Sabato, 27 Febbraio 2021

Coronavirus: perché le prossime due settimane sono decisive

L'incognita delle varianti e il possibile effetto delle zone gialle. Da monitorare anche il contagio nelle aule scolastiche. Per adesso i numeri dell'epidemia restano stabili, ma gli ospedali respirano. L'analisi del bollettino

La curva dei contagi

Sono 13.189 i casi di coronavirus registrati nelle ultime 24 ore su 279.307 tamponi processati, di cui 157.931 molecolari. I contagi sono in aumento rispetto a ieri quando erano stati registrati 9.660 casi. Il tasso di positività sale dal 4 al 4,7%, mentre se prendiamo in esame i soli test Pcr la percentuale di tamponi positivi è dell’8,35%. Insomma, la curva riparte? No. O meglio: non è detto. Se analizziamo i casi registrati tra lunedì e mercoledì, possiamo comunque osservare un decremento dei contagi. 

  • questa settimana 30.774
  • scorsa settimana: 34.359
  • due settimane fa: 32.893
  • tre settimane fa: 42.548
  • quattro settimane fa: 46.509
  • cinque settimane fa: 36.011
  • sei settimane fa: 38.712 

Inutile dire che il calo è lieve e non ci mette certo al ripari dai rischi. Siamo ancora nel bel mezzo del plateau.  

Anche la curva delle vittime è tutto sommato stabile. I decessi registrati nelle ultime 24 ore sono 476. 

Decessi tra lunedì e mercoledì 

  • questa settimana: 1.304 
  • scorsa settimana: 1.428 
  • due settimane fa: 1.504
  •  tre settimane fa: 1.571 
  • quattro settimane fa: 1.545 

La variazione rispetto alla media delle ultime quattro settimane è pari al -14 % (fonte Davide Torlo, Twitter). 
Arrivano invece segnali positivi dagli ospedali. La buona notizia è che dopo la battuta d’arresto di ieri il numero dei ricoverati con sintomi torna a scendere (-246). 


Risulta inoltre in calo il saldo tra ingressi e uscite che oggi fa segnare -69, una riduzione piuttosto significativa.  

In realtà il numero degli ingressi nei reparti di area critica (oggi 133) è tutto sommato in linea con i dati della scorsa settimana. Rispetto alla metà del mese di gennaio si registra invece una flessione. 

Ingressi in terapia intensiva tra lunedì e mercoledì:

  • Questa settimana: 436
  • Scorsa settimana: 427
  • Due settimane fa: 470
  • Tre settimane fa: 529
  • Quattro settimane fa: 571

Insomma, se è vero che i reparti si stanno lentamente svuotando (e questo ovviamente è un bene), il fatto che gli ingressi in terapia intensiva non stiano (più) scendendo non è un buon segno. La speranza è di essere smentiti dai numeri dei prossimi giorni.  
A questo proposito va rimarcato che le prossime due settimane si annunciano decisive. Sono almeno tre le variabili da monitorare con attenzione:

1)    Il potenziale effetto sulla curva epidemiologica della riapertura delle scuole superiori (il 1° febbraio sono tornati in classe gli studenti di Calabria, Veneto, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Basilicata, mentre nella maggior parte delle altre regioni le lezioni in presenza sono ricominciate il 18 gennaio). 
2)     L’eventuale diffusione di varianti del Sars-Cov-2 più contagiose come quella inglese. 
3)    Gli eventuali (ma abbastanza scontati) effetti delle zone gialle sulla curva del contagio. 

Finora la riapertura delle scuole non sembra aver inciso in maniera determinante sui contagi, ma è ancora presto per trarre conclusioni definitive. Quanto alle zone gialle il virologo Fabrizio Pregliasco ha ricordato di recedente che “ due-tre settimane è il tempo minimo per vedere gli effetti delle riaperture”. Pregliasco ha aggiunto che dobbiamo aspettarci quantomeno “un lieve incremento” dei nuovi casi e che la terza condata non è stata ancora scongiurata ma rimane “come prospettiva e possibilità”.

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