Sabato, 23 Ottobre 2021
L'inchiesta

Così l'Italia ha contribuito a diffondere il coronavirus in Europa. I documenti esclusivi

Secondo l'Ecdc, 16 Paesi europei hanno registrato i primi casi ufficiali di covid da persone che provenivano dal nostro Paese. Alla riunione del comitato per la sicurezza sanitaria europea del 24 febbraio 2020, l'Italia dichiarava di non fare lo screening in uscita dei viaggiatori. I verbali inediti e la commissione d'inchiesta che non indagherà sulla gestione italiana della pandemia

Prima qualche data, perché le date sono importanti. Il 30 gennaio 2020 l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) dichiarava lo stato di emergenza sanitaria pubblica di rilievo internazionale. Il virus di Wuhan, ormai uscito dai confini della Cina, era diventato un'epidemia preoccupante. Proprio in quelle ore in Italia venivano confermati i primi due casi di contagio da nuovo coronavirus: si trattava di due turisti cinesi ricoverati all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma in regime di isolamento. Qualche giorno dopo, era il 21 febbraio 2020, la prima trasmissione locale dell'infezione venne diagnosticata a Codogno, in provincia di Lodi in Lombardia. Di lì a poco gli ospedali del nord Italia furono sopraffatti per il boom di ricoveri di pazienti con polmonite interstiziale acuta da Covid-19, i medici e gli infermieri italiani non avevano abbastanza maschere, guanti e grembiuli fondamentali per tenersi al sicuro, e politici e dirigenti sanitari facevano i conti con un'acuta mancanza di ventilatori per la respirazione meccanica dei pazienti a corto di ossigeno.

I primi casi covid in 16 Paesi europei da persone che provenivano dall'Italia

L'Italia ha fatto abbastanza per arginare la diffusione del Sars-CoV-2, dentro e fuori dal nostro Paese? Da alcuni report finora inediti dell'Ecdc - il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive - e mostrati in esclusiva a Today.it, emerge che ben sedici Paesi europei su 27 hanno registrato come primi casi ufficiali covid viaggiatori che provenivano dall'Italia. In Europa, in altre parole, tra il 22 febbraio 2020 e il 7 marzo 2020, sedici Paesi hanno registrato le loro prime infezioni di Covid-19 in persone che erano tornate dall'Italia. Si tratta del 60% dei Paesi europei. Numeri che potrebbero avere anche importanti ripercussioni giuridiche e legali per l'Italia a livello europeo.

Stando ai dati registrati dall'Ecdc, emerge che le persone che viaggiavano dall'Italia hanno rappresentato i primi casi ufficiali di nuovo coronavirus in Paesi come Austria, Croazia, Svizzera, Grecia, Danimarca, Romania, Lituania, Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Lettonia, Irlanda, Ucraina, Slovenia, Principato di Monaco e Andorra. Allo stesso tempo, i viaggiatori dall'Italia hanno rappresentato casi di trasmissione secondaria in Polonia, Norvegia, Finlandia, Spagna, Francia e Svezia.

Contattato dal nostro giornale, Robert Lingard - responsabile della comunicazione del Comitato dei parenti delle vittime del covid della Val Seriana, in provincia di Bergamo, l'epicentro della prima ondata - ha mostrato in esclusiva questi documenti dell'Ecdc (sono consultabili in fondo all'articolo, in formato Pdf). A Today Lingard ha mostrato anche un altro documento che potrebbe suffragare i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive. Si tratta del verbale dell'incontro del Comitato della sicurezza sanitaria che fa capo alla Commissione Europea tenutosi il 24 febbraio 2020 tra i rappresentati dei ministeri della Salute dei vari paesi membri dell'Ue. A tre giorni dai primi casi covid nella provincia di Lodi e il giorno seguente i primi casi riscontrati nella bergamasca, il rappresentante italiano a quel vertice europeo avrebbe dichiarato che "nessuno screening in uscita è attualmente fatto in Italia".

coronavirus italia europa-2

"No exit screening currently done in Italy", si legge nel verbale dell'Health Security Committee (consultabile qui in Pdf). In sostanza, mentre il 24 febbraio 2020 l'Italia dichiarava di non fare i controlli in uscita dei viaggiatori, il virus si diffondeva nel resto d'Europa anche attraverso le persone che uscivano dai nostri confini nazionali, come emerge dai dati dell'Ecdc. "Dal 2013 in Europa è in vigore la Decisione Europea 1082, che è legalmente vincolante - commenta Robert Lingard -. La Decisione Europea 1082 prevede che i singoli Stati siano responsabili del contenimento di minacce transfrontaliere e che si attrezzino per farlo. Contrariamente, rappresentano una minaccia per la salute e l'economia dell'Unione Europea. L'Italia era sufficientemente attrezzata? Pare di no". La conclusione del rappresentante del Comitato dei parenti delle vittime del covid è amara: "Una classe dirigente che non si dimostra capace di riflettere su quello che non ha funzionato è destinata a ripetere gli stessi errori nel futuro".

La commissione d'inchiesta che non indagherà sulla gestione italiana della pandemia

In Italia è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta per far luce sulla gestione complessiva dell'emergenza dovuta alla pandemia. Si occuperà dell'esame dei primi focolai nati in Cina, valuterà l'adeguatezza delle misure adottate dalla Cina e dall'Organizzazione mondiale della sanità per arginare il contagio nel mondo. Ma non indagherà sulla gestione italiana della pandemia, men che meno sui documenti Ecdc (risalenti a febbraio e marzo 2020) sui primi casi ufficiali covid in 16 Paesi europei provenienti dal nostro Paese che non effettuava i controlli sui viaggiatori in uscita dai confini. Non lo farà per una questione di date.

Ne ha parlato anche il Guardian. "Inizialmente - si legge sul quotidiano britannico - la commissione d'inchiesta era stata pensata per esaminare più ampiamente la risposta del governo italiano alla pandemia, specialmente nella fase iniziale, quando ha cercato di contenere il rapido aumento delle infezioni e dei decessi. Ma la data limite è stata imposta dopo gli emendamenti presentati da parlamentari del Partito democratico, del Movimento 5 stelle e della Lega". Con il primo caso di trasmissione locale dell'infezione registrato a Codogno il 21 febbraio 2020, la commissione parlamentare istituita per indagare sulla gestione del coronavirus da parte del governo si concentrerà solo sul periodo antecedente al 30 gennaio 2020, il giorno prima che fosse dichiarata l'emergenza nazionale. Nel mirino quindi ci sarà l'operato della Cina. 

Gli unici due partiti a votare contro gli emendamenti che avrebbero stravolto la proposta originale della commissione d'inchiesta sul covid sono stati Italia Viva e Fratelli d'Italia. Ma la testata britannica aggiunge che tra chi ha proposto quegli emendamenti ci sono "anche parlamentari di Bergamo e Brescia, le città più colpite dalla prima ondata pandemica". Perché le commissioni riunite Affari esteri e Affari sociali hanno voluto stravolgere la commissione d'inchiesta sulla pandemia tralasciando di indagare sulla gestione italiana? "La commissione dovrebbe presentare i suoi risultati nel 2023, quando sono previste le elezioni politiche nazionali e sono fissate quelle regionali in Lombardia, attualmente guidata dalla Lega", ipotizza il quotidiano britannico. Come a dire che indagare sulle manchevolezze della Cina e dell'Oms, senza guardare in casa nostra, potrebbe essere più vantaggioso.

I primi casi di Covid-19 in 16 Paesi europei in persone tornate dall'Italia tra il 22 febbraio 2020 e il 7 marzo 2020 nei documenti dell'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive.

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