Domenica, 24 Ottobre 2021
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"Carenza di farmaci, soluzioni eccezionali per rispondere ai bisogni terapeutici"

Si attende il picco dei contagi mentre di giorno in giorno si deteriora la capacità delle strutture sanitarie di reggere l'urto delle richieste di assistenza: per questo serve l'aiuto di tutti, restando a casa

L'epidemia di coronavirus ha prodotto un improvviso incremento della domanda per i farmaci utilizzati nelle terapie ospedaliere dei pazienti ricoverati. Un aumento che purtroppo ha generato "carenze" per le quali l'agenzia italiana del farmaco sta definendo "soluzioni eccezionali ed emergenziali" come spiega la stessa AIFA in un comunicato.

L'Agenzia invita a dare priorità ai casi urgenti di irreperibilità per i quali siano già stati espletati tutti i passaggi previsti con gli aggiudicatari delle gare regionali.

Mentre ancora si attende il picco dei contagi, di giorno in giorno si deteriora la capacità delle strutture sanitarie di reggere l'urto delle richieste di assistenza: per questo serve l'aiuto di tutti, restando a casa.

Coronavirus, le fake news

L'Aifa ha anche fatto il punto sulla situazione delle cure, smentendo alcune delle considerazioni che erano emerse nei giorni scorsi come quella sull'uso dell'ibuprofene sconsigliato dallo stesso ministro della salute francese

Secondo una valutazione dell'agenzia europea attualmente non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19.

In accordo alle linee guida nazionali di trattamento, i pazienti e gli operatori sanitari possono continuare a utilizzare FANS (come l’ibuprofene) come riportato nelle informazioni del prodotto approvate. Le raccomandazioni attuali prevedono che questi medicinali vengano utilizzati alla dose minima efficace per il periodo più breve possibile.

In merito al farmaco antivirale commercializzato in Russia Umifenovir (nome commerciale Arbidol) l'Agenzia Italiana del Farmaco precisa che l'uso non è autorizzato in Europa né negli Stati Uniti. 

Sebbene in Cina, in corso di epidemia da COVID-19, umifenovir sia stato utilizzato in alcuni pazienti in associazione ad altri trattamenti farmacologici, i dati a disposizione sono scarsi, di non elevata qualità scientifica ed ottenuti su un numero molto esiguo di pazienti.

Al momento attuale, quindi, non sono disponibili evidenze scientifiche sufficienti a supportare l’efficacia di umifenovir nel trattamento della malattia COVID-19, o nella prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2.

Ma quali sono allora i punti fermi nella "guerra" contro la COVID-19, la malattia causata dal coronavirus? A oggi non c’è una cura. Circa l’80% degli infetti sviluppa sintomi lievi, che passano dopo un paio di settimane di isolamento a casa assumendo farmaci per ridurre febbre e dolori. Per gli altri può essere necessario il ricovero in ospedale a causa di sintomi più gravi, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio. L’obiettivo è guadagnare tempo, evitando che il paziente si aggravi mentre il suo sistema immunitario reagisce all’infezione per sbarazzarsi del virus.

La scienza si è messa al lavoro per trovare principi attivi che facciano da barriera tra il coronavirus e le proteine delle nostre cellule che vengono sfruttate dal virus per riprodursi. Il sistema immunitario reagisce con un’infiammazione, che serve a uccidere il virus e a distruggere le cellule che fanno da fotocopiatrici, ma non sempre il contrattacco è efficace e si assiste a un peggioramento dei pazienti.

Altri ricercatori si stanno invece dedicando agli antivirali già disponibili, cioè ai farmaci che vengono utilizzati per rallentare o fermare la replicazione dei virus.

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