Domenica, 17 Ottobre 2021
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Covid-2019, cosa sappiamo su farmaci, sperimentazioni e vaccino: tante ipotesi e poche certezze

L'Italia testerà in cinque ospedali l'efficacia e la sicurezza della molecola sperimentale remdesivir negli adulti ricoverati con Covid-19. Ma facciamo chiarezza: ipotesi, strategie, sperimentazioni e (poche) certezze per capire come si sta muovendo la comunità scientifica

La comunità scientifica si sta muovendo in fretta per capire come combattere la Covid-19, la malattia provocata dal nuovo Coronavirus.

È di poche ore fa la notizia che Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e Gilead hanno annunciato che l'Italia parteciperà ai 2 studi di fase 3 promossi da Gilead Sciences per valutare l'efficacia e la sicurezza della molecola sperimentale remdesivir negli adulti ricoverati con diagnosi di COVID-19 (nuovo coronavirus). Gli studi saranno inizialmente portati avanti in cinque ospedali: l'Ospedale Sacco di Milano, il Policlinico di Pavia, l'Azienda Ospedaliera di Padova, l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma e l'Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. Si stanno identificando in collaborazione con AIFA altri centri in Regioni con alta incidenza dell'infezione da coronavirus per l'inclusione negli studi. Remdesivir non è ancora approvato dalle autorità regolatorie per uso terapeutico e viene fornito per uso compassionevole - al di fuori degli studi clinici - per il trattamento in emergenza di singoli pazienti affetti da Covid-19 in gravi condizioni e senza valide alternative terapeutiche.

Coronavirus e guarigioni: come stanno le cose e quali farmaci sono usati

Si è molto parlato, in queste settimane, della grande maggioranza di persone che guarisce dal nuovo coronavirus. Ed è vero: molte spontaneamente. Altre hanno invece ricevuto trattamenti farmacologici. E' doveroso fare chiarezza a queso punto. Esistono quindi farmaci che riescono a contrastare la proliferazione del virus nei pazienti infetti? Oppure sono stati utilizzati solo farmaci attivi sui sintomi e la guarigione è stata spontanea come per gli altri? La Società Italiana di Farmacologia (SIF) interviene per fare chiarezza: ecco le ipotesi, le strategie, sperimentazioni e alcune certezze per capire come si sta muovendo la comunità scientifica in questo momento.

Partiamo dalla domanda che si fanno molti: ci sono farmaci utili a contrastare l'infezione da Covid-19 nei pazienti?  "La risposta a questa domanda richiede una premessa. I farmaci hanno bisogno di avere un bersaglio specifico, vale a dire conoscere e isolare un "pezzo" del virus che gli consente di moltiplicarsi. Una struttura molecolare, cioè, coinvolta nella patologia che, modificata dal farmaco, produce l'effetto farmacologico, e quindi promuove la guarigione. Covid-19 è nuovo - ricordano gli esperti Sif - e, per identificare un farmaco capace di agire contro di esso, è necessario identificare la o le strutture del virus che si prestano a essere il bersaglio di cui abbiamo parlato, per essere attaccate con successo".

Coronavirus, non ne sappiamo abbastanza su come evolve l'infezione

"Oggi - spiega la Società Italiana di Farmacologia (SIF)- siamo di fronte a una emergenza molto simile a quella che colpì l'umanità nel 1983 con l'AIDS. Anche oggi ci troviamo di fronte a un virus di cui sappiamo poco. Certo, sappiamo che il suo codice genetico è a RNA (come quello dei virus dell'influenza, dell'HIV, della SARS, di Ebola), sappiamo che ha un elevato grado di infezione (passa molto facilmente da un individuo malato a uno sano) ma abbiamo ancora bisogno di conoscere come evolve l'infezione, perché è così diversa tra individuo e individuo, perché alcuni individui non manifestano la malattia mentre altri vanno incontro a polmoniti gravissime, spesso letali. Dobbiamo dare in fretta risposta a queste domande, per trovare qualcosa che ci permetta di arginare il virus".

