Coronavirus, gli appelli dei malati di cancro: "State a casa, fatelo anche per noi"

Sui social (e non solo) la testimonianza di quattro pazienti oncologici. "Per noi ora è tutto più difficile", dice Marta in terapia al Policlinico Gemelli di Roma. "Non posso lottare solo io, ma dobbiamo farlo tutti"

L'ospedale di Codogno, ANSA

Loro sono quelli con le "patologie pregresse". Sono loro che ufficialmente muoiono non "per il coronavirus", ma "con il coronavirus" e che però, se possibile, preferirebbero non morire e basta. Sono malati di cancro, di diabete, di ipertensione. Alcuni di loro lottano per vivere, altri sono meno gravi, ma ben coscienti che anche per loro l'infezione può essere potenzialmente fatale. Per questo tanti malati hanno deciso di uscire allo scoperto e confessare le proprie paure, sperando che serva a qualcosa. A chi li ascolta chiedono solo una sola cosa: state a casa, non metteteci in pericolo.

"Essere malati di cancro a tempo del virus COVid-19 è più difficile di sempre" scrive sul suo blog Andrea Spinelli, un tumore al pancreas diagnosticato nel 2013 e un ciclo di chemio ancora da portare a termine.

"Vedete la mascherina che ho sul volto? L’ho avuta grazie alle infermiere qui al reparto di oncologia, normalmente non la uso perché cammino dove non c’è nessuno, e quelle che avevo non sono più efficaci, durante la terapia adesso è un giusto obbligo. È da venerdì che ne cerco alcune per questi cicli di terapia che ho la possibilità di fare e ho girato 5 (cinque!) farmacie e nulla, non le ho trovate. Pensateci se vi siete fatti un selfie con una di queste sulla faccia, solo per il gusto di farlo".

"Purtroppo durante le terapie che seguiamo in quanto malati oncologici, le difese immunitarie si abbassano quindi siamo soggetti a maggiori pericoli" spiega il blogger. "Ricordo come se fosse ieri gli ‘scappellotti’ del mio oncologo per il mio modo di vestire quando ero in terapia nel 2014 e 2015, mai un foulard, una sciarpa, un berretto d’inverno e d’estate arrivavo in reparto come se andassi al mare, mi ha giustamente sempre rimproverato, facendomi capire che sarebbe bastata un’influenza per peggiorare la mia già grave situazione".

Lo sfogo di Marta: "Ho paura che tutti i miei sacrifici vadano in fumo"

Toccante anche l’appello di Marta, paziente oncologica del Policlinico Gemelli di Roma. "Avrei tanto voluto restare a casa oggi invece la diciannovesima chemio mi aspetta" scrive su facebook. "Vorrei tanto che questo post venisse letto da tutte quelle persone incoscienti che se ne vanno scorrazzando per l'Italia, annoiate di restare nelle loro abitazioni, magari sul divano a vedere la tv accoccolati con i figli".

Marta racconta di aver "timore anche di guardare le persone negli occhi per paura che possano parlarmi. Ho paura di essere contagiata e che tutti i miei sacrifici fatti da un anno a questa parte vadano in fumo".

"Io voglio vivere! Quello che mi spaventa è che a differenza del tumore in cui dovevo confidare nella volontà del Signore, la medicina e la mia forza, ora per sopravvivere devo sperare che milioni di persone non siano egoiste e superficiali. È una paura diversa, perché qui non posso lottare solo io, ma lo dobbiamo fare tutti! Per noi pazienti oncologici è tutto più difficile ora - si legge ancora nel post -, non c'è un solo bastardo a spaventarci ma ben 2!".

"Usate il cervello, siamo già abbastanza malati"

"Vengo da un anno durissimo", confessa su Twitter Michele, giornalista di 32 anni. "Il più duro. Il tumore, le chemio, il divieto di frequentare luoghi chiusi. Zero viaggi. Zero vita sociale. Mascherine. Ho rimesso la testa fuori da un mese. Ora una crisi senza precedenti. Ho il diritto di essere furioso. Ma passerà. #iorestoacasa".

appello 2-2-2

Gli appelli alla responsabilità si moltiplicano. "Ho 31 anni" scrive Elena. "Ho un tumore e sto facendo la radioterapia.Ho le difese immunitarie sotto il livello minimo e sono costretta a uscire tutti i giorni per fare la terapia. Io non posso stare in casa, ma voi sì quindi usate il cervello. Sono già abbastanza malata così". L'invito è sempre lo stesso: state a casa, siate responsabili. Se non volete farlo per voi, fatelo almeno per loro. 

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