "Siamo forniti di un solo termometro a volte anche non funzionante, ci dobbiamo attrezzare personalmente. Qualcuno se lo porta da casa perché la struttura non ne ha più di uno a disposizione"

"Nel nostro piano avevamo due ospiti probabilmente positivi - denuncia ancora l’operatore -, ma non sono stati utilizzati gli strumenti necessari come i materiali monouso che noi operatori chiedevamo". E ancora: "Purtroppo per com’è organizzata la struttura viene dato modo alle persone che provengono da altri reparti di entrare nel nostro ed aumentare il rischio di contagio".

"Ci sono anche diversi operatori sanitari positivi al virus - spiega - e quindi è difficile coprire i turni e far fronte a questa situazione in maniera adeguata". Quanto ai tamponi, nonostante la regione assicuri che vengono effettuati anche ai monosintomatici, "infermieri e Oss non sono mai stati sottoposti al test. Le precauzioni non sono mai state prese e non vengono tuttora prese".

"A tutte le istituzioni che avrebbero dovuto fare meglio per proteggerci – denuncia l’operatore - dico di contare i contagiati e i deceduti e mettersene gran parte sulla coscienza".  Il direttore della struttura, contattato da MilanoToday, ha spiegato di non essere autorizzato a parlare.

I dati dell'Iss: più di 1800 morti nelle Rsa della Lombardia 

Secondo un ‘sondaggio’ realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, i morti nelle Rsa dal 1° febbraio al 6 aprile sono 3859. La Lombardia detiene il triste primato dei decessi: ben 1822, quasi la metà soltanto nelle ultime due settimane del mese scorso, quando l'epidemia era ormai esplosa in tutta la sua forza distruttiva. morti rsa-2

Da Asst hanno però chiarito che gli unici dati ufficiali sono quelli forniti da regione Lombardia. Che di numeri certi sulle Rsa, però, non ne ha forniti praticamente mai. Venerdì pomeriggio l'assessore al Welfare regionale, Giulio Gallera, ha portato avanti una strenua e accorata difesa dell'opera della sua giunta: "Non c'è stata alcuna contaminazione da parte dei pazienti trasferiti dagli ospedali", ha giurato, facendo riferimento alla delibera che chiedeva alle Rsa di ospitare pazienti Covid a "bassa intensità".

Quindi, parole dell'assessore: "Il trasferimento di persone dagli ospedali a strutture come Rsa era necessario per ricoverare altre persone e salvare vite. Noi abbiamo detto alle Rsa di separare e isolare quegli ospiti con sintomi simil Covid".

E ancora, sempre il titolare del Welfare: "Alla Regione spettano le linee guida - sui comportamenti da tenere nelle Rsa - che Regione ha fatto in maniera ampia con la delibera del 30 marzo", e cioè 38 giorni dopo il primo caso lombardo certificato di positività al coronavirus.

Servizio di Giampaolo Mannu e Carmine Ranieri Guarino, redazione di MilanoToday
 

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