Martedì, 18 Maggio 2021
Italia

Polmoni con fibrosi, formicolii e stanchezza: la Covid colpisce anche dopo la "guarigione"

Quando si guarisce dall'infezione da coronavirus? Si moltiplicano i casi di pazienti covid che anche dopo la negativizzazione del tampone mostrano una sintomatologia che ne peggiora anche pesantemente la qualità della vita

In Italia si parla di sindrome post Covid mentre all'estero si è preferito indicarla come long-covid ma la diversa terminologia identifica la stessa la situazione patologica caratteristica di chi si trova a dover fare i conti con i sintomi legati al coronavirus a lungo, a volte per mesi, anche in presenza di tamponi negativizzati.

Come spiega all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova l'infezione da coronavirus lascia molti segni sui pazienti contagiati e poi guariti tanto che stanno nascendo centri specifici per prendersi cura di questi ex pazienti.

"A Genova siamo riusciti ad avere dalla Regione Liguria una esenzione dal ticket per tutti quelli che hanno avuto la patologia da Covid-19, in particolare la polmonite - ricorda Bassetti - Queste persone possono venire a fare i controlli gratuitamente".

In cosa consiste la 'sindrome post-Covid'

Gli effetti post-Covid possono coinvolgere direttamente i polmoni, ad esempio con una fibrosi polmonare che può essere legata sia agli effetti del virus che dell'ossigenazione che hanno avuto in ospedale i pazienti. Ma si riscontrano anche neuriti, perché il coronavirus interessa il sistema nervoso centrale, con formicolii alle gambe e alle braccia.

"Poi abbiamo visto anche persone che manifestano stanchezza, e fatica, un po' come accade con la mononucleosi - spiega Bassetti - Oppure persone che dopo il Covid continuano a segnalarci la mancanza dell'olfatto e del gusto per molti mesi".

Tra i pochi studi condotti finora sul tema ce n’è uno italiano, pubblicato da un gruppo di medici del Policlinico Gemelli di Roma guidato dal geriatra Angelo Carfì. Tra il 21 aprile e il 29 maggio, 143 pazienti che erano ricoverati per il coronavirus sono stati dimessi, hanno accettato di partecipare alla ricerca e si sono “negativizzati” al test. Di questi, a due mesi dalla comparsa dei primi sintomi, soltanto il 12,6 per cento era totalmente privo di sintomi; il 32 per cento aveva ancora uno o due sintomi; il 55 per cento tre o di più. Nessuno aveva febbre o denunciava sintomi associati alle infezioni più gravi, ma è stato diagnosticato un peggioramento delle condizioni di vita per il 44 per cento dei partecipanti.

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