Lunedì, 8 Marzo 2021

I 10 errori del governo nella gestione della pandemia

L’elenco per punti di “cosa si sarebbe potuto/dovuto fare e non si è fatto” e che deve “assolutamente essere fatto ora” secondo dieci accademici, tra cui Crisanti

Operatrice sanitaria all’interno dell’area Covid del pronto soccorso dell’ospedale di Niguarda a Milano (Ansa/Paolo Salmoirago)

“È dunque riesplosa la pandemia da Covid19. I sacrifici degli italiani, reclusi per due mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche”. Inizia così la lettera aperta firmata da dieci studiosi che punta il dito contro i “dieci errori gravi commessi dalle istituzioni, e innanzitutto dal governo, nella gestione dell’epidemia”. 

Gli autori della lettera chiedono una “operazione verità”, per individuare gli errori che fin qui sono stati commessi nella gestione della pandemia “non solo perché ciascuno si faccia carico delle proprie responsabilità, ma sopratutto per evitare il ripetersi di simili errori”.  L’obiettivo dichiarato è evitare la terza ondata. 

I firmatari (dieci accademici fra cui Andrea Crisanti e il sociologo Luca Ricolfi) sottolineano come "attività di coordinamento, programmazione degli interventi, controllo dell’esecuzione e, se del caso, sostituzione" fossero di competenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei suoi ministri e ricordano anche che “in Italia sono stati prodotti diversi studi e documenti che in tempi utili indicavano ai decisori politici quel che stava effettivamente accadendo, e la strada da imboccare per evitare di ritornare in una situazione drammatica quale quella sperimentata nella prima parte dell’anno”. 

I dieci errori del governo nella gestione della pandemia di Covid 19

Poi l’elenco in dieci punti di “cosa si sarebbe potuto/dovuto fare e non si è fatto”.

  1. Tamponi di massa, nel quadro di una strategia rigorosa di "sorveglianza attiva”. Non c’è stato nessun seguito alla promessa governativa di aumentare il numero dei tamponi, dicono i firmatari della lettera, ricordando il piano inviato da Crisanti al governo per realizzare 400mila tamponi al giorno: “nulla di questo è stato realizzato”. 
  2. Garantire la riapertura in sicurezza delle scuole. Niente riduzione del numero degli alunni in classe, misurazione della febbre,  gestione dei sospetti positivi, obbligo di mascherine chirurgiche in classe, denunciano gli studiosi, che puntano il dito anche contro gli ammassamenti sui mezzi pubblici.
  3. Un database pubblicamente accessibile con tutti i dati necessari per affrontare efficacemente l’epidemia nonostante da mesi diversi soggetti ed enti (fra i tanti anche l’Accademia dei Lincei) avevano chiesto al governo che fossero raccolti e messi a disposizione della comunità scientifica.
  4. Il tracciamento come strumento di controllo della trasmissione del virus. “L’app Immuni non ha funzionato”, denunciano.
  5. Non chiudere un occhio sugli assembramenti, effettuando controlli massicci e sanzionando le violazioni. Il riferimento è agli assembramenti nell’estate, “in particolare quelli legati alla movida e ai divertimenti di massa” e alla chiusura delle discoteche soltanto dopo “l’ultimo weekend di divertimento” di Ferragosto. 
  6. Mantenere la promessa di creare 3.500 nuovi posti di terapia intensiva, mentre “ad oggi si stima che solo 1.300 dei 3.500 posti aggiuntivi di terapie ntensive, previsti dal governo a maggio scorso, siano operativi” e “solo il 12 ottobre si è chiuso il bando di gara per le nuove postazioni”. 
  7. Garantire un adeguato distanziamento su mezzi pubblici, definiti “un importante luogo di diffusione del contagio”. Le soluzioni? "Si sarebbero potuti assumere conducenti con bandi straordinari per contratti a tempo determinato, magari fra i conducenti NCC rimasti senza lavoro, o si sarebbero potute finanziare convenzioni con le compagnie dei taxi. Si sarebbero dovuti riaprire al traffico i centri storici, alleggerendo così la pressione sui mezzi pubblici”. 
  8. Assicurare un’adeguata e tempestiva disponibilità di vaccini anti-influenzali, anche nelle farmacie. Ad oggi invece “in molte regioni italiane mancano i vaccini contro l’influenza” e quelli disponibili “sono insufficienti per una parte della popolazione anziana”, mentre “per fronteggiare l’emergenza si dovevano centralizzare le procedure di acquisto a livello nazionale”. 
  9. Mettere i medici di base in condizione di visita i pazienti Covid, dotandoli dei necessari dispositivi di protezione individuale. Secondo i firmatari “occorreva un intervento governativo che innanzitutto finanziasse questo servizio e ne garantisse la efficacia su tutto il territorio nazionale coinvolgendo direttamente i medici di base dotati di adeguate protezioni”. 
  10.  Luoghi dove poter trascorrere la quarantena senza contagiare famigliari conviventi. “Il governo aveva promesso i Covid-hotel. In estate con il decreto legge 34 la gestione è passata dalla Protezione Civile alle Regioni. Asl e Ats stanno lanciando soltanto ora bandi per stipulare convenzioni con hotel e altre strutture”. 

Infine l’appello: “Noi pensiamo che quel che non è stato fatto fra maggio e ottobre debba assolutamente essere fatto ora. Perché il problema cruciale di un’epidemia non è portare il numero di contagi vicino a zero, ma mantenerlo basso quando il peggio sembra passato”. 

Per arrivare a quell’obiettivo, dicono i firmatari del documento (pubblicato sul sito della Fondazione Hume presieduta dal sociologo Luca Ricolfi e su quello del Think tank Lettera 150) servono non solo le dieci cose che hanno elencato ma “soprattutto, un impegno solenne del governo centrale ad attuarle in tempi brevi e certi, senza i tentennamenti e le distrazioni del passato”. 

Serve un cronoprogramma che specifichi costi, strumenti, fasi di avanzamento, date di conclusione. Perché il rischio che corriamo è grande. È il rischio che, dopo il tempo delle chiusure, quello delle aperture ci restituisca la medesima illusione, il medesimo tempo sospeso in cui siamo vissuti quest’estate.

Un intervallo in cui si fa poco per contrastare il virus, ci si illude che il virus sia in ritirata, e così si prepara l’arrivo di una nuova ondata. Gli italiani, come sempre, finiranno per fare quel che gli si chiede, sopportando sacrifici e rinunce. È troppo chiedere che, almeno, non siano inutili?

Perché tutti i Dpcm del governo sono stati inutili (finora)

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