Martedì, 13 Aprile 2021
Italia

La grande paura negli ospedali: i virus che "nasconderanno" la Covid

Che cosa succederà in autunno quando la pandemia di coronavirus si mescolerà all'insorgenza dei virus influenzali? Ci aspettano 5-6 mesi difficili

Chi sperava che l'estate cancellasse il pericolo da coronavirus deve giocoforza ricredersi: se clinicamente l'epidemia di Covid-19 indubbiamente beneficia dal caldo come dimostra la minor gravità dei pazienti che devono sottoporsi ad un ricovero ospedaliero, può dirsi fallito l'obiettivo contagi zero. Alcuni studi avevano teorizzato una estate covid-free ma le date di fine epidemia sono state smentite una dopo l'altra. Come dimostra anche l'ultimo bollettino la circolazione virale nel nostro paese è ancora rilevante.

Cosa succederà dunque in autunno? La principale preoccupazione dei sanitari è che con il ritorno di pioggia e freddo la pandemia di coronavirus possa mescolarsi all'epidemia annuale di influenza e per certi versi nascondersi.

Come sarà possibile riconoscere e isolare il più velocemente possibile i sintomatici covid-positivi da chi invece sviluppa un semplice raffreddamento para-influenzale? Senza una capacità di testare rapidamente gli infetti di coronavirus e tracciare la catena di contatti si rischia di non poter scindere i pazienti e nella rincorsa a circoscrivere i contagi si costringerà alla quarantena anche i pazienti non-Covid con effetti deleteri per l'auspicata ripresa economica. 

Un vero e proprio scenario da incubo cui anche e soprattutto gli ospedali devono prepararsi. 

Coronavirus, distinguere tra influenza e Covid

Il primo problema sarà capire quale virus ha un paziente. Influenza, Covid-19 e altre malattie respiratorie stagionali sono praticamente indistinguibili sulla base dei sintomi, come avverte Barbara Rath dell'Università di Nottingham intervistata dal quotidiano britannico Guardian. 

Si inizia con il rinovirus, principale causa del comune raffreddore, che si manifesta ogni settembre quando i bambini vanno a scuola.

Poi è il virus respiratorio sinciziale che provoca lievi raffreddori ma anche bronchioliti e polmoniti.

Infine si manifesta l'epidemia di influenza annuale: nell'inverno 2018-19 i virus influenzali hanno contagiato il 13,6% della popolazione italiana (8.072.000 i casi registrati dall'Iss) e determinato 812 ricoveri in terapia intensiva e 205 decessi. 

Ma cosa succederà con la contemporanea presenza delle due epidemie è un fattore sconosciuto. Sempre come spiega il Guardian un fenomeno ancora pressoché sconosciuto e denominato "interferenza virale" evidenzia come quando una famiglia virale contagia una popolazione, per qualche ragione altri virus non riescono a soppiantarla. Il coronavirus sarà tra questi? I dati sembrano negare tale speranza dal momento che il primo caso Covid-19 a morire fuori dalla Cina - un 44enne delle Filippine - aveva anche l'influenza. E a Wuhan molti pazienti di Covid-19 avevano entrambi i virus.

Direttamente non lo abbiamo potuto osservare perché lo scorso marzo quando la pandemia di Covid-19 ha colpito l'Europa la stagione dell'influenza si stava esaurendo: quest'anno è sicuro che avremo a che fare sia con i virus stagionali che con la Covid, contemporaneamente. Casi di polmonite graveranno sui servizi sanitari quanto mai prima di ora. 

L'unica arma per ora sicura è il vaccino contro l'influenza che - è bene ricordare - viene preparato a febbraio su ipotesi di studio dei virologi che impiegano sei mesi a confezionare un preparato utile a sviluppare l'immunità verso alcuni ceppi influenzali specifici, e nelle migliori delle ipotesi assicura una efficacia del 70%.

Uno scenario da incubo è quello che si profilerebbe se dovesse emerge un virus dell'influenza totalmente nuovo o a cui pochi hanno sviluppato una qualche immunità: si tratterebbe di una pandemia di influenza contro cui anche il vaccino sarebbe inefficace. 

Come spiega Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) ci aspettano 5-6 mesi difficili in cui proseguirà la corsa al vaccino contro la Covid-19. Soumya Swaminathan, scienziata capo dell'Oms, ha per la prima volta espresso ottimismo sul processo di ricerca auspicando che a metà del prossimo anno l'umanità potrà disporre di un vaccino "che potrà essere ampiamente utilizzato"

Avremo una vera arma contro il coronavirus e la partita non sarà più così sbilanciata a favore del nostro nuovo compagno di viaggio. 

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