Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cosa dicono i numeri

Siamo messi meglio o peggio che a maggio dell'anno scorso?

Sarà un'estate Covid-free? Un confronto tra prima e terza ondata tenendo in considerazione il ruolo della variante B117 e le strategie di contenimento messe in campo. La curva dei ricoverati con sintomi fa ben sperare, ma rispetto a 12 mesi fa i pazienti in terapia intensiva sono di più

Le curve dei ricoverati con sintomi a confronto

Quello che si è preso Draghi (e noi con lui) è davvero un "rischio ragionato" o le riaperture potrebbero rivelarsi azzardate e compromettere la stagione estiva? Per rispondere a questa domanda abbiamo messo a confronto le curve di contagi, ricoveri e terapie intensive con quelle dello scorso anno, fermo restando che rispetto a 12 mesi fa ci sono diverse differenze. Intanto oggi il virus in circolazione è un altro: si tratta della nota variante inglese B.1.1.7, sulla cui maggiore contagiosità non sembrano esserci più dubbi. La seconda variabile da tenere in considerazione è che l'anno scorso eravamo reduci da oltre due mesi di un lockdown rigidissimo e rispettato pressoché da tutti. Va detto infine che la prima ondata non colpì tutte le Regioni allo stesso modo: grazie alle draconiane misure di contenimento messe in campo dal governo Conte, le regioni del centro-sud furono in parte risparmiate dall'epidemia.

Basti pensare che alla data del 14 maggio, gli "attualmente positivi" in Lombardia erano oltre sette volte quelli del Lazio e oltre 16 quelli della Sicilia. Inutile dire che rispetto a 12 mesi fa abbiamo anche un'arma in più: quella dei vaccini. Nel momento in cui scriviamo, il 13.6% della popolazione ha già completato il ciclo vaccinale, mentre il 16.5% è in attesa di seconda dose. In totale dunque il 30,1% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino.

Prima ondata vs terza ondata: qual era la situazione un anno fa

Come eravamo messi dunque lo scorso anno? Analizzando i dati, è evidente che il numero dei nuovi casi era sensibilmente più basso di quello di oggi, ma con un numero di test molto inferiore. Un esempio: il 14 maggio scorso i contagi registrati erano stati appena 888, di cui quasi il 45% in Lombardia, su 61.973 tamponi molecolari. Ieri i nuovi casi sono stati 8.085 su 287mila test (antigenici e molecolari). Non troppo dissimile invece il dato delle vittime. Un anno fa i decessi erano stati 195, ieri 201.

E veniamo alla situazione negli ospedali. Lo scorso anno il numero dei pazienti in terapia intensiva era molto più basso di quello che vediamo in questi giorni: alla data del 13 maggio erano occupati 893 posti letto nei reparti di area critica, oggi sono 1.893. Discorso diverso per i ricoverati con sintomi il cui numero è molto simile: 12.172 gli ospedalizzati di 12 mesi fa contro i 13.608 di oggi. In generale, guardando ai grafici (in basso) si può notare come la curva dei ricoverati in area non critica stia seguendo lo stesso andamento, mentre la discesa delle terapie intensive è più lenta oggi rispetto alla prima ondata. 

Ma nelle prossime due-tre settimane l'effetto delle vaccinazioni potrebbe ribaltare il quadro. Con il 70% di over 60 immunizzati con almeno una dose è infatti ragionevole aspettarsi un calo anche delle persone gravemente malate di Covid. E in questo senso i dati degli ultimi due giorni promettono bene. 

Le misure di contenimento e le riaperture: due periodi a confronto

Vero è poi che benché reduci da un lungo lockdown, anche lo scorso anno quello di maggio fu il mese del ritorno alla (quasi) normalità. In particolare con il Dpcm entrato in vigore il 18 maggio il governo Conte aveva dato il via libera alla riapertura non solo dei negozi al dettaglio, ma anche di ristoranti e bar, sia all'aperto che al chiuso. Solo con un successivo decreto erano invece stati riaperte sale giochi, cinema, teatri e centri culturali a partire dal 15 giugno. Il piano del governo Draghi prevede invece la riapertura dei ristoranti al chiuso solo dal 1° giugno (ma se la situazione epidemiologica dovesse migliorare la data potrebbe essere anticipata), mentre il via libera per cinema e teatri, così come dei ristoranti all'aperto (in zona gialla) è arrivato già con il decreto legge del 22 aprile. Infine non bisogna dimenticare che 12 mesi fa non erano in vigore misure oggi al centro delle polemiche come il coprifuoco e l'obbligo della mascherina all'aperto (anche se alcune Regioni avevano emanato ordinanze più restrittive), precauzioni che però secondo molti esperti contribuiscono a mitigare la curva epidemiologica. Insomma, alla luce dei numeri di oggi il "rischio ragionato" di Draghi appare più ragionevole di quanto potesse sembrare un paio di settimane fa. 

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