Coronavirus, Lopalco: "Le conseguenze della fuga dal nord non si vedono in 14 giorni"

L'epidemiologo invita a tenere alta l'attenzione: "La prima generazione sembra essere abbastanza sotto controllo, ma è la seconda che fa più paura"

Pierluigi Lopalco. Screenshot Agorà, Raitre

"Il problema della fuga dal nord ovviamente ha avuto il suo impatto. Abbiamo persone in ospedale, genitori di quei ragazzi che sono tornati a casa perché sono stati presi dal panico. Quantificheremo presto ma purtroppo l'entità di questa fuga non la possiamo vedere soltanto in 14 giorni". Lo ha affermato Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene dell'università di Pisa, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione Puglia, durante la trasmissione di Raitre Agorà, dedicata all’emergenza coronavirus a proposito del ritorno da nord di molti meridionali e pugliesi cominciato l'8 marzo scorso.

"Questa è la prima generazione di casi - ha avvertito Lopalco - bisogna vedere se da questi casi non ci sia una seconda generazione perché è quella che fa più paura. Un caso ne causa due ma quei due poi ne causano quattro. La prima generazione di casi in questo momento sembra essere abbastanza sotto controllo - ha sottolineato l’epidemiologo - però non sappiamo se le persone con pochissimi sintomi non ne abbiano contagiate altre del nucleo familiare. Oggi i nuclei familiari rappresentano una situazione da tenere strettamente sotto controllo perché la gente rimane in casa e se in casa c'è un positivo sicuramente si contageranno gli altri".

Per quanto riguarda la Puglia l’aumento dei contagiati è più o meno costante: “Stiamo avendo un centinaio di nuovi casi al giorno” ha affermato Lopalco. “Stiamo anche tentando di cercare anche i casi paucisintomatici quelli con pochi sintomi".

Il problema dei casi sommersi: parla un medico di base ad Albino (Bergamo)

Durante la trasmissione è intervenuto in collegamento anche Mario Sorlini medico di base ad Albino, in provincia di Bergamo. Il camice bianco ha confermato che il problema dei casi sommersi in Lombardia è piuttosto serio. "Ho 1600 pazienti e ne sono deceduti 15, ma confermo che ho un certo numero di pazienti, che potrebbero essere anche dieci volte i deceduti, che vengono seguiti a domicilio". Si tratta di pazienti "che probabilmente non svilupperanno una malattia particolarmente grave, ma che teniamo a casa" e che "non hanno fatto il tampone" ha sottolineato Sorlini.  

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