Venerdì, 4 Dicembre 2020
La curva si appiattisce

Coronavirus, l'indice Rt scende a 1.18

Secondo il report settimanale dell'Isitituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, l'indice di contagio è tornato a diminuire dopo il bazo delle ultime settimane. Brusaferro: ''La curva inizia ad appiattirsi''

Foto di repertorio Ansa

Iniziano a vedersi le prime conseguenze delle misure restrittive: secondo il report settimanale sull'emergenza coronavirus in Italia, realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) e dal ministero della Salute, l'indice di contagio Rt in Italia è sceso a 1.18 (dieci giorni fa era a 1.7). "Si riscontrano valori medi di Rt tra 1 e 1.25 nella maggior parte delle Regioni e province autonome - precisa il report - da questa settimana in alcune Regioni il valore di Rt stimato è inferiore a 1". Nel dettaglio, l'indice Rt è inferiore a 1 in Lazio, Liguria, Lombardia, Molise e Sardegna. L'indice Rt, molto utilizzato dall'inizio della pandemia, fa riferimento al numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto dopo l’applicazione delle misure di contenimento della pandemia di Covid 19. Come spiegato anche dal ministero della Salute, questo indice permette di valutare l’efficacia nel tempo delle contromisure adottate per limitare la diffusione del coronavirus.

"Si osserva una riduzione nella trasmissibilità" di Covid-19 rispetto alla settimana precedente – si legge nel report - suggerendo un iniziale effetto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre. Tuttavia, poiché la trasmissibilità in gran parte del territorio è ancora con un indice Rt sopra 1 e comporta un aumento dei nuovi casi, questo andamento non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti", 

Coronavirus, l'indice Rt nelle Regioni

"Sono 18 le Regioni che al 17 novembre avevano superato almeno una soglia critica in area medica o terapia intensiva. Nel caso si mantenga l’attuale trasmissibilità, quasi tutte le Regioni e province autonome hanno una probabilità maggiore del 50% di superare almeno una di queste soglie entro il prossimo mese", evidenzia la bozza del documento.

Friuli Venezia Giulia, Molise e Veneto sono le "tre regioni attualmente a rischio moderato" che mostrano però "una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese. Data la trasmissibilità e la probabilità elevata di un imminente passaggio alla classificazione di rischio alto si raccomanda alle autorità sanitarie delle 3 Regioni/PA di valutare la possibile adozione di ulteriori misure di mitigazione". Attualmente il Friuli Venezia Giulia è in area arancione, nella classificazione del rischio Covid secondo i 21 parametri di monitoraggio, mentre Molise e Veneto sono in area gialla.

L'Iss e il ministero della Salute inoltre segnalano che "sono state riportate molteplici allerte relative alla resilienza dei servizi sanitari territoriali in quasi tutte le Regioni e province autonome. Si osserva complessivamente una criticità nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal ministero della Salute) sia per completezza".

"Il dato epidemiologico analizzato è relativo alla settimana 9-15 novembre che al momento è il dato consolidato più recente disponibile. Di per sé, questo costituisce una conferma della generale criticità di resilienza diffusa su tutto il territorio nazionale e dovuta alla gravità della situazione epidemiologica - rimarcano i tecnici - Come conseguenza questo può portare a una sottostima della velocità di trasmissione e dell’incidenza".

Coronavirus, Brusaferro: ''La curva inizia ad appiattirsi''

Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, ha analizzato i dati del report: "La curva epidemica negli ultimi giorni indica che il numero dei casi comincia ad appiattirsi, con un rallentamento nella crescita dell'incidenza. Per quanto riguarda l'incidenza, a livello nazionale il carico è molto significativo ma ci sono differenze notevoli tra Regioni".

''La probabilità di saturazione dei posti letto, anche quelli attivabili, a 30 giorni, si è un po' allontanata - ha aggiunto Brusaferro - Ciò vale sia per area medica sia per terapia intensiva". 