Coronavirus, il vaccino richiederà tempo per essere pronto

Che fare dunque? "Per il trattamento delle epidemie virali, i vaccini sono certamente la soluzione migliore perché abbattono la diffusione dell'infezione e riducono il numero delle persone contagiate. Ma per Covid-19 non ne disponiamo ancora. Anche i vaccini richiedono tempo per essere messi a punto. Molti di essi sono in fase di sviluppo e per alcuni sono già state richieste le dovute autorizzazione per provarli sull'uomo. In ogni caso i vaccini non sono l'arma corretta per i pazienti che hanno la malattia in corso, per la quale invece sarebbero utili veri e propri farmaci capaci di modificare il processo infettivo del virus". I farmaci: "come già nel caso dell'HIV, per fare in fretta (ne abbiamo bisogno ora senza dovere aspettare il solito iter richiesto per l'approvazione di un nuovo farmaco che può arrivare dopo 10-12 anni) tentiamo di utilizzare quelli già esistenti. Lo facciamo sulla base di presupposti e di ipotesi (quindi non di certezze) sulle quali siamo guidati dalle conoscenze della biologia molecolare del virus che acquisiamo di giorno in giorno. E così, analogamente a quanto accadde con l'HIV, per il quale il primo farmaco utilizzato (l'AZT) era a sua volta il riciclaggio di un farmaco sviluppato nel 1964 come antitumorale, oggi siamo di fronte al tentativo di utilizzare principi attivi già pronti per i quali ci siano evidenze scientifiche che suggeriscono una possibile attività (senza però alcuna certezza) contro il Covid-19".

"Quasi da subito in Cina è stato autorizzato l'uso di interferone-alfa assieme con Ritonavir e Lapinivir, un cocktail usato con successo per l'AIDS. Tra l'altro, anche la sola combinazione tra Ritonavir e Lapanivir, usata con successo anche contro la SARS, ha avuto successo con un paziente con Covid-19. Analogamente, è stata autorizzata anche la combinazione di Ribavirina (inibisce la sintesi di RNA) con gli inibitori della trascrittasi inversa (l'enzima che permette al virus di trasformare il suo RNA in DNA) Emtricitabina e Tenofovir alafenamide fumarato, che hanno un grande successo con il virus dell'HIV".

"Ci sono però pareri contrastanti - avvertono i farmacologi - e ci sono scienziati per i quali sarebbe opportuno evitare farmaci che si sono dimostrati attivi su altri virus, ma il cui bersaglio ha una rilevanza bassa nel Covid-19", nondimeno "ci sono studi clinici con questi farmaci (Baloxavir Marboxil, Oseltamivir e Umifenovir) che presumibilmente daranno il loro responso per il mese di maggio. Più promettenti sembrano essere i risultati attesi dal farmaco Remdesivir (quello che sarà testato in 5 ospedali italiani, ndr) per il quale ci sono rapporti soddisfacenti del suo impiego per Ebola, per certi aspetti un virus che condivide alcuni aspetti biologici con Covid-19. Per la fine di aprile sapremo se e quanto questo farmaco funzionerà su Covid-19".

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Coronavirus, perché si usano farmaci con ampio spettro di attività

"Un principio condiviso da alcuni scienziati - spiegano ancora i farmacologi - è quello di usare farmaci che abbiano un ampio spettro di attività, dal momento che conosciamo ancora poco del Covid-19, e che abbiano pochi e lievi effetti collaterali. In questo modo abbiamo più possibilità di intercettare anche qualche componente importante del Covid-19. È così che sono stati testati anche farmaci quali il Favipiravir, normalmente usati per l'influenza di tipo A e B e, con anche altre motivazioni, farmaci molto vecchi quali l'antimalarico clorochina, o molto nuovi quali Camostat mesilato, Baricitinib e Ruloxitinib, farmaci anti-HIV e, ancora, gli antivirali Saquinavir, Indinavir, Lopinavir e Ritonavir, l'inibitore del proteasoma carfilzomib, farmaci per virus respiratori sinciziali, per la schizofrenia e anche immunosoppressivi.

"Tra i farmaci capaci di modulare le risposte immunologiche di tipo infiammatorio va menzionato anche Tocilizumab, un anticorpo monoclonale normalmente usato per il trattamento di alcune forme di artrite, donato dall'azienda produttrice alla Cina in occasione dell'infezione da Covid-19. Non è un effetto diretto sul virus ma un supporto importante per controllare il processo infiammatorio che consegue all'infezione grave". "Siamo ancora in una fase di studio ma ci sono molte iniziative e molti investimenti scientifici che mostrano una coalizione scientifica mondiale per trovare rapidamente soluzioni adeguate da utilizzare nei pazienti ospedalizzati e in particolare in quelli più critici e per controllare questa improvvisa emergenza" conclude la Sif.

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