Martedì, 20 Aprile 2021
Italia

Coronavirus, dopo i focolai il monito di Ippolito: "Imbecille chi dice che il virus è morto"

"Il virus è più vivo che mai e circola fra di noi" lo spiega il direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito criticando duramente le prese di posizioni di chi, come Zangrillo, parlano di un virus clinicamente morto"

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani

"Il virus è più vivo che mai e circola fra di noi, altrimenti non ci sarebbero i focolai. Quegli imbecilli che dicono che è clinicamente morto lasciateli nelle altre categorie". Lo ha chiarito Giuseppe Ippolito il direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, punto di riferimento nazionale per il contrasto alle malattie infettive nel corso della trasmissione In vivavoce su Radio 1.

"Vedo un pericoloso rilassamento, una campagna per dire 'non vi preoccupate, non succede niente', ma i focolai sono la spia che il virus è tra noi e circola. È sempre lo stesso e non lo abbiamo eliminato".

"Non è vero che il virus è sparito col sole. Non è vero che l'abbiamo debellato, con misure che nella pratica non esistono - ha ribadito Ippolito - Non abbiamo un vaccino, non esistono farmaci efficaci, quindi abbiamo un solo modo per controllarlo che è quello di proteggerci e proteggere gli altri. Se non riusciamo a capire questo non riusciremo ad andare avanti in questa epidemia".

Ippolito ha ribadito le semplici precauzioni che "rendono la vita difficile al virus": indossare la mascherina, rispettare le distanze e curare l'igiene delle mani.

"Le mascherine - osserva - sono cadute in disuso, vedo e mi raccontano che sono troppo spesso dimenticate, come se non servissero più. Invece restano fondamentali". "Il virus c'è e fa male, punto i cittadini hanno seguito le raccomandazioni poi sono cominciate le divisioni e la confusione può aver creato un rilassamento nei comportamenti che invece sono fondamentali per tenere a bada il virus".

Quanto al rischio del ritorno ad una situazione di emergenza Ippolito chiarisce come molto dipenda dal nostro comportamento anche perché in Italia esiste un sistema di tracciamento molto efficace in tutte le Regioni: "Quando gli interventi sono tempestivi e i contatti dei soggetti positivi possono essere individuati e isolati, il focolaio non si propaga e il cerchio dei contagi viene chiuso. Però anche i singoli cittadini devono fare la loro parte''.

"II virus non è morto, è contagioso come prima e può riprendersi. Più circola, più aumenta il rischio di avere vittime"

Coronavirus, i focolai in Italia

Anche oggi lunedì 6 luglio, a fronte di un ridottissimo numero di tamponi (22.166, record negativo da fine marzo) si segnalano 208 nuovi contagiati e sono solo nove le regioni che non segnalano invece nuovi casi. In particolare focolai sono stati rilevati a Cremona e Mantova, mentre preoccupa il balzo della Campania dove si sono accesi alcuni focolai nell'Avellinese. Buone notizie invece dai focolai di Vicenza, circoscritto, e Mondragone: la cittadina del Casertano non sarà più zona rossa. Nel Lazio preoccupa la condizione della popolazione bengalese di Roma dopo che sono stati riscontrati alcuni casi in viaggiatori arrivati a Fiumicino da Dacca: disposti tamponi a tappeto.

Quello del contagio di ritorno è il tema principale dopo la riapertura ai voli internazionali. Come avverte Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, "una volta che si ottiene una riduzione drastica della circolazione di un patogeno, come è accaduto in Europa con Sars-Cov-2, devi temere la reintroduzione".

"E se bloccare la mobilità è difficile, sono importanti filtri per i casi importati, con tamponi, isolamenti e quarantene per arginare i focolai". 

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