Coronavirus, il ministro Speranza: ''Vediamo la luce in fondo al tunnel''

In precedenza il ministro della Salute, Roberto Speranza, aveva fatto il punto della situazione durante l'incontro 'Unione europea alla sfida del Covid 19': ''Su cure e vaccini anti Covid i dati che iniziamo a ricevere da numerose realtà che hanno fatto ricerca in questi mesi, e stanno già implementando una produzione significativa, ci lasciano ben sperare. Cominciamo a veder una luce in fondo a questo tunnel". 

"Voglio avere un approccio prudente: passaggi formali dovranno compiersi. Noi abbiamo agenzie istituzionali, sul piano nazionale e europeo, che dovranno seguire con la massima cautela le procedure. Sia per i vaccini sia per le cure. Ma i dati che leggiamo nelle ultime settimane ci lasciano ben sperare", ha aggiunto.

"Se, come tutti auspichiamo, i processi di validazione dovessero essere conclusi nelle prossime settimane, credo che potremo essere nelle condizioni già nella prima fase del 2021 di avere le prime dosi di vaccino" anti-Covid "e di poterle distribuire alla popolazione", in base a "priorità che stiamo definendo", ha poi affermato Speranza.

"Dal mio punto di vista - ha precisato - in questo quadro i primi soggetti beneficiari saranno coloro che negli ospedali, nei presidi sanitari, ogni giorno sono in prima linea: il nostro personale sanitario. E poi naturalmente tutte le categorie più fragili: dalle Rsa, agli anziani, a tutte le persone con fragilità". Insomma, sui vaccini e sulle cure anti-Covid "dobbiamo accelerare e investire, e lo stiamo facendo nel modo giusto, cioè a livello europeo". "Sono stati sottoscritti contratti importanti che mettono in condizione tutti i Paesi europei ora di pianificare l'accesso a vaccini". Il vaccino, ha detto il ministro, "è un bene pubblico universale e un diritto di tutti, non un privilegio di pochi".

Ma "le misure nazionali volte a ridurre la circolazione del virus purtroppo in questa fase, in cui non abbiano ancora un vaccino sicuro e cure certe ed efficaci, sono inevitabili, anche se provocano sacrifici ai nostri cittadini. Sono l'unico strumento possibile e tutti i Paesi europei in questa seconda fase di forza del virus" le stanno adottando, ha ricordato il ministro aggiungendo: "E' evidente che provocano sacrifici ma, come mostrano anche i numeri degli ultimi giorni, le misure dimostrano di funzionare".

"Siamo dentro un'epidemia difficile da gestire", ha affermato Speranza, e fin da febbraio scorso "l'Italia ha sottolineato l'esigenza di un coordinamento europeo. Una partita così difficile non poteva essere vinta solo sul piano nazionale, ma c'era bisogno di un coordinamento internazionale forte", ha ricordato. Col passare delle settimane "questo coordinamento è andato crescendo", rileva il ministro.

"L'Italia sta provando a mettere sotto controllo la curva non con un lockdown generalizzato, universale e uguale in tutti i territori, ma con un meccanismo che prova ad adattare le misure per tempi limitati al quadro epidemiologico di ciascun territorio. Vedremo nei prossimi giorni se, come auspichiamo, questo metodo ci offrirà una piegatura ulteriore della curva. Dati incoraggianti che ci consentiranno di mettere sotto controllo il contagio", ha affermato ancora Speranza.

"In ogni caso nell'ultima settimana l'Rt è sceso rispetto alla settimana precedente. Nella giornata di oggi saranno presentati nuovi dati. Il nostro auspicio, e la nostra opinione, è che il dato sull'Rt, quindi di diffusione del contagio nel nostro Paese, grazie alle misure adottate dalle Regioni e dal Governo nazionale, tende ancora ad essere in una fase decrescente". "L'auspicio - ha concluso - è che questo ci porterà nel giro di qualche settimana a poter avere reazioni e conseguenze positive sui nostri presidi ospedalieri e sanitari, che vivono ancora una stagione di altissima pressione".

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