Domenica, 25 Luglio 2021
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(Futuri) papà ai tempi del Coronavirus: “Mi dispiace non poter assistere al parto. Ma la mia compagna è coraggiosa, sarà bravissima”

In occasione della Festa del papà, la testimonianza di Francesco che sta per diventare padre nel pieno di un’emergenza sanitaria che gli impedirà di essere accanto alla sua compagna in sala parto

foto archivio

Camilla si muove, scalcia, sonnecchia nella pancia di Angela. Nascerà tra due settimane circa, intorno al 2 aprile, nel pieno di un’emergenza sanitaria che ha stravolto la vita, isolato tutti, sgombrato strade, piazze, uffici. Il momento non è semplice per nessuno, e nemmeno per la sua mamma lo è, costretta come tutti a rinunciare a lunghe passeggiate sotto al sole di questa primavera beffarda che si fa bella senza lasciarsi lusingare.

Con loro c’è Francesco, papà premuroso che oggi si unisce ai tanti destinatari di auguri per la Festa del Papà che celebra il loro ruolo. Un ruolo che Today vuole omaggiare attraverso la sua testimonianza, quella di un futuro padre che sta vivendo gli ultimi giorni di gravidanza della compagna diviso tra la gioia della tanto attesa paternità e l’eccezionalità di una situazione che, per decisione della struttura scelta per il parto, non gli consentirà di assistere alla nascita della sua bimba come aveva immaginato e voluto.

Che emozioni prova un uomo che diventa papà in un momento come questo?

Le sensazioni di gioia, di euforia vanno un po’ scemando, ma non sono preoccupato perché Angela è molto coraggiosa e sarà bravissima. Per quanto mi riguarda, non ho tanto paura del contagio perché prendiamo tutte le precauzioni possibili, né del parto di Angela perché entrambi ci fidiamo della struttura, la Casa di Cura Città di Roma. Ma mi dispiace molto non poter assistere al parto, doverla lasciare da sola.

Quindi non ci sarai quando nascerà Camilla… Che indicazioni avete ricevuto dall’ospedale?

A meno che non cambino le disposizioni della struttura (ma non credo proprio), no. Prima che scoppiasse l’emergenza era consentito tranquillamente che il padre assistesse al parto. Poi, con le prime avvisaglie sulla serietà della situazione, ci avevano detto che l’accesso sarebbe stato permesso solo al papà, quindi vietate le visite di parenti. Dopo, quando l’allarme è diventato così importante, ci hanno comunicato che neppure il papà potrà essere presente, nemmeno in ospedale. In pratica, io l’accompagnerò e basta, non potrò nemmeno entrare…. Stile taxi!

E hai già pensato a cosa farai nell’attesa per placare l’ansia mentre la tua compagna sarà in sala parto?

Starò là sotto, con la macchina in doppia fila, solo! (ride, ndr) Immagino anche che dovrò giustificarmi con la polizia che magari mi chiederà che ci faccio là per strada e mi chiederà l’autocertificazione... Certo, poi se il travaglio durerà ore e ore tornerò a casa… E anche là sarò da solo, senza nemmeno un amico!

Si percepisce la comprensibile delusione…

Il punto è questo: per mesi pensi a quando tua figlia nascerà, a quando finalmente la vedrai, e poi ti ritrovi in questa situazione… Abbiamo fatto anche il corso pre-parto che ha fornito a noi papà consigli utili per stare accanto alle nostre compagne in quel momento e placare ogni timore, facendoci capire quanto assistere al parto sia un evento a cui un padre non può rinunciare. Ma è finito all’inizio di febbraio, molto prima che scoppiasse l’emergenza in Italia, quindi il problema non è stato affrontato. Insomma, un po’ di delusione per non essere accanto ad Angela quando nascerà la bambina, c’è.

Quindi, se non potrà esserci il papà, men che meno i parenti in visita.

E questo è un altro pensiero. I nonni ci tenevano tanto a vedere subito la nipotina, ma ovviamente non sarà possibile farli venire in ospedale.

E una volta a casa? Visto che non ci potranno essere visite da parte di parenti e amici come di solito avviene quando nasce un bimbo, come vi regolerete?

Saremo io, Angela e la bambina. Magari se proprio avrà bisogno di una mano chiameremo la nonna o il nonno, ma zii cugini, amici, vicinato decisamente no. I festeggiamenti sono rimandati a fine emergenza.

Angela, tu come stai vivendo questo ultimo periodo della tua prima gravidanza?

Sto bene, sono serena. Non nego che quando ci hanno detto che Francesco non avrebbe potuto stare accanto a me al momento del parto ci sono rimasta male. Ma mi fido talmente tanto della struttura, delle ostetriche che sono umanissime e tanto gentili, che so di poter contare sul loro supporto. Certo, non sostituiscono l’appoggio di una persona cara, ma non mi sento sola.

E dopo il parto? Quando Francesco potrà vedere te e la bambina?

Subito dopo la nascita, per le prime due ore, la bambina resterà con me. Dopo la porteranno al nido e, se tutto va bene, faranno entrare il papà per vederla dietro al vetro solo per cinque minuti, perché poi dovrà andare via. Questa sarà l’unica concessione. Venerdì sono andata a fare il monitoraggio a Città di Roma e, in effetti, uscendo ho visto un papà che era andato a prendere la compagna e il loro bimbo appena nato: fuori dalla struttura è stato raggiunto dall’ostetrica che ha preso il seggiolino della macchina, lui ha dovuto aspettare fuori.

Immaginiamo non vediate l’ora di stringere tra le braccia la piccola…  Qual è l’augurio più grande che fate alla vostra Camilla in un momento come questo?

Di apprezzare ogni cosa di questa vita, ogni attimo, di non dare mai nulla per scontato: questo è l’insegnamento che le daremo.

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