Coronavirus isolato nelle lacrime di una paziente: cosa dimostra lo studio dello Spallanzani

Partendo da un tampone oculare prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva, i ricercatori sono riusciti ad isolare il virus. "Attenzione quindi ancora di più a toccarsi bocca, naso e occhi come abbiamo già detto molte volte", ha spiegato Matteo Bassetti

Foto di archivio Ansa

I ricercatori dell'Istituto nazionale per le malattie infettive (Inmi) Spallanzani di Roma hanno isolato il virus Sars-CoV-2 nelle lacrime di una paziente. "Il virus è quindi attivo anche nelle secrezioni oculari dei pazienti positivi al virus e potenzialmente infettivo nelle lacrime anche quando i campioni respiratori della paziente, a tre settimane dal ricovero, risultavano ormai negativi". E' la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori dello Spallanzani in un ricerca pubblicata sulla rivista specializzata Annals of Internal Medicine.

Coronavirus isolato nelle lacrime: lo studio dello Spallanzani

Partendo da un tampone oculare prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva al virus, ricoverata allo Spallanzani alla fine di gennaio e che presentava una congiuntivite bilaterale, i ricercatori dello Spallanzani sono riusciti ad isolare il virus, dimostrando così che esso, oltre che nell’apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive. La ricerca dello Spallanzani ha inoltre evidenziato "che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus", precisano gli scienziati.

"Si tratta di una scoperta che ha importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica - evidenziano i ricercatori - tant’è che il risultato è stato comunicato all’Organizzazione mondiale della sanità d’accordo con l’Editor della rivista prima della pubblicazione". "Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio - osserva Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani –. Ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus".

Saranno necessari ulteriori studi "per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime: va ricordato infatti che l’analisi molecolare - conclude la ricerca - rileva soltanto la presenza del Rna virale nel campione, e soltanto l’isolamento del virus in una coltura cellulare può evidenziare la sua capacità infettante". "La scoperta dei nostri ricercatori è un altro piccolo tassello che si inserisce nel complicato puzzle di questo virus. La nostra soddisfazione è quella di contribuire, con questa ricerca, a far conoscere meglio i meccanismi di contagio e, quindi, a creare maggiore consapevolezza e sicurezza negli operatori chiamati a confrontarsi con la gestione clinica dei pazienti", sottolinea Marta Branca, direttore generale dell'Inmi Spallanzani di Roma.

Coronavirus, Rezza: "Occhi possibile porta d'ingresso e di uscita"

"In qualche modo è stato dimostrato che il virus 'entra ed esce' dagli occhi. Anche la stessa congiuntivite", che era già stata posta sotto l'attenzione dei ricercatori per il suo legame con il nuovo coronavirus, "deriva dal fatto che Sars-Cov-2 può entrare anche dagli occhi. Oggi con questo nuovo tassello che si aggiunge alla conoscenza del virus emerge che si può moltiplicare anche nell'epitelio congiuntivale". Così Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), commenta all'Adnkronos Salute il nuovo studio dell'Inmi Spallanzani di Roma che ha isolato il coronavirus dalle lacrime di un paziente. "E' molto importante - aggiunge - che si continui a studiare e ad approfondire la conoscenza di questo virus".

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La scoperta dell'Inmi Spallanzani di Roma "conferma che bisogna evitare non solo di toccarsi gli occhi, ma evidentemente, se il virus ha una carica importante e sufficiente nelle lacrime, occorre stare molto attenti anche al contatto con soggetti che sono infetti perché attraverso le lacrime potrebbero trasmettere il contagio. Attenzione quindi ancora di più a toccarsi bocca, naso e occhi come abbiamo già detto molte volte", ha spiegato Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell'Ospedale San Martino di Genova.

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