Mercoledì, 21 Aprile 2021
Italia

Coronavirus, che cosa è cambiato dopo 5 settimane di lockdown

Più passano i giorni più il governo dovrà rispondere dei problemi che non riesce a risolvere, in primis il numero e la velocità dei tamponi, ma anche l'indisponibilità delle mascherine che iniziano ad arrivare solo ora, in colposo ritardo

FOTO ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO

Dopo 5 settimane di lockdown, e a due mesi dalla scoperta del focolaio di Codogno, la curva del numero totale dei contagiati di coronavirus in Italia non accenna a calare e più passano i giorni più il governo deve rispondere dei problemi che non riesce a risolvere, in primis il numero e la velocità dei tamponi e dei test sierologici. Se le mascherine sono arrivate - in colposo ritardo - per i medici e solo negli ospedali, molta strada c'è ancora da fare e senza mascherine non si può ripartire. Così come non si potrà ripartire senza la app di contact tracing da installare sui telefoni per identificare e isolare sul nascere i focolai. Senza questi strumenti non potrà concludersi la fase 1. 

Coronavirus, perché non sta affatto andando bene

Ma allora le misure di contenimento del virus hanno senso? I ricercatori dell'Istituto superiore di sanità e della Fondazione Bruno Kessler di Trento spiegano come il lockdown ha avuto un effetto positivo sull'indice di contagiosità del Sars-Cov-2.

In uno studio i ricercatori, fra cui Giovanni Rezza e Silvio Brusaferro, hanno analizzato i dati del sistema di sorveglianza nazionale: in Lombardia il valore di contagiosità (erre con zero) ha raggiunto il massimo di 3 tra il 17 e il 23 febbraio, per poi iniziare la discesa man mano che venivano adottate le misure di contenimento a livello locale e nazionale.

Al 24 marzo l'indice era ancora poco sopra 1, ma con un trend favorevole consolidato (se l'indice è superiore a 1 ogni persona infetta ne contagia più di una, e l'epidemia di conseguenza si espande). "Un discorso simile, in qualche caso traslato nel tempo, riguarda le altre regioni esaminate", spiegano i ricercatori.

In Emilia Romagna ad esempio "l'indice era ancora sotto 1 il 10 febbraio, ma ha raggiunto rapidamente i valori della Lombardia tanto da arrivare a circa 3 la settimana successiva". Nel Lazio e in Puglia, "dove il virus circolava probabilmente molto meno rispetto alle regioni del nord, il valore 1 è stato superato verso la metà di febbraio, con un picco raggiunto a ridosso dell'inizio delle prime misure su scala nazionale, quando è iniziata una discesa".

"L'infezione da Covid-19 in Italia - concludono gli autori - è emersa con un cluster di esordio simile a quello descritto a Wuhan, e come in quel caso ha mostrato esiti clinici peggiori nei maschi anziani con comorbidità. L'R0 iniziale di 2,96 visto in Lombardia spiega l'alto numero di casi e la rapida diffusione geografica osservata. In generale il valore di Rt nelle regioni italiane sta diminuendo, anche se in maniera diversa nel paese, e questo sottolinea l'importanza delle misure di controllo non farmacologiche".

Coronavirus, i casi nel mondo

Intanto sono 1.920.985 i casi confermati di Covid-19 nel mondo secondo il bilancio aggiornato della Johns Hopkins University, bilancio che conta 119.686 i morti con coronavirus.

Gli Stati Uniti sono il primo Paese per numero di contagi e vittime con 582.580 casi e 23.622 morti. I dati italiani confermati ieri parlano di 20.465 morti. La Spagna è il secondo Paese per contagi dopo gli Usa mentre anche in Cina si segnalano tre nuovi casi di trasmissione locale di Covid-19 nella provincia del Guangdong e 86 casi 'importati' : nel gigante asiatico sono 82.249 i casi accertati di Covid-19 e 77.738 le persone dichiarate guarite, 1.005 i soggetti asintomatici sotto sorveglianza sanitaria.

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